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L'intervista

L’agenda del nuovo presidente delle Acli

18 Maggio Mag 2016 1449 18 maggio 2016
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Neo eletto a sorpresa presidente delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, dopo un convulso Congresso, Roberto Rossini descrive l’universo aclista che verrà, tra sostenibilità economica, impegno politico e Papa Francesco

Si chiama Roberto Rossini, ha 51 anni, padre di due figli, bresciano ed è docente di diritto e metodologia della ricerca sociale presso l'istituto Maddalena di Canossa. Ma dall’8 maggio scorso, a sorpresa, è anche il nuovo presidente delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, una delle associazioni di promozione sociale più importanti in Italia. «Il pensiero collettivo è la forza delle Acli, un pensiero che nasce dalla nostra capacità di stare nella quotidianità della vita», sono state le sue parole appena eletto, dopo un difficile congresso che aveva visto prima l’associazione dividersi sui due candidati ufficiali e poi virare sul suo nome.

La sua elezione, non è un segreto , è arrivata da un congresso travagliato che ha visto l’associazione divisa in due schieramenti. Pensa riuscirà a ricomporre la situazione?
Si sono confrontate due candidature di due dirigenti significativi della nostra associazione. Nessuno delle quali però ha presentato una maggioranza chiara. Per questo motivo entrambi hanno ritenuto di fare un passo indietro per favorire una terza candidatura che è stata poi la mia. Certamente ci sono stati toni da Congresso, anche maschi, ma con un atteggiamento da parte di tutti rispettoso del bene comune dell’associazione.

Nessuno strascico dunque?
Non ci sono state situazioni di particolare tensione o rottura. Però certamente c’è da ritrovare unanimità, soprattutto a livello di gruppo dirigente nazionale. Sto già lavorando per questo.

La sua agenda di governo cosa prevede nel breve periodo. Quali gli obbiettivi dei primi 100 giorni?
Ci sono due fronti in cima alla lista. Il primo, interno, che è il continuare un’opera di sostenibilità del sistema delle Acli nella sua complessità. Un lavoro che dura da qualche anno ed è stato pensato in modo unitario. Un tema cui teniamo tutti. Si tratta di un riordino organizzativo, più in linea con i tempi che stiamo vivendo. Finora abbiamo condotto un buon lavoro sull’associazione ma c’è da garantite un disegno complessivo per tutto il sistema. Compresi il Caf, i patronati, l’Enaip e le associazioni specifiche. Ci sono infatti situazioni che hanno rilevanza economica e richiedono una gestione in comune delle risorse. Nell’ottica della Riforma del Terzo settore poi ci è chiaro che questo diventa un tema centrale.

L’altro fronte?
C’è da combattere alcune battaglie sociali e politiche significative. Quella sulla povertà e per il Reis innanzitutto che riteniamo per noi strategica. Continueremo a presidiare il tema delle riforme istituzionali anche perché siamo direttamente interessati alla riflessione sui corpi intermedi. Rappresentatività e mediazione sociale e culturale sono da sempre per noi fondamentali, sono parte del nostro dna.

Un ruolo quindi di accompagnamento delle riforme?
Siamo di fronte ad un panorama politico instabile che ha bisogno di corpi solidi e riferimenti. Noi vorremmo essere questo tipo di riferimento.

Come immagina le Acli nei prossimi anni?
Come un attore protagonista nella ricostruzione delle comunità. I nostri oltre 3mila circoli sono sul territorio ed è lì che pulsa il nostro cuore. Vogliamo seguire l’insegnamento di Papa Francesco e aiutarlo. Aiutare le persone e stare con il popolo, è questa la sfida che ha lanciato il Pontefice e che noi intendiamo raccogliere. A partire da lavoro, famiglia e politica. Questa spinta a stare nelle strade ci piace molto. Le cose che oggi dice il Papa sono molto acliste.

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