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La felicità in pillole è il business del 2000

Altro che Viagra: il futuro degli stakanovisti del sesso si chiama apomorfina. Ma le sorprese chimiche non finiscono qui.

di Stefano Cagliano

Il Viagra sta facendo davvero miracoli. Sì, perché grazie alle promozioni dei mass media oltre a promuovere l?orgasmo di parecchi uomini, ha promosso quello del fatturato Pfizer, la casa farmaceutica produttrice, e l?erezione dell?interesse industriale per prodotti simili. Non solo. È tutto un gran parlare ormai, nelle riunioni industriali come nei salotti, dei farmaci che migliorano e miglioreranno la qualità della nostra vita. Per disturbi come stanchezza, performance sessuali o vuoti di memoria sembra iniziato il conto alla rovescia. Il supercocktail del desiderio Le difficoltà sessuali maschili, reali o presunte, sembrano aver eccitato l?attività industriale. Il dopo-Viagra è già cominciato con l?argomento che un rapporto sessuale felice non è solo questione di idraulica. Vero. Ed ecco infatti comparire l?apomorfina che ne fa invece una questione di desiderio. I primi risultati ottenuti da questo concorrente saranno presentati questo mese al congresso dell?Associazione Americana di Urologia, a San Diego, e l?industria produttrice – la giapponese Takeda Abbott Pharmaceuticals – prevede di commercializzare il prodotto nella prima metà del prossimo anno. L?apomorfina amplificherebbe l?effetto della stimolazione sessuale nel cervello da dove i segnali di eccitazione sono spediti verso il basso, per controllare i meccanismi nervosi responsabili dell?erezione. Se son rose fioriranno. Qualcuno è arrivato persino a ipotizzare un uso combinato di Viagra e apomorfina perché i due agirebbero su punti diversi del meccanismo che regola il comportamento sessuale. L?apomorfina aumenterebbe il desiderio, il Viagra, preparebbe l?arma. Anche se non è stato chiarito ancora come reagirebbe un uomo così pompato alla sola vista di una donna. Non vorremmo essere nei suoi panni, ma gli studi proseguono. Ma, efficaci o meno, il caso di questi farmaci è stato un altro esempio di come un farmaco non dovrebbe entrare sul mercato. Fiale dell?eterna giovinezza Mentre le persone fanno già la fila davanti alle farmacie, non sappiamo ancora in che misura le medicine funzionano, per chi funzionano e con quali rischi, a breve e lungo termine. Ma la nevrosi dei farmaci del benessere va ben oltre il Viagra o l?apomorfina, come abbiamo detto. Sono state dette meraviglie anche del selenio e della sua capacità di rallentare l?invecchiamento e di proteggerci dalle malattie circolatorie. Mentre non c?è nessuna prova convincente che il selenio in pillole faccia miracoli del genere, l?unico effetto accertato è che se si esagera si confondono i meccanismi del corpo che controllano la quantità di selenio in circolo. L?annuncio delle novità farmaceutiche di queste genere è sempre molto spettacolare. «Un medico italiano ha scoperto che la melatonina, un ormone naturale, può assicurare l?eterna giovinezza» diceva l?occhiello di un articolo sulla melatonina. E a chi faceva notare che per scoprire un nuovo farmaco occorrono 15 anni, lo studioso rispondeva «Verissimo. Le confesso, però, che personalmente non ho 15 anni da perdere e io, mia moglie, mia suocera, e tutti i miei amici prendiamo da anni la melatonina». L?unica cosa accertata, sostiene l?autorevole periodico Medical Letter, è che «la melatonina può essere utile nell?attenuare il jet-lag». Speranze inaudite, inoltre, continuano a esercitarle vitamine, tonici e integratori alimentari. Secondo l?American Medical Association è piuttosto difficile che una persona non affamata o indigente abbia una carenza di vitamine e tuttavia i complessi vitaminici fanno furore un po? dovunque. Con qualche rischio di dosi eccessive per la vitamina A, e con strane sorprese. Considerato che l?eccesso di vitamine B è eliminato con le urine, stiamo ipervitaminazzando anche i pesci dei fiumi. Inoltre, due indagini statunitensi hanno dimostrato che le persone che usavano il beta-carotene avevano un rischio aggiuntivo di cancro. Prozac e Tavor, è sempre record Anche per i farmaci del sistema nervoso continua il momento magico. Depressione, ansia e disturbi della memoria hanno i giorni contati, secondo la propaganda e la pubblicità. Il Prozac continua a trainare il fatturato della ditta farmaceutica Lilly, che ha raggiunto nel 1997 un fatturato di 617,6 milioni di dollari, con un incremento del 10 per cento rispetto all?anno scorso. Un successo dovuto in gran parte alla voglia pazza di Prozac che hanno gli statunitensi. In Italia, la parte del leone è svolta dagli antiansia e ipnotici come il Tavor, da anni in cima alla classifica delle vendite farmaceutiche. Un segno, forse, che molta gente più che cercare il benessere cerca di fuggire dalla sofferenza. Per quanto riguarda i farmaci della memoria si è fatto un gran parlare delle magiche virtù del Donezepil. Secondo quanto scriveva poche settimane fa un rotocalco «le pillole della memoria, farmaci capaci di migliorare le prestazioni intellettuali e la memoria stavolta sono a portata di mano. È la certezza che nasce dalle maggiori conoscenze acquisite grazie allo studio di una molecola, il Donezepil, che si è rivelata in grado di dare miglioramenti nell?80% dei casi di malati di Alzheimer, la malattia che distrugge più o meno lentamente il cervello». Una malattia responsabile due volte su tre della demenza che colpisce gli ultra65enni. Alla ricerca della memoria perduta Eppure non la pensano tutti allo stesso modo. Secondo il ?Drug and Therapeutics Bulletin? è vero che il farmaco ha migliorato le prestazioni intellettive di persone con forma lieve o moderata della malattia, ma «non le attività giornaliere, la qualità della vita né la demenza nel suo complesso». E per questo la rivista ha tratto delle conclusioni che suonano – almeno per ora – come una bocciatura per il Donezepil: «Sulla base dei dati disponibili oggi, non possiamo raccomandare l?uso del farmaco». Insomma, un Viagra per la nostra memoria è ancora da trovare. Molti osservatori sottolineano che questo ottimismo sui farmaci del benessere è teleguidato dalla promozione industriale. Da quella diretta, esplicita, e da quella indiretta svolta da giornalisti compiacenti su giornali e rotocalchi. E i dati danno loro ragione, secondo un rapporto della rivista Scrip, «la pubblicità diretta al consumatore sta diventando uno degli elementi di forza dell?industria farmaceutica». L?industria farmaceutica Usa ha speso nel 1997 un miliardo di dollari in pubblicità diretta, il 61% in più rispetto all?anno precedente, e secondo alcuni analisti la cifra potrebbe raggiungere quest?anno 1,8 miliardi di dollari. Per la promozione di prodotti farmaceutici tra i medici la cifra è stata ancor maggiore: ben 4 miliardi di dollari. ?


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