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Qui il campo giochi è un terreno minato

Un gruppo di quattordicenni trova decine di bombe in un ex deposito militare. Consegnano subito alle autorità tutti gli ordigni, ma vengono incriminati per possesso di armi da guerra. Con grande dis

di Maurizio Olandi

Prima di tutto c?è lo stupore. In seconda battuta la confusione, e quindi la tenerezza di una mamma disperata per le sorti di un figlio adolescente, reo di aver ?violato? niente meno che una zona militare a scopi, diciamo così, ludici. La storia al limite dell?inverosimile ha come suo teatro Olbia, fiore all?occhiello del turismo sardo, civilissima cittadina di Gallura da sempre laboratorio di nuove sperimentazioni in campo sociale e dell?interesse pubblico. La mamma, che chiameremo Angela (nome di fantasia in quanto la signora preferisce conservare l?anonimato), dal gennaio ?97 si porta sulle spalle l?incredibile peso di vedere suo figlio quattordicenne additato come un ?piccolo terrorista? insieme a una decina di suoi compagni di gioco. Non solo: da alcuni giorni il ragazzino si trova una spada di Damocle che pende sul suo futuro: una richiesta di rinvio a giudizio per violazione di zona militare e, pensate un po?, per detenzione di armi da guerra. Un grande polmone verde Ma per capire bene questa storia bisogna fare un salto indietro nel tempo, un salto di qualche decina di anni. L?Artiglieria – così viene comunemente chiamata dagli olbiesi la zona violata da questo manipolo di incursori quattordicenni – è un deposito militare utilizzato dall?esercito nella seconda guerra mondiale e abbandonato dopo la conclusione delle ostilità. Si tratta di un appezzamento che si estende per alcuni ettari e che proprio grazie alla tutela da servitù militari ha evitato in questi decenni di dover subire colate di cemento o urbanizzazioni varie. Oggi l?Artiglieria appare come un immenso polmone verde a due passi dal centro di Olbia, con alcune infrastrutture di base il cui recupero permetterebbe un concreto utilizzo ai fini di pubblica utilità. Insomma un posto tranquillo, ideale per andare a giocare, protetto da un muro di cinta. All?ingresso manca solo la scritta ?prego accomodatevi?. I ragazzini, come del resto hanno fatto in precedenza almeno tre generazioni di olbiesi, non si sono fatti pregare e attraverso quegli invitanti buchi nel muro hanno violato, ed è questo il primo reato, l?Artiglieria. Ma poi che cosa è successo? Quella maledetta arma «Una mattina», racconta Angela, «mio figlio è arrivato a casa con un oggetto metallico a forma di razzo che aveva trovato nell?Artiglieria. In seguito avremmo scoperto che si trattava di munizioni per mortai. Abbiamo subito chiamato i carabinieri e consegnato quella maledetta arma da cui sono nate tutte le nostre grane. Quindi sono partite le indagini e, grazie soprattutto alla collaborazione di tutti i ragazzi, sono state recuperate un?altra quarantina di bombe. Successivamente fatte brillare dagli artificieri». Tutto finito, tutto dimenticato? Neanche per idea, la beffa deve ancora arrivare. La macchina della giustizia si mette in moto: una decina di giovani sopra i quattordici anni viene interrogata dalla polizia giudiziaria presso il tribunale dei minori e, appena passata l?estate del ?97, viene ?avvisata? delle indagini in corso sul proprio conto. A marzo ?98 arriva poi la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura, con conseguente disperazione delle mamme. «Da questa storia», si lascia sfuggire con rabbia Angela, «mio figlio ne sta uscendo con le ossa rotte. Questi ragazzi sono stati descritti come ragazzi terribili, figure socialmente ?pericolose?, con tanto di colloquio raccomandato con l?assistente sociale. Poi la parte giudiziale con il rischio concreto che una condanna seppur minima lasci una macchia indelebile sulla fedina penale di Mario (altro nome di fantasia – ndr)». Le casse militari sospette «Con gli altri genitori», continua la signora Angela, «siamo stati veramente travolti dagli eventi. Nessuna di noi mamme, dopo il comprensibile spavento iniziale, pensava che questa storia potesse avere una così tormentata continuazione e un epilogo che rischia di essere davvero traumatico». Ma le contraddizioni in questa querelle di provincia affiorano una dietro l?altra. La prima, ancora da verificare e sulla quale starebbe indagando l?autorità giudiziaria, riguarda la bonifica dell?Artiglieria. Sembra che alcuni anni fa una società privata si sia aggiudicata i lavori di bonifica dell?intera zona. lavori che hanno avuto una lunga durata e si sono apparentemente conclusi con la totale ?pulizia? dell?area. Ma a quanto pare la società, ritirando i propri mezzi dal campo, avrebbe dimenticato qua e là qualche ?oggettino? di ferro con un cuore esplosivo: una quarantina di bombe da mortaio finite in mano a dei ragazzini. Sprovveduti, ingenui e quant?altro si vuole, ma pur sempre ragazzini. Attirati dal fascino del proibito e dalle gesta eroiche che può evocare l?idea di ?violare? quei quattro muri così