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Ricetta per un buon hamburger

All'assemblea annuale di Mc Donald si annunciano sorprese clamorose. Alcuni azionisti chiederanno di agganciare gli stipendi a criteri di responsabilità sociale.

di Gabriella Meroni

Cosa sta succedendo a McDonald’s? È questa la domanda che serpeggerà tra i 4500 azionisti del colosso degli hamburger riuniti per la loro assemblea annuale il prossimo 17 maggio a Chicago. Uno stupore che si tramuterà in sconcerto quando sotto le volte del Rosemont Theatre, sede del meeting, risuoneranno due mozioni di condanna all’azienda simbolo della globalizzazione, per sfruttamento dei lavoratori e violazione dei loro diritti. I vertici di McDonald’s, in verità, sono abituati alle proteste. E hanno ormai imparato ad affrontare gli assalti dei contestatori nei loro ristoranti. Ma questa volta è diverso. A guidare la cordata degli oppositori non sono infatti gruppuscoli di esagitati, ma compìti businessmen in gessato, stipendiati da organizzazioni prestigiose come Domini Social Investments (il maggior gruppo finanziario sociale al mondo), e battaglieri dirigenti di Amnesty International, Global Exchange, Fair Trade e altre ong, che proveranno a stringere in un angolo il presidente James Cantalupo, il re degli hamburger. Senza vetrine infrante o camionate di letame, ma con due mozioni incentrate sulla difesa dei lavoratori di McDonald’s in Paesi come la Cina, dove l’azienda è accusata di sfruttare i dipendenti (spesso bambini) per contenere il costo del lavoro e restare “il più grande ristorante del mondo”. Quest’anno c’è dell’altro. Ed è qualcosa che potrebbe far rimpiangere le manifestazioni di piazza: una delle due mozioni, elaborata dalla società di Amy Domini, prevede infatti di “agganciare” gli stipendi dei responsabili di McDonal’ds a criteri di responsabilità sociale. Se non si rispettano gli standard, gli stipendi scendono. Una rivoluzione per i manager del panino, e una chiara indicazione della nuova frontiera raggiunta dagli oppositori: lo shareholder activism, l’attivismo in doppio petto di chi – capitali alla mano – acquista un certo numero di azioni dell’azienda incriminata per condizionarne la condotta dall’interno. Alla vigilia della Mc-assemblea più calda della storia, Vita ha intervistato i capofila delle mozioni che potrebbero cambiare il volto della multinazionale dell’hamburger, per capire chi sono e cosa sperano di ottenere. Il cowboy coscienzioso Quella di John Harrington è una storia esemplare di coraggio e intraprendenza americana. Fondatore di un’agguerrita società di investimenti sociali che porta il suo nome (e gestisce 170 milioni di dollari l’anno), autore nel 1992 del volume Investire secondo coscienza, John è diventato capo-cordata della mozione sui diritti dei lavoratori cinesi con appena 200 azioni McDonald’s in tasca. La sua proposta di codice etico in 10 punti è stata stilata da un gruppo di ong come Amnesty International Usa, Global Exchange, Fair Trade, la Lega dei consumatori americana e il Kennedy Center per i diritti umani. Tre colossi come Levi’s, Mattel e Reebok hanno già adottato il decalogo; McDonald’s no. «Stanno lottando con tutte le forze contro questa risoluzione», conferma John con accento e spavalderia da cowboy dal suo ufficio di Napa, in California. «Hanno scritto nel documento di presentazione per l’assemblea che sono in regola dato che rispettano la legge cinese sul lavoro. Ma per noi non basta, perché non prevede due diritti: la libertà di associazione e la presenza di un’autorità di monitoraggio esterna che garantisca l’applicazione delle regole. Sono punti chiave cui non rinunceremo mai». Prospettive di vittoria della mozione? «Non molte», ride Harrington. «Puntiamo però a ottenere abbastanza voti da togliere il tema dalla marginalità e mantenerlo caldo per l’azienda. Caldo almeno quanto un hamburger…». John è spiritoso, ma sa essere anche molto serio. Come quando racconta che nell’ultimo anno la situazione dei diritti umani in Cina è talmente peggiorata che alle organizzazioni umanitarie è stata impedita anche l’annuale visita nelle carceri per verificare le condizioni dei detenuti politici. E che l’azione del cartello che rappresenta sarà portata avanti comunque, indipendentemente dai rapporti tra Stati Uniti e governo cinese. «Speriamo che i contrasti con Pechino per la vicenda dell’aereo spia attirino solo più attenzione sul tema», afferma. «E facciano riflettere i cittadini sul ruolo delle imprese globali. Come americano non posso accettare che un’azienda del mio Paese sfrutti la legislazione ingiusta di uno Stato oppressivo al solo scopo di far soldi. Anzi, pretendo che eserciti la stessa azione di lobby che le ha permesso di instaurare rapporti commerciali con quel Paese per ottenere da questo il rispetto di diritti fondamentali». Il manager responsabile Dalla piccola Harrington Investments all’immensa Domini: John Kanzer è a capo di un’importante branca dell’impero – fatto di fondi etici, società di rating e un indice di Borsa – fondato da Amy Domini: dirige infatti il settore dedicato all’attivismo azionario (il Shareholder Activism Program di Domini Social Investments). Un comparto che, inaugurato sette anni fa, oggi svolge la propria attività di “condizionamento sociale” in 400 imprese mondiali. Compresa McDonald’s, che già l’anno scorso era finita del mirino del team di Kanzer, sempre per l’insufficiente rispetto dei diritti dei lavoratori. «Durante la