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Anteprima magazine

Quella sull'azzardo è una battaglia che ci riguarda tutti

3 Febbraio Feb 2016 0900 03 febbraio 2016
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L’editoriale di Riccardo Bonacina sul nuovo numero di Vita in edicola da venerdì 5 febbraio. «In questo numero vi proponiamo un quasi monografico sul gioco d’azzardo. A beneficio delle organizzazioni della società civile e della politica affinché finalmente metta in campo serie politiche di contrasto»

Vi meravigliereste se al letto di un malato di emofilia venisse chiamato per le cure Dracula in persona? Immagino di sì, ci metteremmo tutti a urlare e gridare “Siete pazzi?”. Così come ci meraviglieremmo, per uscir dal paradosso, se vedessimo imprese produttrici di tabacco fare campagne contro il fumo, produttori di superalcoolici finanziare campagne contro il consumo di alcool, aziende di armi che promuovono i loro prodotti con lo slogan “Spara responsabilmente”. Almeno ci sfiorerebbe il dubbio che sotto queste iniziative ci sia qualche imbroglio o strumentalizzazione. Invece, succede che le multinazionali del gambling e dell’azzardo continuino a sedurre organizzazioni della società civile proponendo loro partnership per campagne improbabili di informazione.

Successe un anno fa con il cartello di grandi e storiche associazioni raccolte nella campagna Mettiamoci in gioco che firmarono un protocollo che voleva addirittura espungere dal linguaggio la parola “azzardo”, protocollo poi giustamente stracciato, e succede ancora con la firma di un protocollo tra un’associazione storica dei consumatori come Adiconsum, promossa da un grande sindacato come la Cisl e una multinazionale delle scommesse e dei casinò online con sede a Malta come Unibet. La Cisl s’è subito dissociata chiedendo al presidente di Adiconsum di rescindere ogni accordo. Ma per ora, Pietro Giordano tace. Speriamo si renda conto che è meglio confessare un errore che insistere su una strada sbagliata che non può che minare la credibilità dell’associazione, un’associazione che fa parte della Consulta delle Associazioni di consumatori presso il ministero della Sviluppo economico e che gestisce parte del Fondo di prevenzione usura del ministero del Tesoro (ed è a tutti chiaro come il gioco d’azzardo sia causa di sovraindebitamento delle persone e quindi del ricorso al prestito usurario).

Certo, impressiona constatare una volta di più la minorità culturale di tanto associazionismo che ancora non si rende conto che essere partner (con ritorno economico?) di una campagna di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico che viene finanziata da chi fa enormi profitti vendendo l’azzardo è evidentemente una campagna pubblicitaria del prodotto stesso.

Come ha scritto Luigino Bruni: “Nelle campagne cosiddette di prevenzione, si parla sempre e solo di azzardo (naturalmente con i suoi nomi addomesticati). Parlando dei divieti e delle patologie, si aumenta soprattutto la conoscenza dell’azzardo, si diffonde la malattia mentre se ne parla”. Anche per questa ragione abbiamo deciso in questo numero di offrire ai nostri lettori un quasi monografico che racconti come è stato possibile che un Paese di risparmiatori si trasformasse nel bengodi dell’azzardo, il 26% del fatturato mondiale è made in Italy. Ripercorriamo la storia, restituiamo i numeri del fenomeno, le storie del disagio sociale ed antropologico che provoca, le sfide che oggi abbiamo davanti per contrastare un fenomeno che ha bruciato denaro, legami sociali, corrotto luoghi (leggete gli articoli degli otto scrittori che abbiamo chiamato a collaborare in questo numero).

Da tempo Vita, insieme a tutti i movimenti impegnati sul tema, chiede il divieto assoluto di pubblicità come già accade per tabacco e alcool. Occorre lavorare per mettere argini al dilagare dell’azzardo che ha tracimato in ogni dimensione spazio temporale, si può giocare sempre e ovunque, online, sotto casa al bar. E occorre farlo perché come ha detto il presidente della Cassazione, Giovanni Canzio inaugurando l’anno giudiziario: «I gruppi mafiosi, si sono progressivamente radicati nel tessuto economico e sociale dei centri urbani ove, dedicandosi ad attività imprenditoriali apparentemente lecite, provvedono al riciclaggio di denaro proveniente dalle attività tradizionali come estorsioni, traffico illegale di droga, gioco d’azzardo e videogiochi, gestione delle sale scommesse».