simili a un formaggio svizzero. Cosa per la quale sono ora giudicati colpevoli e dunque meritevoli di una condanna esemplare. Eppure, soltanto alcuni anni prima della ?incursione spionistica? da parte dei minorenni olbiesi, la Croce Rossa regionale aveva organizzato proprio nell?Artiglieria i suoi campionati regionali di primo soccorso. Autorizzati perché l?aria era stata bonificata, i rischi – si diceva – completamente neutralizzati. Oltretutto alcuni dei minorenni adesso indagati per reati contro la sicurezza militare dello Stato affermano di aver visto con i loro occhi, dalle fessure di una decrepita porta delle tante casermette dell?Artiglieria, altre casse militari dal contenuto sospetto. E la signora Angela e le altre mamme? «Per lungo tempo, devo esser sincera, abbiamo subito passivamente l?evolversi dei fatti. Ma con altrettanta sincerità non credevo che si giungesse fino a tal punto e che il destino di mio figlio potesse rischiare di essere segnato negativamente da una storia nella quale lui ha un ruolo più da vittima che da istigatore». Una beffa doppia, se poi si considera l?impegno sociale della signora Angela: ormai da lungo tempo è presidentessa regionale di un?associazione che si occupa proprio della tutela dei minori e che con costante determinazione si batte contro l?emarginazione sociale. Un duro lavoro di volontariato, oscuro, senza riconoscimenti né alcuna visibilità, ma tanto indispensabile da meritare continui coinvolgimenti a vari livelli istituzionali. E adesso, signora Angela, che cosa farà? «Stiamo studiando con il nostro avvocato la possibilità di un esposto contro chi si doveva occupare della sorveglianza del luogo. Lo Stato», ricorda ancora la signora Angela, «deve garantire la sicurezza sociale dei minori. In questo caso c?è stata una violazione di doveri istituzionali». Ma questi ragazzi? «Cosa le devo dire. Siamo psicologicamente stremati, confusi, increduli. Forse, a volte penso, gli unici veri colpevoli in questa vicenda siamo noi genitori. Io per prima». Ragazzi colpevoli di aver violato un?area strategica per la difesa dei confini dello Stato, così strategica da non meritare neppure sorveglianza; i genitori colpevoli di aver consentito ai figli di giocare nell?Artiglieria. Ma quelle bombe lì incustodite, cosa ci facevano? L?opinione di Nevio Salimbeni Chi pensa ai bambini? I bambini italiani non sanno dove giocare in gran parte dell?Italia, perché mancano le aree attrezzate apposta per loro, e in molte città non c?è proprio nessuna differenza tra un?area verde e un?area dove non è stato costruito niente di niente, vuoi per incuria vuoi per indifferenza. Così si verificano casi limite come quello di Olbia, dove ci si trova di fronte a dei ragazzini di quattordici anni che sono andati a giocare in un?area militare a rischio della loro stessa vita. Non me ne stupisco, anche se mi auguro che questo sia soltanto un caso limite. Il problema è che in Italia, a fronte di alcune (poche) isole felici, penso soprattutto alle città di media grandezza del centro-nord nelle quali amministratori capaci hanno ?pensato? gli spazi urbani in funzione dei bambini, ce n?è invece una stragrande maggioranza in cui non esiste assolutamente nulla di pensato apposta per loro. Negli ultimi tempi, poi, la situazione va addirittura peggiorando invece di migliorare, perché dove esisteva già un trend positivo e dove c?erano amministratori sensibili le città si stanno sempre più organizzando a misura di bambino; dove invece c?era il deserto nessuno ha pensato di intervenire per migliorare la situazione. I casi più critici? Direi Bari e Napoli, le cui periferie non offrono assolutamente nulla ai più piccoli. Cosa fare, allora? Non avere paura di chiedere ai Comuni di intervenire, attrezzando aree specifiche e salvando dall?abbandono gli spazi verdi attorno alle nostre città. responsabile Arci Ragazzi Una parco nel cuore di Olbia Un parco. Ecco il futuro dell?Artiglieria. Il passaggio di consegne dall?autorità militare al Comune di Olbia è ormai prossimo. La zona dovrebbe assumere finalmente contenuti di interesse sociale e di pubblica utilità. Tutti quegli ettari di zona verde non vorranno più dire ?terrore? e ?pericolo? per diventare invece una valvola di sfogo al centro della città, parco giochi, centro di aggregazione per la terza età grazie al recupero e all?utilizzo funzionale dei fabbricati esistenti, immmense aree dedicate alle attività sociali o semplicemente un punto di incontro per le giovani generazioni. E poi, tanto di quel verde, da far impallidire i giardini delle altre città italiane. Il progetto che ormai si trascina da tempo è stato annunciato recentemente dal sindaco Settimo Nizzi e dovrebbe (il condizionale è d?obbligo) divenire operativo ormai a breve. Via quella muraglia ornata di filo spinato e quel cartello giallo opaco. La prossima dicitura sarà ?vietato sporcare, calpestare fiori e piante?. Oppure, ?difendi la natura?. Altra cosa, altri contenuti. Un bel passo avanti…


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