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Sudafrica, ricomincia la guerra delle terre

Gli attacchi contro i farmer bianchi hanno fatto 1000 vittime in dieci anni. Ma la causa è quasi sempre la fame

di Gabriella Meroni

Sono 1.045 i coltivatori bianchi rimasti uccisi negli oltre 5000 attacchi condotti contro le loro fattorie dal 1991 a oggi in Sudafrica: i dati sono stati forniti da un gruppo di autodifesa dei farmer, ”Action: stop farm attacks” (Asfa), che denuncia di essere l’obiettivo di una politica brutale condotta dalla popolazione nera per espropriare i bianchi delle loro terre. ”Siamo convinti che questi attacchi non siano esclusivamente di natura criminale, ma siano azioni attentamente pianificate” con precisione militare, dice Wemmer Webber, portavoce dell’Asfa. Qualche giorno fa, i farmer – che nella guerra strisciante contro di loro vedono molte similitudini con quella in atto nello Zimbabwe, dove il presidente Robert Mugabe sostiene l’esproprio delle terre dei bianchi – hanno tenuto una conferenza stampa, nella quale hanno rivolto un appello all’opinione pubblica internazionale perche’ si occupi del loro dramma. Per il momento il governo sudafricano, attraverso il ministro per la Sicurezza Steve Tshwete, ha fatto sapere che l’unica cosa che puo’ fare e’ di addestrare i riservisti della polizia che vengono poi assoldati dai coltivatori. Non tutti pero’ credono che gli attacchi contro i farmer abbiano motivazioni diverse da quelle criminali: secondo uno studio condotto dal dipartimento di criminologia dell’Universita’ di Johannesburg sul 48 per cento di responsabili degli assalti, la quasi totalita’ ha agito a scopo di rapina. Del resto, le condizioni di vita della popolazione che vive nelle zone rurali sono drammatiche, senza contare che molti dei farmer continuano a trattare i loro lavoranti neri esattamente come prima della fine dell’apartheid.


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