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Noi, neri di romagna. Il gospel vive a Forl

InterCity, un coro con la vocazione della multiculturalità offre serate benefiche

di Redazione

Nel 1619 a Jamestown, Virginia, una nave olandese sbarcò venti africani per venderli a qualche signorotto. Non era solo l?inizio della tratta degli schiavi, ma il seme del più originale contributo che il Nord America abbia mai dato alla musica: il genere spiritual, nel nostro secolo evoluto nel più ritmato e ottimista gospel. Una variante sull?abbandono intimista degli esordi. Il gospel fa esplodere le emozioni e riporta la musica afroamericana all?autentica radice: la comunicazione. Gli schiavi non potevano parlarsi, l?unico modo per raccontare la sofferenza era prendere la Bibbia e cantarla: Mosé che porta il suo popolo fuori dall?Egitto prefigurava la libertà, come il tema del dolce carro, del fiume profondo nella terra promessa, della festa finale nel giorno del giudizio. Temi e atmosfere che rivivono nei concerti e nel terzo cd dell?InterCity Gospel Train Orchestra (Aint?t Got Time to Die, Non ho tempo per morire), un coro di Forlì fra i tanti in Italia che in chiese e teatri propongono questa musica. Ma loro vantano una peculiarità: vanno a caccia di immigrati per farli cantare e imparare da loro quell?energia, quel modo di muoversi e battere le mani che i bianchi non avranno mai. Il coro oggi conta 80 componenti e quattro musicisti, tutti non professionisti. Si autoproduce e da quando è nato, nel ?94, si esibisce in tutta Italia anche per iniziative solidali. Ha cantato per l?Avis, per la campagna contro le mine, per le missioni in Africa, e progetta da tempo un concerto in favore di Amani, l?associazione di padre Kizito per il Sud Sudan. La prossima data sarà il 30 giugno in provincia di Bologna. Fondatore e direttore è Marco Calcinelli, 35 anni, ex educatore e oggi arrangiatore, insegnante di canto e baritono a tempo pieno. La passione per il gospel lo colpì 10 anni fa, quando da noi il genere era sconosciuto. «Durante un viaggio a Parigi», racconta Calcinelli, «capitai a un concerto della comunità cattolica zairese. Mi colpì la disposizione del pubblico: bianchi da una parte, neri dall?altra. Dopo mezz?ora ero fra i neri, a ballavare e battere le mani. Tornato in Italia pensai per mesi che volevo cantare in un coro dove ci fossero persone di colore. Perché hanno un modo di muoversi, di cantare… uno stile che noi ci sogniamo». Così iniziò la sua ?caccia all?immigrato?. «Li inseguivo», sorride Marco, «invitandoli a cantare col mio sestetto vocale. Alla fine ce l?ho fatta a raccogliere nel coro parecchi senegalesi, nigeriani e ivoriani». Oggi l?InterCity Gospel Train Orchestra è una piccola comunità, «l?integrazione non la nominiamo», precisa il direttore, «è spontanea. Abbiamo qualche clandestino, c?è chi ha problemi con la legge e poiché nel coro ci sono anche avvocati, finisce che ci si dà una mano. Siamo diventati un punto di riferimento per le associazioni locali che si occupano di immigrazione». «Da noi non esistono spartiti», prosegue Calcinelli, «nulla si frappone fra noi e il pubblico. Alle prove io canto le parti e loro le imparano a memoria, e vi assicuro che questo, a lungo andare, diventa un collante. È energia vera, e si sente». Il nuovo cd contiene classici spiritual come Deep River, Wade in the Water e Gerico, con la partecipazione di LaVerne Jackson, raffinata soprano gospel americana, e di Pippo Guarnera, mago dell?hammond. Info: 0543.29129, ictrain@tin.it


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