Politica & Istituzioni

Tognoli, il sindaco che scommise sulla cultura

È morto il sindaco, molto amato, che ha guidato la città tra 1976 e 1986. In anni ancora segnati dalla crisi e dalla violenza, aveva intrapreso un percorso di coesione e di ricostruzione, puntando sul valore sociale della cultura. Un modello che purtroppo non ha trovato imitatori

di Giuseppe Frangi

Carlo Tognoli è stato uno di quei rari politici di cui si è sentita nostalgia: nostalgia dal giorno in cui, il 19 dicembre 1986, dopo 10 anni aveva da sindaco di Milano lasciato Palazzo Marino. Un sindaco molto amato, pur venendo dalle file non molto amate del craxismo: uomo molto concreto, com’era stata concreta e “operaia” la sua formazione da perito chimico. Tognoli ha guidato una città nell’uscita dai pesantissimi anni '70; una città smarrita che aveva visto disintegrarsi tra tensioni sociali, crisi, e anche abbrutimenti architettonici lo smalto che l’aveva resa città locomotiva nel decennio precedente.

Tognoli era un uomo calmo, impermeabile al protagonismo in questo paradossalmente aiutato dal non avere “le phisique du rôle”: era piccolo di statura, con le mani minute e una voce non certo stentorea. Nella stagione della politica “prepotente” Tognoli è stata una felice e anche duratura eccezione. Amava sinceramente Milano, che conosceva in profondità e che continuava a studiare attraverso le pagine dei suoi poeti e dei suoi scrittori. È stato il sindaco in cui le due anime più vere della città, quella socialista e quella cattolica, si sono riconosciute e hanno anche iniziato percorsi comuni, sostenute da quell’altro grande personaggio che dal 1979 aveva preso la guida della Chiesa milanese, Carlo Maria Martini.

Tognoli era un sindaco davvero convinto che la cultura rappresentasse davvero un’energia vitale per la città. Per questo aveva investito con coraggio e fuori da ogni schematismo. “La cultura come terapia”, il libro che aveva scritto con Giuseppe Di Leva per documentare in modo dettagliato le operazioni culturali varate e sostenute durante il suo decennio da sindaco, è la migliore testimonianza su di lui. Aveva sostenuto con convinzione operazioni coraggiose, come la mostra su ”L'Altra metà dell’Avanguardia” di Lea Vergine, la prima mostra che faceva uscire dall’ombra decine di artiste del 900. Un’operazione di grande successo, che venne richiesta in altre città d’Europa e che faceva di nuovo di Milano una città capace di anticipare i tempi. Tognoli non solo aveva dato via libera alla mostra ma aveva messo la studiosa nelle condizioni di lavorare per due anni a cercare in tutt’Europa queste protagoniste nascoste e a volte letteralmente sepolte dalla dimenticanza. Era stato Tognoli a volere un’altra mostra coraggiosa destinata a scatenare infiniti dibattiti, quella dedicata agli Anni Trenta, in cui per la prima volta si dava una lettura meno ideologica della sorprendente produzione cultura di quel decennio.

Per Tognoli cultura e sociale erano sempre profondamente connesse. Lo dimostra un’altra iniziativa che aveva fortemente sostenuta: la grande mostra dedicata alla Ca’ Granda, il grande ospedale voluto da Francesco Sforza e che era sorto grazie alle donazioni del popolo milanese. Aveva accolto l’idea che gli era stata lanciata da un grande milanese ribelle ed estraneo a tutti i circoli intellettuali come Giovanni Testori (nella foto con Carlo Tognoli e il regista Emanuele Banterle in cover): ne nacque una mostra indimenticabile, con l’allestimento di Roberto Menghi. L’ospedale, il primo moderno e misura del paziente, era il simbolo della coscienza civile e solidale di Milano. Per questo Tognoli volle poi sostenere un’operazione senza precedenti: diffondere in tutte le scuole un libro, curato dallo stesso Testori, in cui si spiegava il valore imprescindibile per Milano di un’istituzione come la Ca’ Granda.

Era stato il sindaco della Milano da bere e della città dell’effimero. Ma con intelligenza e passione aveva saputo proporre un’alternativa a quel modello fatuo per mettere le basi per un possibile un percorso diverso. Un suggerimento che resta ancora lettera aperta…


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