Negli ultimi quattro anni è stato fatto un lavoro eccezionale, dal basso, nei territori si sono levate voci di protesta, espressioni civili del disagio e del degrado che l’azzardo anche legale porta con sé. È stato un lievitare di coscienza che ha contagiato formazioni sociali, enti locali, Regioni e anche aziende di prodotti finanziari, penso a Unipol Sai, che a poco a poco si sono resi conto delle diseconomie, dei rischi sociali e persino psichiatrici che l’azzardo, “testa e croce del Niente”, come lo definisce Valerio Magrelli, scarica sui territori e nell’anima delle persone. Un lievitare di coscienza che è arrivata sino alla politica sino a un paio d’anni fa presidiatissima dalle lobby potenti dei Concessionari di Stato che vantavano referenti in tutti i posti chiave, Commissioni, Governo, aule parlamentari, con tanto di sottosegretari con delega ai Giochi e presidenti di Commissione. Grazie anche al ricambio generazionale delle elezioni 2013 e all’avvento di un sindaco prima alla segreteria Pd e poi al Governo, da fine 2013 un sistema accuratamente costruito negli ultimi vent’anni, è andato in crisi inanellando una serie di sconfitte davvero impreviste e spiazzanti: dal ritiro del Salva Roma che chiedeva di penalizzare i Comuni con misure anti slot, a fine 2013 e dopo lo sprezzante giudizio di Matteo Renzi neo segretario del Pd: “una porcata”, sino al decreto sui giochi previsto dalla Delega fiscale dichiarato irricevibile dal Governo nel giugno 2015, dalla nascita di un Intergruppo Parlamentare contro l’azzardo che conta oltre 200 adesioni sino agli spiragli aperti dalla Legge di Stabilità 2016 sul divieto di pubblicità e sulla diminuzione di macchinette e terminali sul territorio.

L’era degli amici degli amici pare definitivamente al tramonto ma sono tali gli interessi in gioco (88,4 miliardi di fatturato al 31/12/15 dicono le proiezioni raccolte nei corridoi dell’Agenzia dei monopoli e utili che continuano a crescere per i concessionari) che si consiglia massima allerta in Parlamento e nei territori. L’azzardo, contrariamente a quanto in questi anni si è voluto far credere, non è mai stato un gioco e i fatti di cronaca ce lo dimostrano quotidianamente. È un’industria, nel senso incostituzionale del termine, e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma, desertifica i legami sociali, distrugge il risparmio, genera crescente povertà e sofferenza.

Per questo è importantissimo che le organizzazioni della società civile siano ben coscienti della partita in corso e degli spiragli aperti. Occorre molta concentrazione sugli obiettivi, il 2016 sarà probabilmente davvero l’anno di una regolazione nazionale. E occorrerà che la normativa non avvenga per sottrazione di quanto già fatto sui territori, ma al contrario, proprio da quanto Regioni e Comuni hanno messo in campo in questi anni, tragga gli elementi migliori, quelli che hanno mostrato di ben funzionare come è successo in Lombardia.

Questi sono gli obiettivi da perseguire alla cui condivisione invitiamo tutti, anche Adiconsum. Divieto di pubblicità senza se e senza ma da perseguire appoggiando le due iniziative alla Camera e in Senato; una legge nazionale che smini i territori dalle slot e che persegua una moratoria nella nuova offerta di gioco; una legge nazionale che lasci a Regioni e Comuni la libertà sussidiaria di una piena sovranità nella regolamentazione dell’offerta dell’azzardo sul proprio territorio, per questo ci appelliamo alla Conferenza Stato, Regioni, Enti locali perché in tal senso deliberi. Per questo nel servizio proponiamo una piattaforma.

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