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Questo biologico non È in vendita

Agricoltura naturale in crescita ma il presidente dei 12 mila agricoltori italiani riuniti nell'Aiab, Vincenzo Vizioli, avverte: «Qualcuno è pronto a svilirci». Troppe deroghe

di Giampaolo Cerri

Coltivano e allevano “al naturale” da più di vent’anni: sono i soci dell’Aiab, Associazione Italiana agricoltura biologica. Fondata nell’82, conta oggi oltre 12 mila aderenti. Un movimento in costante ascesa, verso il quale si indirizza la sensibilità crescente del mercato. Li guida Vincenzo Vizioli, agricoltore umbro. « Certo, le emergenze agro-ambientali di questi anni ci hanno aiutato», dice, « così come le scelte della Cee che ha definito, già nel ’91, cosa fosse questo tipo di agricoltura e chi la garantisse, stabilendone i “disciplinari” e incentivandone la produzione». Una prospettiva esaltante.«Ogni crescita ha i suoi rischi. Noi dobbiamo creare ancora un adeguato supporto tecnico-formativo alle imprese e un sistema di ricerca. Soprattutto, stare in guardia dai pericoli di svilimento del biologico», osserva il presidente che chiarisce i propri timori: «l’avvento della grande distribuzione va benissimo, ma le regole devono rimanere e non possono essere stabilite dai supermercati». Vizioli non ha peli sulla lingua: «Ad esempio il regolamenteo zootecnico, che stabilisce deroghe per chi non è in regola e dà 10 anni per adeguarsi. Un’azienda per essere biologica deve avere terreno per alimentare i capi, che devono avere spazi vivibili ben precisi. Certificare come biologico chi alleva “a catena”, significa mettere fuori mercato chi alleva “brado” e, di fatto, svilire il biologico». Cui prodest?, viene da chiedersi. «Beh, ci sono le associazioni di categoria degli allevatori che frenano. Recalcitrano anche alcuni degli organismi di controllo accreditati: un irrigidimento sugli standard provoca inevitabilmente una diminuzione di aziende da certificare. Ma insomma, la stalla c’ha il paddock o non ce l’ha?». Però, obiettiamo, il sistema di certificazione è il fiore all’occhiello di tutto il biologico made in Italy. «Senza dubbio», chiarisce Vizioli, «siamo gli unici che si fanno controllare da terzi. Però la certificazione si fa sulla base di norme». All’ambientalista Pecoraro Scanio, che guida l’Agricoltura, il popolo del biologico fa sapere di «voler contare in sede di programmazione agricola, nei tavoli di concertazione, dove entrano solo le associazioni di categoria. Perché deve discutere di biologico chi lo coltiva e lo alleva». Per il futuro si punta a consolidare negli italiani la voglia di alimenti naturali: «Abbiamo bisogno di maggiore comunicazione, e iniziative come quella di Vita sono d’aiuto. Vogliamo far capire che il nostro settore ha una grande centralità nella gestione e nella conservazione dell’ambiente. Il nostro valore aggiunto è qui». (Giampaolo Cerri)


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