Terzo settore

La doppia beffa del 5 per mille 2022

Con il 5 per mille 2022 gli italiani hanno destinato più di 529,3 milioni di euro ad enti impegnati in attività di interesse comune: 4,3 milioni sopra il tetto. Sono risorse che lo Stato non “girerà” agli enti scelti dagli italiani. La beffa qual è? Si sommano ad altri 15 milioni di euro destinati ad enti esclusi, che restanto anch'essi allo Stato. L’intervista ad Alessandro Lombardi, che al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali si occupa di Terzo settore

di Sara De Carli

Gli italiani con il 5 per mille 2022 hanno destinato più di 529,3 milioni di euro: sono 4,3 milioni di euro oltre il tetto, che lo Stato non “girerà” agli enti scelti dai contribuenti. «La somma complessiva degli importi risultanti dalle elaborazioni effettuate per l’anno finanziario 2022 ammonta a euro 529.302.658,01. La differenza fra l’importo erogabile e quello disponibile è pari a euro 4.302.658,01», ammette Alessandro Lombardi, direttore generale della Direzione generale del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il tetto dei 525 milioni quindi, pur innalzato a questa cifra giusto da due anni, su pressione del Terzo settore, è stato già sfondato. Unica eccezione è stata registrata nel 2021, sulle dichiarazioni dei redditi del 2020. Il superamento del tetto si verifica ininterrottamente dal 2016 e questo – lo ricordiamo – dal 2017 al 2020 è già costato al Terzo settore 48 milioni di euro di mancati trasferimenti.

La somma complessiva degli importi per l’anno finanziario 2022 ammonta a euro 529.302.658,01. La differenza fra l’importo erogabile e quello disponibile è pari a euro 4.302.658,01

— Alessandro Lombardi

La beffa aggiuntiva è che gli enti di Terzo settore oltre a questi 4,3 milioni di euro che pure gli italiani avevano loro destinato, non incasserà nemmeno i 15 milioni di euro destinati ad enti che sono stati poi esclusi dal beneficio del 5 per mille. La valanga degli enti esclusi infatti è la (triste) novità del 5 per mille 2022: gli enti esclusi sono balzati in un solo anno da 1.633 a 8.291, segno che qualcosa di “non fisiologico” è accaduto.

È l’effetto delle mancate iscrizioni al Runts: nel solo elenco degli Ets e Onlus, gestito dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali infatti – spiega Lombardi – «su 7.626 enti esclusi, circa 5mila (il 65%) sono stati esclusi dal 5 per mille perché seppur presenti nell’elenco permanente 2022 non si sono iscritti al Runts entro il 31 dicembre 2022». L’effetto collaterale è che ci sono così 400mila italiani che non vedranno destinato il loro contributo: altri 15 milioni di euro resteranno quindi nelle disponibilità dello Stato.

Su 7.626 enti esclusi, circa 5mila (il 65%) sono stati esclusi dal 5 per mille perché pur presenti nell’elenco permanente non si sono iscritti al Runts entro il 31 dicembre 2022

— Alessandro Lombardi

Da circa 1.600 dell’edizione 2021 a oltre 8mila del 2022, prevalentemente nell’elenco di Ets e Onlus. Quali sono le cause di questo aumento degli enti esclusi? In quanti casi – almeno nella porzione di elenco su cui il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è gestore – si tratta di esclusione per errore di forma e in quanti invece di mancanza dei requisiti richiesti dalla normativa vigente?

È cambiato il quadro normativo di riferimento: con l’avvio dell’operatività del Runts, avvenuta il 23 novembre 2021, il presupposto per l’accesso al 5 per mille è dato dall’iscrizione al Runts medesimo, salvo quanto previsto per le Ollus, le Odv e le Aps coinvolte nella trasmigrazione e già iscritte nell’elenco permanente. Nel decreto direttoriale n. 35 del 6 aprile 2023 (di approvazione degli elenchi) lo abbiamo evidenziato: l’art. 1 comma 4 dice che «l’elenco di cui al comma 3 (elenco esclusi) è comprensivo di tutti gli enti già accreditati negli esercizi finanziari precedenti presenti nell’elenco di cui all’articolo 8, comma 2, del D.P.C.M. del 23 luglio 2020, risultati non iscritti al Runts alla data del 31 dicembre 2022».

