Famiglia & Minori

Salisburgo con gli occhi dal suo fustigatore

Mozart ha contribuito al mito dell’Austria Felix. Thomas Bernhard, invece, ha costruito il contromito: quello dell’Horror Austriae. Oggi la sua casa è stata trasformata in museo

di Andrea Leone

Salisburgo è conosciuta in tutto il mondo come la città di Mozart. I segni della sua presenza sono evidenti ovunque e sfiorano spesso il kitsch, come nel marketing di piatti, bicchieri e caramelle, sulla cui scatola è impressa l?immagine del musicista. Imbalsamata nei suoi miti e nel suo passato, la città è come una maschera di cera della gloria: i salisburghesi camminano per le strade indossando i loro costumi tradizionali, secoli e decenni sembrano non essere mai passati, l?Impero sembra non essere mai morto. Che ne è della Salisburgo moderna? Da quel tempo Salisburgo ha continuato a vivere? Qualcosa è avvenuto da allora? Nel secondo Novecento il mito della Austria Felix viene smantellato e ridicolizzato per diventare il mito negativo, ma stimolante e produttivo, dell?Horror Austriae. Tutto ciò accade con la comparsa sulla scena della letteratura mondiale di Thomas Bernhard, secondo molti il più grande scrittore di lingua tedesca contemporaneo e, in assoluto, il più grande del secolo dopo l?inarrivabile Kafka. Bernhard perturbatore della quiete pubblica, l?uomo che sferra epitaffi contro il teatro della propria origine, il fustigatore, l?indicatore della stupidità nazionale e cittadina, l?artista dell?esagerazione: è questa l?immagine che i salisburghesi avevano di lui ancora vivo. I processi contro Bernhard si moltiplicavano, nascevano comitati per la salvaguardia dell?immagine internazionale del territorio. Ma l?arte è lunga e oggi, dopo decenni, dello scrittore austriaco rimane l?inarrivabile arte letteraria, lo stile inconfondibilmente musicale: in tutto il mondo oggi Salisburgo è ricordata come la patria di due geni. Qui Bernhard frequentò le scuole, s?ammalò di tubercolosi diciottenne, frequentò il celebre Mozarteum e iniziò a lavorare come giornalista. Poi il trasferimento a Vienna, i viaggi e la fama letteraria. Finché, sul finire degli anni sessanta, tornò nella natia regione salisbughese e, con i soldi di un premio letterario, comprò una casa. La casa di Bernhard è a Ohlsdorf, cento chilometri da Salisburgo. Un grande casolare di campagna, affascinante pur con la sua architettura piuttosto rozza, una casa di contadini vecchia di almeno cinquecento anni, una dimora semplice trasformata in aristocratica. Bernhard dedicò ben quindici anni alla sua ristrutturazione, progettando lui stesso la disposizione dell?ambiente e l?illuminazione, scegliendo ogni singolo pezzo dell?arredamento e i quadri alle pareti. Tutto è rimasto come quando lo scrittore era in vita, secondo le volontà del suo testamento. Il lavoro di ristrutturazione della casa si accompagnò alla fase forse più importante della sua attività letteraria, quella che inizia a partire dal capolavoro, Perturbamento (1967): si ha l?impressione di una simbiosi tra le due attività, la costruzione dell?opera omnia e la cura della casa. Terminata la ristrutturazione, negli anni Ottanta, le condizioni di salute peggiorarono fino alla morte nel 1989. Visitando le stanze vediamo la vecchia macchina da scrivere con cui scrisse tutti i suoi romanzi, dono del nonno, anch?egli scrittore. In cucina un tavolo di legno disegnato da Bernhard stesso. Quest?abitazione è come la sua prosa: impervia, solitaria, severa e anacronistica ma anche raffinata, ricca ed eletta, piena di vita. I salisburghesi hanno trasformato in museo persino la casa di Bernhard, il loro insopportabile dissacratore! Il processo di museificazione aveva l?intento di ricondurlo alla normalità, eliminando qualsiasi elemento inquietante e pericoloso della sua personalità. Il perturbatore doveva così rientrare nei limiti, nella legge naturale, ma basta rileggere le sue opere per capire che i salisburghesi son stati beffati anche post mortem da Bernhard.


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