Attivismo civico & Terzo settore

Meglio un uovo fritto o la tagliata di tonno?

di Paolo Massobrio

In autunno escono le guide, quelle dedicate ai vini e quelle che parlano dei ristoranti. Non so quanta presa abbiano in altri Paesi, ma certamente in Italia, dove il mangiar fuori ha una forte presa, la cosa non passa mai inosservata.
Ci sono le guide che danno i voti (le più coraggiose) e quelle che non li danno. Le prime devono rendere conto della propria etica e del criterio di giudizio, le altre sono più blande. Poi ovviamente chi non dà i voti dice che è meglio di chi li dà, ma non può essere vero. Noi facciamo due tipi di guide: una che dà i voti, la GuidaCriticaGolosa, e l’altra che non ne dà, Il Golosario, dove la credibilità sta nella firma dell’autore. Ma nelle guide dove si danno voti rimane una pecca: il ristorante per cui vale la pena fare una sosta anche solo per un piatto. Ora, difficilmente finirà sulle guide la trattoria-ristorante La Torre di Felizzano, facile da raggiungere dal casello di Felizzano-Quattordio sull’autostrada A21. Eppure qui la signora fa degli agnolotti quadrati di media-piccola grandezza che sono la fine del mondo. Li condisce con un ragù di carne e valgono il viaggio. L’agnolotto è un piatto complicato: la farcitura prevede tre carni, verdure, spezie e quant’altro; le trattorie di paese hanno ancora il sapore delle specialità uniche e il pensiero va al film Ratatouille dove il terribile critico si commuove quando gli servono un piatto semplice che gli ricorda i sapori della sua infanzia. Che dire? L’oste di oggi, tutto proteso al design del locale e ai piatti più in voga (la tagliata di tonno, ad esempio), dovrebbe essere anche un po’ psicologo. E sapere che rasentano la commozione le caldarroste servite come dessert o un pugno di pappa al pomodoro come antipasto. E che dire della verza saltata in padella con un soffritto di acciughe, aglio e olio o delle verdure di stagione (cardi, topinambour, rape) bollenti e passate in padella nel medesimo modo? Anche un uovo fritto con succulenti afrori evoca il calore della famiglia e di questa stagione. Ma chi te lo serve più? Eppure è di questa semplicità che a volte abbiamo bisogno.


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