I 400mila contribuenti che avevano scelto enti finiti poi nell’elenco degli esclusi, hanno destinato una cifra molto importante: 15 milioni di euro. Che ne sarà di queste risorse?

Le risorse andranno in economia.

Non si sta pensando a qualcosa di diverso, che rispetti le volontà espresse dai cittadini? Per fare un paragone con la scuola, se in un compito in classe due studenti vanno male probabilmente è colpa loro, ma se vanno male in 20 forse c’è qualcosa che non va… A fronte di così tanti esclusi, sono previste azioni ad hoc?

Non è una scelta che spetta alla Direzione generale.

Considerando anche gli importi destinati ad enti esclusi, dagli elenchi pubblicati le cifre destinate dagli italiani con il 5 per mille arrivano giuste giuste a 525 milioni, ossia al massimo delle risorse previste a copertura del 5 per mille. Questo significa che in realtà gli italiani hanno destinato più risorse con le loro dichiarazioni dei redditi e che è stato fatto un ricalcolo per redistribuire gli importi secondo le firme degli italiani, ma stando dentro il tetto dei 525 milioni.  Quanto hanno destinato in realtà gli italiani nell’edizione 2022 del 5 per mille? Nei giorni scorsi è girato un articolo che parlava addirittura di 730 milioni di euro, una cifra che sarebbe assolutamente eclatante.

La somma complessiva degli importi risultanti dalle elaborazioni effettuate per l’anno finanziario 2022 ammonta a euro 529.302.658,01. La differenza fra l’importo erogabile e quello disponibile è pari a euro 4.302.658,01. La seguente tabella riporta gli importi totali corrispondenti alle scelte effettuate e gli importi totali rimodulati proporzionalmente, nel limite di spesa di 525 milioni di euro. La quota assegnata al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è pari al 64,48%.

tabella con gli importi totali del 5 per mille 2022 sulla base delle scelte
effettuate dai contribuenti e importi totali rimodulati
proporzionalmente per effetto del "tetto"
Fonte ministero del Lavoro e Politiche Sociali,
Direzione generale del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese

Dal punto di vista dei cittadini, ci pare di poter dire che 400mila firme “sprecate” sono un colpo alla credibilità dello strumento? Che fare?

Il cinque per mille è uno degli strumenti attraverso i quali si sostanzia concretamente la relazione di fiducia tra l’ente di Terzo settore e il cittadino (in questo caso il contribuente) e la fiducia è un patrimonio che non va disperso. Il cambiamento dello scenario normativo era noto da tempo, sin dal 2017 ed è partito concretamente con l’avvio del Runts a novembre 2021. Non si può certo affermare che gli enti si siano trovati spiazzati di fronte ad una novità preannunciata da così tanto tempo e rispetto alla quale era opportuno fare le relative scelte sull’entrare o non entrare nel Runts. Nella pesatura dei fattori alla base della scelta, andava tenuto conto anche dell’affidamento riposto dai cittadini, attraverso la scelta del 5 per mille e nel fatto che quel loro apporto era destinato ad un determinato ente, a sostegno delle attività di interesse generale dell’ente stesso. Nel momento in cui l’ente ha scelto, legittimamente, di non far parte del Terzo settore, ha – presumo – valutato anche che questa opzione avrebbe vanificato l’apporto del contribuente. Tale conseguenza evidentemente è stata considerata meno rilevante rispetto agli altri interessi coinvolti.  Ragioniamo quindi di effetti derivanti da scelte che vanno compiute anche nella consapevolezza della responsabilità dell’ente verso la platea dei propri stakeholders.            

Non si può certo dire che gli enti si siano trovati spiazzati di fronte ad una novità preannunciata da tempo. Nel momento in cui l’ente ha scelto di non far parte del Terzo settore, ha valutato anche che ciò avrebbe vanificato l’apporto del contribuente. Tale conseguenza è stata considerata meno rilevante rispetto agli altri interessi coinvolti.

— Alessandro Lombardi

Pochi giorni fa Eugenio Nunziata su lavoce.info, citando uno studio di Labsus, ha affermato che potrebbero entrare nel Runts meno del 38% delle realtà non profit censite dall’Istat e che in ogni caso difficilmente si supererà la metà di quelle che erano iscritte nei registri regionali. Sono dati verosimili? Sugli esclusi dal 5 per mille 2022 quanto pesa il tema della mancata iscrizione al Runts?

