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Transizione green e made in Italy negli acquisti di 8 italiani su 10

I dati del report FragilItalia mostrano un aumento di 24 punti percentuali tra i prodotti locali, mentre quelli di marca calano di 54 punti. I prodotti ecosostenibili sono acquistati da 4 consumatori su 10 e cresce l’attenzione alla salubrità e riciclabilità delle confezioni. Simone Gamberini, presidente di Legacoop commenta: «Sostenibilità, territorio, qualità elementi cruciali nelle scelte di consumo; il modello cooperativo è utile per attivare processi di economia circolare»

di Antonietta Nembri

Cresce l’attenzione alla transizione ecologica, cui guardano con favore 8 italiani su 10. Così anche i consumi registrano in modo sempre più evidente l’influenza delle spinte green. Rispetto a due anni fa, gli italiani aumentano gli acquisti di prodotti made in Italy e a km. 0, mentre riducono drasticamente quelli di prodotti di marca ed etnici.
Inoltre i consumatori attribuiscono una crescente importanza a salubrità e naturalezza dei prodotti, alla riciclabilità delle loro confezioni, al basso impatto ambientale, alla provenienza da filiera locale, alla riscoperta dei sapori tradizionali.

Il report FragilItalia

È quanto emerge dal report “FragilItalia” – elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos con il supporto del Circular Economy Network-Fondazione per lo Sviluppo sostenibile – in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione che ha testato l’evoluzione delle opinioni sul tema “Consumi e green”.

L’analisi – si legge in una nota – ha riguardato l’insieme dei prodotti, dall’abbigliamento al cibo. A segnare gli incrementi percentuali maggiori rispetto alla precedente rilevazione sono gli acquisti di prodotti made in Italy (+ 24 punti percentuali) e di prodotti a Km. 0 (+ 11 punti); seguono, a distanza, i prodotti “light” che mettono a segno un aumento di 4 punti.
Il calo più forte riguarda gli acquisti di prodotti di marca (-54 punti). Per i prodotti bio, che segnano in numeri assoluti un netto incremento di vendite in Italia come in Europa, il sondaggio ha fatto registrare una contrazione del numero di acquirenti, segnalando l’esistenza di una fascia di consumatori che è costretta dalla crisi economica a modificare le sue abitudini di spesa.

I prodotti più acquistati

Se invece si guarda alla classifica dei prodotti percentualmente più acquistati, le prime due posizioni sono sempre occupate dai prodotti made in Italy (dichiara di acquistarli il 61% degli intervistati, con punte del 75% tra gli over 65, e del 67% nel Nord Ovest e nel ceto medio), e dai prodotti a Km. 0 (acquistati dal 52%, che sale al 61% tra gli over 65 e al 57% nel ceto medio).
In terza posizione si collocano i prodotti ecosostenibili, a basso impatto ambientale e i prodotti light, entrambi acquistati dal 44% (ma i primi in diminuzione di 1 punto percentuale, i secondi in aumento di 4 punti).

Chi ha diminuito gli acquisti

Dal lato opposto, le prime tre posizioni sono occupate dal 76% (che sale all’87% nel ceto popolare) di chi ha diminuito gli acquisti di prodotti di marca (determinandone il calo, già ricordato, di 54 punti percentuali), dal 54% (che sale al 70% nel ceto popolare e al 66% tra gli under 30) di chi ha ridotto i prodotti biologici (che, – sottolinea la nota – come numero di acquirenti, calano di 20 punti percentuali nelle risposte degli intervistati in controtendenza rispetto al volume complessivo degli acquisti) e dal 51% di chi ha ristretto gli acquisti di prodotti etnici (il cui calo è di 32 punti).

L’attenzione al green e alla sostenibilità

Dai dati del sondaggio emergono inoltre interessanti indicazioni relative ai riflessi che la crescente attenzione complessiva alle tematiche del green e della sostenibilità esercita sulle future scelte di acquisto. Il 52% degli intervistati dichiara che aumenterà l’attenzione alla salubrità e naturalezza dei prodotti; il 50% alla riciclabilità delle confezioni e al basso impatto ambientale dei prodotti; il 47% alla provenienza dei prodotti da filiera locale e alla loro capacità di far riscoprire antichi sapori; il 45% all’eticità dei prodotti che dovranno in primo luogo essere rispettosi dei diritti dei lavoratori.

Tutti orientamenti che presentano un forte saldo tra aumento e diminuzione, misurato in 46 punti percentuali per l’attenzione alle confezioni riciclabili, 45 per la salubrità/naturalezza dei prodotti, 44 per il loro basso impatto ambientale, 43 per la provenienza locale, 42 per la riscoperta dei sapori tradizionali.

Il valore dei modelli collaborativi

«Sostenibilità, territorio, qualità sono ormai elementi cruciali nelle scelte di consumo dei cittadini, in questo senso l’esperienza del Covid ha accelerato tendenze già in corso e il costante aumento dei prezzi ha agito come ulteriore leva del cambiamento nelle scelte dei cittadini consumatori», sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop. «In questa dicotomia (cittadino, che pensa al bene comune, e consumatore, che guarda al proprio portafoglio), i modelli collaborativi possono essere fondamentali. Le imprese cooperative da sempre sono attente all’ambiente, alla comunità ed alla sostenibilità dei consumi. Ma il modello cooperativo può essere anche una soluzione utile per attivare processi di economia circolare».

«La cooperativa riesce infatti a riconciliare l’io consumatore con l’io cittadino, introducendo meccanismi win win» conclude Gamberini. «Pensiamo ad esempio a sistemi di car sharing gestiti in forma cooperativa o alle comunità energetiche rinnovabili. Uno dei pilastri dell’economia circolare è infatti la condivisione, e riteniamo che sia necessario anche per la sostenibilità promuovere ed incentivare i meccanismi collaborativi propri delle cooperative».

La sostenibilità fa i conti con l’inflazione

Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network sottolinea come i dati del Report siano in linea con la rilevazione dello scorso anno  e confermino «l’attenzione dei consumatori alla sostenibilità dei prodotti, con particolare riguardo alle produzioni locali e al packaging.  Una consapevolezza che deve fare i conti con l’inflazione e i maggiori costi per alcune categorie di prodotti ecocompatibili. In linea con quanto sta facendo l’Europa, ad esempio sugli imballaggi e sull’ecodesign, servono anche nel nostro Paese politiche che orientino il mercato in modo da premiare i prodotti da filiera corta e quelli progettati per essere più facilmente riciclabili. Con benefici per la salute umana, l’ambiente e l’economia».

E conclude: «L’Italia, infatti, è Paese leader nell’economia circolare in Europa. E uno dei motivi sta proprio nella sua avanzata filiera industriale di riciclo dei rifiuti e in particolare degli imballaggi».

In apertura photo by Raul Gonzalez Escobar on Unsplash


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