Attivismo civico & Terzo settore

Upshift, il programma che trasforma gli studenti in changemakers

Si chiama “Idee in azione per Upshift” il programma di Unicef e Junior Achievement Italia dedicato allo sviluppo delle competenze del XXI secolo tra giovani in situazioni di svantaggio. Quest'anno coinvolgerà in particolare giovani rifugiati ucraini, offrendo loro un percorso formativo e insieme di socializzazione

di Sara De Carli

Il primo giorno gli iscritti erano 24, ma in un batter d'occhio sono diventati 37. Quello che hanno apprezzato più di tutto è stata la possibilità di socializzare con altri coetanei, di condividere lo spaesamento di chi si trova non per sua volontà lontano da casa e dagli amici, di unirsi per immaginare insieme un futuro diverso, per sé e per il proprio paese. Sono ragazze e ragazzi ucraini fra gli 11 e i 19 anni che la scorsa estate a Roma hanno partecipato ad “Idee in azione per Upshift”, il programma di Unicef e Junior Achievement Italia dedicato allo sviluppo delle competenze del XXI secolo tra giovani in situazioni di svantaggio.

I ragazzi, nel corso dell’Innovation & Creativity Camp, hanno ideato soluzioni di prodotti o servizi per dare un supporto a chi tornando in Ucraina cercherà casa, per accompagnare chi durante la guerra ha subito menomazioni fisiche, per sostenere chi ha bisogno di un supporto psicologico, per una ricostruzione green. Il focus di Upshift, infatti, è dare voce ai ragazzi su temi dal forte impatto sociale, partendo da sfide concrete che li toccano da vicino. È un percorso che a cascata attiva in maniera molto forte tantissime skills trasversali come il lavoro di squadra, il problem-solving, la comunicazione, la capacità di negoziazione.

Focus Ucraina

Il programma Upshift, sviluppato da Unicef a livello internazionale, in Italia si rivolge a studenti a rischio di dispersione scolastica, Neet, ragazzi con famiglie fragili o fuori famiglia, minori stranieri non accompagnati, giovani migranti e rifugiati. Grazie alla combinazione tra percorsi laboratoriali, formazione docenti e affiancamento di giovani mentori, i giovani acquisiscono le capacità e gli strumenti necessari per l’analisi dei problemi e l’ideazione di soluzioni creative e innovative. Perché se il talento è universale – si legge nella presentazione di “Idee in azione per Upshift” – l'opportunità non lo è.

«Quest’anno “Upshift” rivolge un invito particolare ai giovani rifugiati ucraini, vuole essere una risposta concreta e di qualità in supporto alla loro inclusione sociale nei contesti di arrivo», racconta Elena Locatelli, esperta di educazione in situazioni di emergenza di Unicef in Italia. In questo momento non è chiaro il quadro di quanti siano i profughi ucraini iscritti alla scuola italiana e quanti frequentano la didattica ucraina online. Molti verosimilmente, soprattutto tra i più grandi, stanno studiando da soli e hanno quindi anche una forte necessità di socializzare con i coetanei, sia ucraini sia italiani. “Idee in azione per Upshift” offre loro la possibilità di seguire un percorso di qualità e insieme di socializzazione e inclusione che integra i percorsi scolastici formali. «Sappiamo benissimo quanto sia importante lo scambio tra coetanei per sviluppare competenze socio-emotive. Ecco perché Unicef quest’anno con Junior Achievement Italia ha deciso di rafforzare il programma anche in contesti di educazione non formale. È un modo per aiutare i giovani ad affrontare meglio la situazione che si trovano a vivere ma anche per prepararsi a costruire insieme il loro paese quando rientreranno, ad avere una visione del ritorno. C’è molta voglia di essere protagonisti, i ragazzi hanno ben chiare le problematiche che potranno trovare al rientro: nell’Innovation & Creativity Camp di agosto hanno dimostrato di saper non solo identificare i problemi delle loro comunità, ma anche di proporre soluzioni creative», spiega Locatelli.

Competenze per costruire comunità inclusive

Ecco perché si può dire – sono parole di Miriam Cresta, CEO di Junior Achievement Italia – che formando alle competenze del XXI secolo 3.500 giovani rifugiati da qui al 2024, di cui un migliaio ucraini, iscritti o meno nelle nostre scuole e 340mila studenti italiani dai 5 ai 18 anni, si dà un contributo «per costruire comunità prospere e pacifiche»: un impatto riconosciuto dal fatto che l’organizzazione proprio nel 2022 è stata candidata per il Premio Nobel per la Pace. «Ed ecco perché», continua Cresta, «è fondamentale fare sistema con Agenzie, con tutte le associazioni del Terzo settore, i Comuni, gli Enti pubblici, privati e religiosi che sono attivi nell’emergenza ucraina così da condividere esigenze ed opportunità per i giovani rifugiati. Il programma “Idee in azione per Upshift” verrà implementato in tante città italiane ma solo in sinergia con le comunità territoriali potrà realizzare l’impatto desiderato».