scorsa assemblea annuale abbiamo costretto l’azienda a fornirci un rapporto sulla situazione dei dipendenti all’estero», racconta Kanzer dal quartier generale di Domini a New York, «su cui presenteremo le nostre osservazioni. Insomma non li molliamo, e siamo incoraggiati dai primi segnali di dialogo che siamo riusciti a cogliere. Nel frattempo appoggiamo la proposta delle ong in difesa dei lavoratori cinesi, e ci prepariamo a dare battaglia con un’altra mozione sugli aumenti di stipendio dei manager: vorremmo che fossero proporzionati al progresso dell’azienda nel soddisfare alcuni criteri sociali, senza escludere drastici “tagli” nel caso di proteste o boicottaggi da parte dei consumatori». Uno spauracchio non da poco per i top executive del gruppo, abituati ad aumenti anche del 400% negli anni ’90. Accontentare i severi criteri di responsabilità sociale di Domini Social Investments non è facile. Kanzer ammette che McDonald’s (di cui la Domini possiede ben 391.300 azioni) fa molto, in patria, in termini di donazioni e programmi sociali per bambini, tramite l’omonima Fondazione. E per questo non è pentito di averla in portafoglio. Ma… «Non sono ancora riusciti a soddisfare interamente i nostri standard», dice. «Contestiamo, ad esempio, che si chiamino fuori da tutte le responsabilità per quanto riguarda i fornitori, o le aziende che realizzano per loro i giocattoli contenuti nell’Happy meal». Non resta che attendere il 17 maggio e vedere che cosa succederà sotto la volta in vetrocemento del Rosemont Theater di Chicago, dove gli azionisti si incontreranno tra un concerto folk e l’ennesima replica di Cats. Non sarà un’assemblea tranquilla, e non ci si limiterà certo ad approvare il multimiliardario bilancio o le nomine dei nuovi Mc-dirigenti mondiali. E forse ci sarà qualcuno che rimpiangerà, sospirando, gli spaccavetrine nostalgici di Seattle. La mozione uno: una proposta delle ong Il decalogo per liberare gli schiavi dell’happy meal Ecco il testo della mozione di difesa dei diritti dei lavoratori cinesi che verrà sottoposta il 17 maggio alla dirigenza di McDonald’s. 1) Nessun articolo prodotto da noi o dai nostri fornitori dovrà essere frutto di lavoro forzato, realizzato da detenuti o all’interno di campi di rieducazione tramite il lavoro coatto. 2) Le nostre aziende e quelle dei nostri fornitori dovranno fornire ai lavoratori salari commisurati con i loro bisogni e rispettosi dei minimi per salari e orari fissati dalle leggi cinesi. 3) Non dovranno ammettere le punizioni corporali e qualsiasi tipo di abuso o molestia fisica, sessuale o verbale. 4) Non dovranno utilizzare metodi di produzione incompatibili con la sicurezza e la salute dei lavoratori. 5) Non dovranno rivolgersi alla polizia o all’esercito per limitare l’esercizio dei diritti dei lavoratori. 6) Ci impegniamo a promuovere le seguenti libertà per i nostri dipendenti e per quelli dei nostri fornitori: libertà di assemblea, inclusa la libertà sindacale e di contrattazione collettiva; la libertà di espressione e la libertà di non essere arrestati e detenuti arbitrariamente. 7) I nostri dipendenti e quelli dei nostri fornitori non dovranno essere discriminati al momento dell’assunzione, remunerazione o promozione in base a età, sesso, stato civile, gravidanza, etnia o luogo di nascita. 8) Non dovranno essere discriminati al momento dell’assunzione, remunerazione o promozione in base alla attività sindacale, religiosa o politica, arresto o esilio in seguito a proteste pacifiche o appartenenza a organizzazioni politiche nonviolente. 9) Le nostre aziende e fornitori dovranno utilizzare metodi di produzione ecologicamente responsabili che abbiano il minimo impatto possibile sulla qualità del suolo, dell’aria e dell’acqua. 10) Dovranno proibire il lavoro minorile in ottemperanza all’età minima per l’impegno stabilita dalla legge cinese. Elaborato e sottoscritto da: Amnesty International USA – As You Sow – Asia Pacific Center for Justice and Peace – Asian Pacific American Legal Center – Asia Pacific Resources – Calvert Group – Citizens’ Funds – Consumers’ Federation of America – Fair Trade Foundation – Global Exchange – International Labor Rights Fund – Harrington Investment – Human Rights in China – Human Rights for Workers – Lawyers’ Committee for Human Rights – National Consumers League – Physicians for Human Rights – Progressive Asset Management – Robert F. Kennedy Memorial Center for Human Rights – Sweatshop Watch – Trillium Asset Management. Info: www.globalexchange.org/economy/corporations/china/principles.html La mozione due: così Amy Domini bacchetta Mac «Le retribuzioni degli alti dirigenti (executive) dovranno essere agganciate al progresso conseguito anche sui criteri sociali». È questa una delle frasi-chiave della mozione che la Domini Social Investments presenterà all’assemblea degli azionisti McDonald’s. Il testo continua così: «L’azienda dovrebbe considerare la possibilità di ridurre il compenso di un alto dirigente in un anno in cui l’azienda debba affrontare il boicottaggio dei consumatori o problemi di comunicazione a causa di un inadeguato monitoraggio sui codici etici. Nel settembre 2000 i giornali di Hong Kong denunciarono l’impiego da parte di fornitori di McDonald’s di minori costretti a lavorare 16 ore al giorno. L’azienda disse che aveva investigato sulla questione, ma non fornì dettagli. Riteniamo che questi temi meritino un esame più approfondito».


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