Non profit

SALUTE. Acli boccia le «Carte dei servizi»

Un monitoraggio analizza i documenti prodotti dalle Aziende sanitarie locali riscontrando una situazione di «sostanziale inadeguatezza»

di Redazione

A 15 anni dall’introduzione in Italia delle «Carte dei servizi» nella pubblica amministrazione, un monitoraggio realizzato dalle Acli analizza i documenti prodotti dalle Aziende sanitarie locali riscontrando una situazione di «sostanziale inadeguatezza». Superano di poco la metà (54%) le Asl che mettono a disposizione dei cittadini sul proprio sito la Carta dei servizi. Pochissime le Carte che contengono l’indicazione, prevista per legge, degli standard qualitativi.
Il monitoraggio è stato realizzato dal Patronato Acli nell’ambito di un progetto di collaborazione con la Lega Consumatori per la tutela dei cittadini e dei lavoratori sul piano dei diritti previdenziali, socio-sanitari, il risparmio, la spesa e i consumi.
115 i siti Internet delle Aziende sanitarie locali monitorati dal Patronato Acli, su un totale di 196 Asl. Le Carte dei servizi, nate appunto per garantire la trasparenza e l’efficienza delle strutture pubbliche nei confronti dei cittadini, risultano prodotte ed elaborate da poco più di una Asl su due (54%), che rendono pubblico il documento sul proprio sito. Nel 37% dei casi non c’è traccia alcuna del documento sul sito della Asl. In altri casi (5%) la Carta dei servizi viene citata, ma non è consultabile. Il 4% delle Aziende sanitarie ha scelto invece di elaborare documenti alternativi.
Tra le Carte prodotte dalle Asl, appena 2 su 10 risultano elaborate in conformità con le disposizioni normative, che prevedono l’indicazione degli standard qualitativi (tempi di attesa, tempi di erogazione dei servizi, numero delle prestazioni) e la verifica di questi parametri nel tempo, per cui è richiesto un aggiornamento costante di questi documenti pubblici. E invece, la metà delle Carte dei servizi monitorate (51%) non mostra alcun riferimento temporale, il 12% appaiono redatte tra il 2002 e il 2006, e mai più aggiornate. Sono il 36% i documenti redatti o rivisti dal 2007 a oggi.
«Nella maggior parte dei casi», commenta il Patronato Acli, «ci troviamo di fronte a semplici vademecum informativi sulle strutture sanitarie e le prestazioni erogate». Di qui l’impegno, assunto nell’accordo da Patronato Acli e Lega Consumatori, ad attivarsi congiuntamente sul territorio con iniziative di controllo e di sensibilizzazione per difendere il diritto all’informazione e alla partecipazione dei cittadini.

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