L’ultimo aggiornamento pubblicato dal Viminale al 27 settembre 2022 conta in Italia 171.546 persone in fuga dal conflitto in Ucraina, di cui 49.172 minori. Il Ministero dell’Istruzione al 13 giugno riferiva di 27.506 alunni ucraini accolti nelle scuole dopo il 24 febbraio, ma ora non fornisce più alcun dato relativamente all’anno scolastico in corso. Al 31 ottobre 2022 i MSNA di nazionalità Ucraina nel nostro Paese sono 5.153, il 27,3% del totale. Il tema della solitudine dei ragazzi ucraini rispetto ai loro coetanei e delle difficoltà della socializzazione, quindi, c’è tutto.

La leva sulle competenze del XXI secolo e sull’imprenditorialità

Upshift è nato nel 2014 in Kosovo ed è stato validato in oltre quaranta paesi. In Italia sono già stati coinvolti più di 2.500 giovani e oltre 600 Msna, che nei vari Innovation & Creativity Camp hanno creato più di 200 idee a impatto sociale. Dal 2020, Upshift rientra tra i modelli in corso di sperimentazione nel quadro della fase III della Garanzia europea per l’infanzia (Child Guarantee), volta a prevenire e combattere la povertà minorile e l’esclusione sociale dei minorenni in Europa.

Sarah Martelli, esperta di giovani e adolescenti in Unicef, ricorda l’avvio della partnership con Junior Achievement Italia: «Era il 2018. Iniziammo Upshift in Sicilia con i minori non accompagnati, facendo leva sull'educazione imprenditoriale per la crescita delle soft skills e l’inclusione. Trovammo in JA Italia l’alleato giusto per attivare il potenziale dei giovani e dei giovanissimi». Ogni anno, da allora, “Idee in azione per Upshift” ha “cambiato pelle”, lavorando in territori diversi, con ragazzi con background differenti, nelle scuole come nei CPIA, ma dimostrandosi sempre molto efficace nel creare inclusione sociale. «È successo anche quest’estate con i ragazzi ucraini», conferma Giacomo Giovannini, COO e referente del progetto per Junior Achievement Italia: «Arrivavano da famiglie e comunità per minori diverse, non si conoscevano fra loro: alla fine la loro richiesta più forte è stata sul “come prosegue il percorso”. Hanno espresso il desiderio sia di poter lavorare di più insieme ai coetanei italiani, sia di attivarsi personalmente, senza limitarsi ad attendere che la guerra finisca per poter tornare a casa».

La metodologia

Upshift si basa sulla didattica per competenze, sulla didattica cooperativa, sul learning by doing e sul design thinking. Agli studenti vengono proposte sfide di carattere sociale, a cui sono chiamati a dare soluzioni innovative, creative e sostenibili. Il programma è modulabile e può declinarsi sia a scuola sia in contesti di educazione non-formale. Il programma Upshift mette a disposizione dei ragazzi i propri esperti e dei mentori provenienti da università e aziende. Lavorando con ragazzi che provengono da diversi paesi la dimensione internazionale e poliglotta è la norma: «Nel caso dei ragazzi ucraini effettivamente, però, la lingua non è un tema scontato», ammette Alessandra Barraco, project manager del progetto. La rete dell’organizzazione si è dimostrata ancora una volta un valore aggiunto: «In Italia ospitiamo due colleghe di JA Ucraina, che conoscono e condividono la metodologia: una di loro ha già condotto i workshop di quest’estate. Questa disponibilità ci permette di massimizzare l’impatto. Ci sono anche tanti docenti fra gli ucraini fuggiti dalla guerra, che potrebbero essere coinvolti come futuri mentor», riflette Barraco. Ma la cosa più bella è il contributo che hanno portato ragazze e ragazzi ucraini che vivevano in Italia prima della guerra e che in passato avevano già partecipato al programma “Idee in azione per Upshift” con la loro classe: «Si sono messi a disposizione, nello spirito del give back». Insomma, lo strumento c’è, le risorse pure: le candidature sono ancora aperte per i giovani interessati a partecipare al percorso.

Le foto che accompagnano l’articolo sono state scattate presso Fondazione Elis, a Roma, durante i workshop con i ragazzi ucraini.


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