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La Russia in emergenza droga chiede aiuto a comunità siciliana

Due équipe di operatori di casa Rosetta partiranno per San PIetroburgo per tenere corsi di formazione ai sanitari locali

di Gabriella Meroni

Dalla Sicilia una ricetta per salvare milioni di vite a perdere. Il metodo messo a punto dagli operatori della Casa-famiglia Rosetta sarà esportato in Russia per curare i drogati dell’Est. Quattro milioni di tossicodipendenti e neppure una comunità terapeutica, 80 mila sieropositivi e migliaia di bambini sotto i dodici anni che “fumano” agli angoli delle strade. Nella Russia post-comunista la droga è entrata tra le macerie del muro di Berlino. Ma la cura e la prevenzione sono ancora in una fase iniziale, e nei reparti ospedalieri i sanitari sono impreparati di fronte al dilagare del fenomeno. Le comunità di recupero sarebbero l’unica speranza, ma bisogna imparare da chi ha già fatto esperienza. Come don Vincenzo Sorce, fondatore dell’associazione, che lavora da vent’anni per alleviare disagio sociale, tossicodipendenza e Aids. Così due équipe di specialisti sono già partite per San Pietroburgo e Samara, vicino a Mosca, per seguire la formazione di 100 operatori russi, bielorussi e moldavi. Gli psicologi, educatori e assistenti sociali siciliani esportano il programma terapeutico, la tecnica del colloquio, la terapia, il reinserimento sociale. I russi dovranno applicare la ricetta su alcuni dei 4 milioni di tossicodipendenti (settantamila solo a San Pietroburgo) esistenti in una popolazione di 150 milioni di abitanti. I rappresentanti del ministero della Salute forniscono altre cifre: il 10% della popolazione ha assunto droghe almeno una volta, con un’alta percentuale di donne (25%), di cui il 17% con figli.


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