Politica & Istituzioni

Usa: una vittoria per Hillary, una sconfitta per i Democratici

La senatrice trionfa in Pennsylvania ma “avvelena la campagna elettorale”. E il New York Times decide di scaricarla

di Alessandra Marseglia

I tanti che davano Hillary Clinton ormai per spacciata da settimane, ieri sera si sono dovuti ricredere. La senatrice di New York, infatti, ha mantenuto fede ai sondaggi dell?ultima ora ed ha conquistato la maggioranza delle preferenze nelle primarie della Pennsylvania con un risultato di 54 a 45% sullo sfidante Barack Obama. Ma la vittoria di Hillary non sembra molto di più di una bella rivincita personale.

Come già quello in Ohio e Texas, infatti, il sorpasso ottenuto ieri sera non rovescia lo status quo. Hillary vince solo per una manciata di voti che al momento le permettono di recuperare un po? di terreno ma non certo di raggiungere né di superare Obama. ?Questa vittoria è inconcludente, vacua e disperata? ha scritto senza troppi giri di parole il New York Times nel suo editoriale di oggi. Il quotidiano, tra i primi a schierarsi con Hillary nella battaglia per la nomination democratica, sostiene adesso che la Senatrice di New York ?è oggi responsabile di una negatività che nuoce a lei al suo rivale, al suo partito e alle intere votazioni del 2008?.

Nell?acuirsi della sfida nelle ultime settimane, infatti, l?ex first Lady non si è risparmiata colpi, risvegliando tutti gli spettri che spaventano di Americani. Basti pensare che i suoi spot tv hanno rievocato in un solo colpo la crisi di Wall Street del 1929, l?attacco giapponese a Pearl Harbor, la crisi dei missili di Cuba, la guerra fredda, e naturalmente l?attacco alle Twin Towers dell?11 settembre con tanto di video di Osama Bin Laden. Ancora ieri, nel discorso post vittoria Hillary ha usato il termine ?combattere? tante e tante volte da indurre il New York Times ad affermare: ?dopo 8 anni di amministrazione Bush gli Americani meritano un dibattito politico più pacato, che abbia per oggetto il programma di ciascun candidato in materia di terrorismo, protezione delle libertà civili, soluzione del problema dei mutui e guerra in Iraq?.

La vittoria di Hillary insomma non è indolore. Il clima di odio seminato potrebbe ripercuotesi contro di lei e contro il partito tutto. La decisione di proseguire la corsa contro Obama a discapito di ogni evidenza, il rifiuto caparbio di gettare la spugna anche nell?impossibilità palese di vincere la nomination potrebbe rivelarsi un boomerang per il partito democratico. Ciò che di meglio Hillary può sperare è di arrivare al Congresso dei Democratici di luglio colmando al massimo la distanza di delegati con Obama. A quel punto saranno i Superdelegati a decidere. Ma affidare la scelta ai big del partito è già una sconfitta perché vuol dire spegnere gli entusiasmi della gente comune, quella che oggi spende sabati e domeniche a fare campagna elettorale, apre siti su internet, affolla i seggi elettorali. La stessa, insomma, che costituisce la vera forza di queste elezioni e che fino a pochi mesi fa lasciava prevedere un trionfo a mani basse per il partito democratico. ?La gente è stanca delle primarie? ha detto ancora il New York Times. Ma il voto in Indiana e North Carolina è tra meno di due settimane ed Hillary è già pronta a riprendere la battaglia.


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