Sono dati da maneggiare con molta cautela: il Runts e il censimento Istat non sono tra loro sovrapponibili, in quanto prendono in considerazione categorie diverse. Non tutto il non profit fa parte del Terzo settore ed anzi va ricordato che i dati Istat ricomprendono entità che non potranno entrare nel Terzo settore: per esempio enti in controllo pubblico, sindacati, organizzazioni politiche, confessionali, ecc. Possiamo intanto far parlare i numeri, che ci dicono che nel Runts sono iscritti più di 110mila enti (e residua ancora il 5% circa delle Odv e delle Aps trasmigrate, il cui procedimento di verifica è in corso di completamento) e che più di 18mila sono i nuovi enti che sono iscritti al Runts. Mensilmente, abbiamo una media di 1.400 domande di iscrizione presentate, a conferma dell’attrattività del Runts. Nell’elenco degli Ets e Onlus, su 7.626 enti esclusi, circa 5mila (il 65%) sono stati esclusi dal 5 per mille perché seppur presenti nell’elenco permanente 2022 non si sono iscritti al Runts entro il 31 dicembre 2022.


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In queste settimane VITA, con la serie “il 5 per mille perduto”, sta raccogliendo le storie di alcuni enti esclusi, per capire le motivazioni e quanto questa esclusione sia un “effetto collaterale” ma previsto e ponderato della scelta di prendersi del tempo in più per valutare se diventare o meno ets. Le fondazioni però per esempio raccontano che la registrazione davanti al notaio del cambiamento di Statuto (che pure comporta la cancellazione dal registro delle fondazioni) non “faccia fede” come data per la domanda per l’iscrizione al Runts e di come qualcuno sia rimasto escluso solo per via dello scarto temporale intercorso tra la modifica dello Statuto e l’iscrizione effettiva al Runts. È un gap normativo che si sta pensando di risolvere? Ci sono altri “nodi” che sono venuti al pettine, magari rispetto a particolari categorie di soggetti, per cui si stanno pensando dei correttivi?

Abbiamo detto che il presupposto per l’accesso al cinque per mille è costituito dall’iscrizione al Runts, come stabilito dall’articolo 3, comma 2, del D. Lgs. n. 111 del 2017: a decorrere dall’anno successivo a quello di operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo settore (Runts), il contributo del 5 per mille è destinato agli Enti del Terzo Settore iscritti nel predetto Registro. Il  Runts è divenuto operativo a partire dal 23 novembre 2021,  pertanto – conformemente al citato dettato normativo – ai fini dell’accreditamento per l’accesso al riparto del contributo del 5 per mille 2022, era necessario ottenere l’iscrizione al Runts entro il 31 dicembre 2022. Per coloro che non erano già iscritti nell’elenco permanente, occorreva presentare istanza di accreditamento al 5 per mille entro il 10 aprile (l’11 aprile per l’anno 2022 in quanto il 10 aprile coincideva con un giorno festivo) o, successivamente, entro il 30 settembre versando un importo pari a 250 euro. Solo gli enti iscritti nel Runts ed inclusi nell’elenco permanente cui all’art. 8 del D.P.C.M. 23 luglio 2020 sono stati considerati accreditati al beneficio per l’anno 2022 senza necessità di alcun ulteriore adempimento. Sul sito del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in data 31 marzo 2022 è stato pubblicato un avviso che rammentava tutto ciò. Il ministero ha accompagnato il passaggio al nuovo regime con un’informazione costante, che potesse mettere tutti gli enti nella condizione migliore per compiere gli adempimenti connessi (si vedano anche gli avvisi pubblicati anche il 24.6.2022 e il 24.3.2023 rivolti alle Odv e alle Aps coinvolte nel processo di trasmigrazione). Non entro nel caso specifico, mi limito soltanto a ricordare che se sono un ente non iscritto al Runts, nell’attivarmi per la presentazione della domanda di iscrizione devo considerare che il notaio ha 20 giorni di tempo per depositare l’atto al Runts e l’ufficio del Runts ha a sua volta 60 giorni di tempo per concludere il procedimento. Non ravviso sinceramente nessun gap normativo da colmare.   

Le considerazioni contenute nella presente intervista sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione.

Foto di David McElwee, Pexels


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