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Marcia pace, obiettori all’Ulivo: «Non temete il dissenso»

«Non abbiate paura di confrontarvi, voi che ieri manifestavate e oggi votate sì alla guerra, con il popolo dei nonviolenti», scrive Massimo Paolicelli

di Gabriella Meroni

?Cari Leaders dell?Ulivo, venite pure alla marcia per la pace Perugia-Assisi, ma lasciate a casa la scorta ed uscite dai servizi d?ordine: per una volta immergetevi tra la gente ed ascoltate quello che ha da dirvi, non abbiate paura del dissenso?. Così inizia una lettera-appello che Massimo Paolicelli, presidente degli Obiettori nonviolenti, ha inviato ai leader dell?Ulivo pochi giorni prima della Marcia della pace. ?Uscite dalla vostra campana di vetro?, continua la lettera, ?non temete, è una marcia per la pace, molti di noi sono nonviolenti quindi aperti al dialogo con chiunque, figuriamoci se non siamo disposti a parlare con chi da giovane manifestava con mutandoni tricolori e scolapasta in testa contro le parate militari e le politiche del riarmo, anche se oggi vestito in doppiopetto vota per la guerra. Perché di guerra si tratta, anche se si cerca di rendere digeribile quell?operazione con parole diverse. Ma la questione non è il tabù sull?uso della forza, che il movimento della pace ha superato da molto tempo, ma chi e come sia legittimato ad usarla in attesa di un mondo maturo per la soluzione nonviolenta dei conflitti. In ogni disputa occorre un arbitro imparziale, perché se dovesse rispondere il diretto interessato sarebbe vendetta. Se il padre uccide l?assassino del figlio, nel nostro ordinamento democratico viene mandato in carcere. La storia dei conflitti in corso non la possiamo scrivere noi, come nessun altro. Nessuno può dire chi ha iniziato, specialmente se parte in causa. Riflettiamo invece sulle nostre responsabilità di paesi cosiddetti democratici, che abbiamo creato un sistema dove l?80% delle risorse viene consumato dal 20% della popolazione mondiale ed al restante 80% rimane il 20% delle risorse. Dove abbiamo fatto ogni sgambetto alla democrazia per mantenere questo stato delle cose, usando di volta in volta due pesi e due misure. Che credibilità abbiamo allora come paladini della democrazia. E? noto anche ai sassi che quando faceva comodo agli Stati Uniti i Talebani sono stati creati dai servizi segreti Pakistani: allora che credibilità si ha? Come si può chiedere all?avversario di essere ?democratico?. La guerra è la risposta più facile, popolare e redditizia per la lobby industriale-militare, da sempre grande sponsor delle campagne elettorali americane e non solo. Ma siamo sicuri che porti a risultati tangibili? Siamo sicuri di riuscire a militarizzare il mondo contro i possibili attentati di questa lunga guerra? La strada più difficile da percorrere, ma con possibili risultati è quella di portare da un lato giustizia in alcune parti del mondo dimenticate dalle nazioni ?democratiche?, fonte di disperazione nera ed humus per terroristi senza scrupoli, dall?altra di isolare economicamente i santuari del terrorismo, ma si sa questo potrebbe creare problemi a qualche impero economico senza scrupoli che pensa solo al profitto e non a quello che c?è dietro, fosse terrorismo, traffico di droga o armi. Marciamo insieme, parliamo pure, ma soprattutto facciamo camminare le buone idee oltre che i nostri piedi?.


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