Economia & Impresa sociale 

La colazione è più buona se è anche inclusiva

La cooperativa Frolla è nata con l'obiettivo di fornire un percorso di inserimento lavorativo a persone disabili. Oggi ha 18 dipendenti - tra poco 20 -, un fornitissimo e frequentatissimo shop online, un bar, un foodtruck, il Frollabus, e tanti progetti per il futuro. A febbraio 2023 partirà anche un master, per giovani che abbiano voglia di dedicarsi all'impresa sociale

di Veronica Rossi

“Siamo tutti responsabili di una società migliore”. È questo il pensiero che guida Jacopo Corona, fondatore, insieme a Gianluca De Lorenzo, di Frolla, realtà nata nel 2018 ad Osimo, in provincia di Ancona, come progetto d’impresa e diventata, in meno di un anno, cooperativa sociale. I due amici – uno pasticcere e l’altro operatore sociale – hanno deciso di dedicare il proprio impegno a un obiettivo ben chiaro: fornire a soggetti socialmente svantaggiati un percorso di inserimento lavorativo. Dopo l’incontro con Silvia Spegne, madre di un ragazzo disabile, che si è unita al team, l’idea: realizzare un prodotto semplice, dei biscotti, creando posti di lavoro per persone con difficoltà di diverso tipo. La cooperativa è in continua crescita e un sta collezionando successi; nel 2021 ha anche vinto il Premio cittadino europeo, contest pensato per ricompensare il senso civico a livello comunitario.

“Dal 2018 a oggi siamo riusciti ad arrivare ad avere 18 dipendenti, a cui se ne aggiungeranno due entro la fine dell’anno”, racconta Corona. “Finora c’è stata una sola persona per cui l’inserimento non è andato a buon fine”. Anche se Frolla non ha una linea di produzione stabile, i suoi dipendenti arrivano a confezionare circa 150 sacchetti di biscotti al giorno, con un fatturato ogni anno maggiore. L’impresa, con la pandemia, si è affacciata con successo al mercato delle vendite online, attraverso il portale della cooperativa, da cui acquistano regolarmente diversi prodotti i molti follower del progetto. “La nostra caratteristica di base è che abbiamo deciso di metterci nei panni delle persone che lavorano per noi, senza categorizzare ma cercando di essere il più aperti possibile a tutte le esigenze”, continua il fondatore. “Uno dei dipendenti, per esempio, è Mirco, che oggi è anche socio della cooperativa. Era uno chef, ma ha avuto un brutto incidente a 28 anni, che l’ha lasciato in carrozzina e con una disabilità motoria anche agli arti superiori; per lui, quindi, abbiamo utilizzato una stampante alimentare in 3d per preparare i biscotti. Intanto, si è laureato in Economia e commercio e oggi è il contabile di Frolla”.

Oltre al biscottificio, c’è il “DiversamenteBar”, un locale per famiglie e bambini, dove gustare una buona colazione coi prodotti realizzati dalla cooperativa, ma anche un luogo dove conoscersi e fare comunità. “Avevamo in programma di aprire un secondo punto vendita”, dice Corona. “Dopo la pandemia abbiamo pensato di non farlo in una sede fissa, ma in una sede mobile, che ora è un vero e proprio food truck per le colazioni, il nostro Frollabus”. Questo bar itinerante lavora molto con le aziende, ma anche con i turisti sul lungomare, in estate. E la prossima bella stagione porterà delle novità a chi sceglierà i prodotti della cooperativa per il primo pasto della giornata: nei primi mesi del 2023 dovrebbe iniziare anche un’attività di cioccolateria, con macchinari nuovi di zecca e un ampliamento dello stabilimento.

Ma i fondatori di Frolla hanno dato avvio a un’iniziativa forse ancora più ambiziosa: Frollaup, Master in Impresa sociale e Non profit per ragazzi dai 20 ai 35 anni dedicato all’imprenditorialità a vocazione sociale, che inizierà a febbraio 2023 e si svolgerà in presenza durante i weekend nella sede di Ancona della cooperativa. “Si tratta di un progetto di due anni, completamente gratuito per i partecipanti”, spiega il fondatore, “che avrà un risvolto molto pratico: la seconda parte sarà dedicata allo sviluppo di un’idea di impresa che abbia un impatto positivo dal punto di vista sociale”. In Italia, infatti – secondo Corona – le aziende dovrebbero aprirsi di più, aumentando la conoscenza della questione della disabilità sul posto di lavoro, troppo spesso ridotta all’assunzione di personale nelle quote previste dalla legge, che molti cercano di bypassare con degli escamotage. “C’è bisogno di più informazione”, conclude. “Noi siamo riusciti a essere competitivi assumendo persone con difficoltà; certo, se guardi la disabilità in termini di inefficienza, ti sembra qualcosa di negativo per un’impresa, se la guardi in termini di valore aggiunto, ecco che invece tutto cambia”.


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