Welfare & Lavoro

PD: profughi, il governo faccia accordi diretti col Terzo settore

Il partito democratico propone che l’accoglienza ai profughi ucraini anche attraverso accordi nazionali diretti con le reti associative nazionali. "Le pubbliche amministrazioni da sole non ce la possono fare. Ci batteremo in questi giorni perché la proposta si trasformi in realtà", promette il deputato e responsabile Terzo settore Stefano Lepri. Il Forum del Terzo settore: "Ipotesi di buon senso, noi siamo pronti"

di Redazione

"Ho dati che testimoniano la velocità dell'arrivo" di profughi ucraini in Italia, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri in occasione del question time alla Camera dei Deputati. "L'8 marzo erano 21.045, oggi sono 23.872. Principalmente la frontiera verso cui passano è quella italo-slovena. Per il 90% si tratta di donne e bambini: ieri erano 10.500 donne, oggi 12 mila, gli uomini erano 2mila ieri, oggi 2.200, i bambini 8.500 ieri e oggi 9.700. Il flusso è certamente destinato ad aumentare, perché siamo di fronte a una crisi umanitaria senza precedenti".

Un esodo che chiama in causa e metterà nei prossimi giorni sotto pressione l'intero sistema di accoglienza italiano. Per l'emergenza Ucraina Ii Viminale, al momento, ha predisposto un piano di accoglienza per 16mila posti nelle strutture destinate ai migranti, 13mila nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e 3.000 nella rete Sai.

In via ordinaria il Sai (il Sistema di Accoglienza e e Integrazione) ha una disponibilità di 35.467 posti gestiti da 721 enti locali. Spetta al Sai assicurare o servizi di secondo livello che sono riservati ai titolari di protezione e che hanno anche funzioni di integrazione e orientamento lavorativo. A differenza della prima accoglienza, gestita a livello centrale, il Sai è coordinato dal Servizio centrale, la cui gestione è assegnata dal ministero dell’interno all’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) con il supporto operativo della fondazione Cittalia. Le titolarità dei progetti è assegnata agli enti locali che volontariamente attivano e realizzano progetti di accoglienza e integrazione, oggi appunto 721 su una platea di quasi 8mila comuni italiani.

"Due milioni di persone hanno già lasciato l'Ucraina e una buona parte arriveranno in Italia. Siamo di fronte a un'emergenza umanitaria drammatica, che va gestita con il massimo di efficienza, tempestività e capillarità, ben conoscendo la generosità del popolo italiano. Risulta allo scopo decisivo il lavoro che sta svolgendo il Dipartimento di Protezione Civile in coordinamento con le Regioni, il ministero dell'Interno, i Comuni e le reti locali di solidarietà. Tuttavia il possibile arrivo in Italia di decine di migliaia di persone in pochi giorni suggerisce di considerare anche -in aggiunta e a complemento dei modelli tradizionali – la stipula di convenzioni direttamente con le reti associative nazionali del Terzo settore, che possono contare su diffuse e preziose articolazioni territoriali in tutto il Paese. Le amministrazioni pubbliche da sole non ce la possono fare". Così Stefano Lepri, responsabile per il Terzo settore. "Si tratta -prosegue Lepri- delle più importanti organizzazioni nazionali, riconosciute dal Ministero del Lavoro o che fanno parte del Consiglio nazionale del Terzo settore e che vantano solida reputazione ed affidabilità. Le attività di accoglienza verrebbero inserite in ogni caso – subito o in tempi successivi – entro le fondamentali reti locali coordinate dai Comuni".

Un'ipotesi che il Forum nazionale del Terzo settore condivide. "Ci sembra una buona soluzione anche realistica rispetto alla situazione data. Il Terzo settore già c'è e già sta facendo ", chiosa la portavoce Vanessa Pallucchi.


Roma, 4 marzo, 2022: Primi profughi ucraini vengono accolti in una struttura ricettiva a Roma. Foto di © Paolo Caprioli/Sintesi


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