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Non si fermano i massacri in Algeria

Da 7 i giorni infuriano gli scontri con le forze dell'ordine nella Kabilia. Secondo fonti mediche le vittime sono almeno 84, 400 i feriti

di Gabriella Meroni

Ancora scontri e ancora vittime in Kabilia, dove da una settimana è in corso una vera e propria rivolta dei berberi contro le forze dell’ordine. Sarebbe di almeno 84 morti e 400 feriti il bilancio degli scontri, ma i dati, diffusi dalla stampa locale, contrastano con il bilancio ufficiale fornito stamattina dal ministro dell’Interno, che parla di 32 morti in 12 giorni di disordini. Secondo fonti mediche citate dall’autorevole quotidiano “Al-Watan”, sono 61 i morti nel capoluogo regionale Tizi-Ouzou, 18 a Beyaya e almento cinque, tra cui un bambino di 11 anni, a Buira. Due dimostranti sono stati uccisi domenica in due villaggi vicino alla capitale Bejaia, sulla costa del Mediterraneo a est di Algeri. Sabato a Tizi Ouzou, la città più importante della regione, 90 chilometri a est della capitale, erano state uccise quattro persone e 130 erano rimaste ferite. A fermare le dimostrazioni non è servito l’arrivo in Kabilia del ministro dell’interno algerino Hazid Zerhuni.   Le violenze in Kabilia, regione abitata per la maggior parte da berberi, erano cominciate lo scorso fine settimana dopo che un agente aveva ucciso un giovane di 18 anni arrestato poco prima. Secondo la versione ufficiale, lo studente Guermah Messinissa era rimasto ucciso da un colpo partito per caso dall’arma di un agente del commissariato dove il ragazzo era stato portato per un presunto furto. Ma la sua famiglia non accetta questa versione e chiede una inchiesta approfondita sullo svolgimento dei fatti e il processo dell’agente.


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