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Quegli otto comuni che rimarranno senza sindaco

«Ci sono più di 200 laureati, avvocati, ingegneri, medici, c’è di tutto. Ma non si fanno avanti, c’è contrarietà a impegnarsi nel comune. C’è rassegnazione», dice il sindaco uscente di San Luca (Rc) che, insieme ad altri sette comuni, resta a candidature zero per le amministrative di giugno 2024

di Gabriella Debora Giorgione

sono 3.700 i comuni chiamati al voto. A rinnovare sindaco e consiglio comunale sei capoluoghi di regione (Bari, Cagliari, Campobasso, Firenze, Perugia, Potenza) e 23 capoluoghi di provincia (Ascoli Piceno, Avellino, Bergamo, Biella, Caltanissetta, Cesena, Cremona, Ferrara, Forlì, Lecce, Livorno, Modena, Pavia, Pesaro, Pescara, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Sassari, Urbino, Verbania, Vercelli e Vibo Valentia). I Comuni al voto sotto i 15mila abitanti saranno invece 3.480.
Ma nell’ultimo elenco diffuso il 5 giugno dal ministero dell’interno non sono presenti otto Comuni, dove non si voterà per mancanza di candidati e saranno quindi amministrati da un commissario prefettizio. Si tratta di Melissa (Kr), Saliceto (Cn), San Lorenzo (Rc), San Luca (Rc), San Daniele Po (Cr), Cafasse (To) e San Prospero (Md).

Melissa, la paura dell’antimafia

Nel piccolo comune del crotonese, 3.229 abitanti, la paralisi delle candidature arriva dal timore del possibile scioglimento per infiltrazioni mafiose che potrebbe arrivare qualche giorno dopo l’insediamento della nuova amministrazione comunale.
Sabato 11 maggio scorso, dunque, sia il sindaco uscente, Raffaele Falbo, che il suo sfidante, Edoardo Rosati, hanno preferito non depositare le candidature. L’attività della commissione di accesso si è infatti conclusa alla vigilia della presentazione delle liste e serviranno almeno tre mesi per conoscere l’esito del procedimento.
A novembre 2023, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva disposto l’accesso antimafia nel Comune di Melissa su proposta del prefetto di Crotone, Franca Ferraro, a causa del rinvio a giudizio del sindaco, Raffaele Falbo, accusato di concussione aggravata per avere favorito la cosca dominante di ‘ndrangheta a Cirò, quella dei Farao-Marincola. L’accusa contestata a Falbo segue alla denuncia di Pietro Passeri, imprenditore umbro titolare della società “Gost”, con sede ad Assisi, che gestiva a Melissa la manutenzione del depuratore comunale. «L’Amministrazione comunale – ha scritto il sindaco Falbo in un post sul profilo Facebook del Comune – ha assicurato la più ampia, celere e completa collaborazione all’attività della Commissione d’accesso».

Saliceto, a braccia allargate

Anche a Saliceto, piccolo comune di 1.100 abitanti circa al confine fra l’entroterra cebano, l’alta Langa e il confine con l’entroterra di Savona, non è stata depositata alcuna candidatura a primo cittadino. Qui il primo cittadino uscente, Luciano Grignolo, rimasto con una maggioranza ristretta ha gettato la spugna, mentre il capogruppo della minoranza, Maurizio Iovinelli, si è arreso vista l’indisponibilità generale. 

San Luca, la rassegnazione

«Lascio a malincuore ma non ho più la forza. Sono stati cinque anni tremendi per me. Cinque anni pesanti in tutti i sensi. Certe istituzioni non mi hanno dato l’aiuto che dovevo avere. Certe criticità vanno aiutate non massacrate. In questi anni mi sono sentito molto solo, abbandonato. Non da tutti. La Regione mi ha sostenuto. E così anche il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani (oggi a Palermo, ndr) che è stato la mia bussola. Ho sperato fino all’ultimo che qualche giovane raccogliesse il testimone, ma nessuno se l’è sentita. Mi aspettavo che un gruppo di giovani si unisse per fare una nuova amministrazione. A San Luca ci sono più di 200 laureati, avvocati, ingegneri, medici, c’è di tutto. Ma non si fanno avanti, c’è contrarietà a impegnarsi nel comune. C’è rassegnazione»: così Bruno Bartolo, sindaco di San Luca dal 2019, quando ottenne 1.263 voti contro i 137 di Klaus Davi, il massmediologo che aveva lavorato senza sosta e paura per riportare le elezioni nel piccolo comune di 3.756 abitanti della provincia di Reggio Calabria dopo 11 anni dall’ultima elezione di un sindaco.


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San Lorenzo, dopo il terremoto il nulla

La cittadina ionica in provincia di Reggio Calabria, 2.200 abitanti, è commissariata da settembre per un terremoto politico: le dimissioni, dopo soli 15 mesi dalle elezioni, di sette consiglieri. Il sindaco Giuseppe Floccari è stato costretto ad abbandonare la fascia tricolore dopo settimane di tensioni. Oggi alla guida del borgo aspromontano c’è il commissario prefettizio Francesco Picone, alla sua seconda volta perché 12 anni era stato nominato subcommissario dopo le dimissioni del sindaco a causa dell’accesso agli atti da parte di una commissione per infiltrazioni dell’ndrangheta. Un secondo commissariamento c’è stato nel 2020. 

San Daniele Po, dopo 15 anni il vuoto

Nel cremonese, 1.286 resteranno a seggi chiusi perché non si è trovato un candidato a sindaco. A San Daniele Po, dopo tre mandati consecutivi del sindaco Davide Persico, nessuno è riuscito a credere in una nuova amministrazione. Eppure parliamo di un comune di poco più di 1.200 residenti con un trend sì di decrescita, ma con la fortuna di avere la speranza di un futuro di turismo grazie anche al fatto di essere stato uno dei comuni che più alacremente, sindaco Persico in testa, ha lavorato al Man and the Biosphere–Mab “Po grande” dell’Unesco.

Cafasse, il Tar boccia le liste

Al centro del rigetto delle due liste un errore formale nei moduli di raccolta firma dei promotori: entrambe le liste avrebbero inserito il logo di riferimento solo sulla prima pagina e non sulle altre. In questo modo, gli elettori avrebbero rischiato di non essere certi di chi effettivamente avrebbero votato. 

San Prospero, lo schoc delle liste escluse

Quasi 6mila cittadini del Comune modenese increduli nel leggere la sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso che chiedeva la riammissione delle liste alle elezioni amministrative di giugno 2024. Niente da fare: le liste presentavano vizi amministrativi che ne hanno imposto la bocciatura.


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