Non profit
RIFUGIATI. Cir: aprire canali per ingresso regolare
Secondo il Consiglio Italiano per i Rifugiati bisogna considerare i flussi dei rifugiati con una visione strategica e cooperare con i paesi di transito
di Redazione
La più grande tragedia consumatasi nel Mare Mediterraneo in questi anni. Ma è ormai non si può parlare di un “grave incidente” ma di un continuo di tragedie che dal 2006 ad oggi ha visto 6.000 migranti e rifugiati morire durante il viaggio via mare per arrivare in Europa, e parliamo solo di quelli conosciuti.
“Il CIR ormai da anni combatte a livello italiano ed europeo per una politica che affronti l’oggettiva pressione migratoria e la fuga dei rifugiati in modo strategico, con un piano globale. Tale piano deve prevedere canali realistici di ingresso regolare e protetto” dichiara Christopher Hein direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR “non ha senso intervenire solo in una regione come ha fatto la Spagna senza considerare che i flussi si spostano”.
I morti e i dispersi durante il viaggio dall’Africa Occidentale verso le Isole Canarie sono calate da 1.035 nel 2006 a 136 nel 2008, come risultato di un Piano operativo spagnolo che include anche la cooperazione con i principali paesi di transito, Mauritania e Senegal. Nello stesso periodo però i morti e i dispersi del Canale di Sicilia sono più che raddoppiati da 302 nel 2006 a 642 lo scorso anno. Altri 60 – e questo è un nuovo scenario – sono morti nel tragitto dall’Algeria alla Sardegna. Parliamo sempre e solo delle vittime conosciute.
La Libia recentemente ha previsto il rilascio di permessi di soggiorno per i migranti che trovano un lavoro regolare e possono, su queste basi, essere rilasciati dai centri di detenzione per migranti e rifugiati. “E’ più importante assistere i Paesi di transito negli sforzi per permettere ad un certo numero di migranti e rifugiati di rimanere legalmente in questi Paesi e di poter lavorare anziché investire solamente per il potenziamento dei controlli alle frontiere che non hanno nessun altro effetto di dirottare il problema da un confine all’altro” conclude il Direttore del CIR.
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