Attivismo civico & Terzo settore

Pensione di invalidità: la raccolta firme Anmic

Anmic promuove una legge di iniziativa popolare contro le disparità di trattamento fra pensionati

di Redazione

Può un disabile vivere con soli 8 euro al giorno? Sembra assurdo, ma è questa ancora oggi la paradossale condizione degli invalidi civili totali (riconosciuti con il 100% e con meno di 60 anni) e quella di tutti gli invalidi civili parziali (dal 74 al 99%), per lo più inabili al lavoro eppure costretti a sopravvivere soltanto con 246,73 euro al mese. Nonostante le promesse di riforma e incremento degli assegni, la maggior parte degli invalidi risulta tuttora esclusa dagli aumenti per le pensioni più basse previste a favore delle categorie disagiate e fissate invece a 580 euro al mese. In tal modo il legislatore ha creato una ingiusta disparità di trattamento fra pensionati, penalizzando peraltro la fascia di cittadini con handicap, più disagiata.

Proprio allo scopo di mettere fine a tali inaccettabili ingiustizie la Anmic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) – associazione che dal 1956 tutela e rappresenta per legge questa categoria di cittadini – ha promosso una legge di iniziativa popolare che mira a superare la discriminazione in atto, equiparando cioè le pensioni degli invalidi civili alle cosiddette pensioni minime, del resto già considerate ?minimo vitale? per assicurare una vita dignitosa.

«Per raggiungere questo importante obiettivo di equità sociale – spiega il presidente nazionale Anmic Giovanni Pagano – la nostra associazione avvierà una raccolta firme su scala nazionale presso tutte le sue 103 sedi provinciali presenti sul territorio. In questo momento di stallo dell?iniziativa di governo in attesa del risultato elettorale, in cui registriamo un preoccupante calo di attenzione sui temi del welfare e della disabilità, Anmic chiama a raccolta, insieme agli invalidi e ai loro familiari, tutti gli italiani. Grazie alla capacità di mobilitazione e al senso di responsabilità della società civile speriamo di poter restituire visibilità e giustizia a questa fascia di cittadini oggi dimenticata».


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