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Sanità: 4 italiani su 10 bocciano le disparità di prestazioni

E' quanto emerge dal dossier "Federalismo sanitario: anno zero" del Censis

di Gabriella Meroni

Solo il 40,5% degli italiani, e il 25% nel centro e nel sud, pensa che una maggiore autonomia delle Regioni in campo sanitario possa produrre esiti positivi. Al contrario, quasi tutti (il 93,6%) chiedono che le Regioni siano obbligate a garantire prestazioni omogenee. E’ quanto emerge dal dossier “Federalismo sanitario: anno zero” realizzato dal Forum per la ricerca biomedica del Censis, presentato oggi a Roma. A definire giusto che i costi delle cure siano diversi nelle varie Regioni e’ solo un cittadino su 4, mentre quelli disposti a pagare contributi aggiuntivi per avere piu’ prestazioni sono appena il 27%. La strada da compiere nel processo di devolution sanitaria, avverte il dossier, e’ ancora lunga: le disparita’ tra una Regione e l’altra, dal punto di vista delle capacita’ di offerta e di risposta alla domanda, sono ancora “molto marcate”. La percentuale di quanti si dichiarano “molto soddisfatti” dei livelli di assistenza, a livello nazionale, oscilla tra il 30,2% rispetto ai servizi igienici ed il 38,5% per l’assistenza medica, passando per il 37% dell’assistenza infermieristica, ma le differenze tra una Regione e l’altra sono vistose: per i servizi igienici, ad esempio, si va dall’8,3% dei “molto soddisfatti” del Molise, valore minimo, al 54,7% di quelli della provincia di Trento, con valori generalmente piu’ alti al Nord che non al Sud e nelle isole. I pazienti che trovano “comodi” gli orari sono il 67% del totale (il 49% della Sardegna e l’83% del Trentino), mentre le informazioni ricevute dai servizi lasciano, spesso, a desiderare.


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