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«Ecco perché da musulmana ho votato Trump»

11 Novembre Nov 2016 1520 11 novembre 2016
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Il mondo dei media e delle élite sta provando a darsi delle spiegazioni sul perché dell’esito elettorale e soprattutto sulla propria totale impreparazione di fronte alla realtà delle urne. Eppure nessuno prende mai in considerazione la “maggioranza silenziosa”. Asra Nomani ha deciso di scrivere al Washington Post per spiegare il motivo che l'ha portata, da donna, musulmana, scrittrice, femminista e attivista, a votare per il neo eletto presidente

La psicosi non accenna a diminuire. Le èlite, in particolare i media, dopo aver parlato per mesi di scenari risultati totalmente inesistenti, aver tirato la volata di Hillary Clinton (nessun giornale schierato nei primi 100 per tiratura, due nei primi 200) e aver incensato in ogni modo l’amministrazione Obama hanno dovuto svegliarsi. Una doccia fredda che parla di un’America molto diversa da quella raccontata fino al 7 novembre. Eppure nessuno sembra fare mea culpa. Nessuno sembra prendere in considerazione la possibilità che ad essere un problema non sia tanto ilò risultato democratico ma la propria incapacità di analizzare e capire il proprio contesto di riferimento.

Eppure, nonostante tutto, invece che provare a capire i motivi per cui il Paese è andato in una direzione mentre loro erano già largamente incamminati dalla parte opposta tutto è ripreso come prima. Dunque dall’8 novembre è un fiorire di analisi sulla esplosione della violenza razziale delle ultime 48 ore (mentre da anni negli Usa all’ordine del giorno vediamo poliziotti freddare cittadini di colore inermi agli angoli delle strade), sui passi indietro del femminismo americano (sono moltissimi gli articoli che si chiedono quale sarà la sorte dell’orto di Michelle Obama, evidentemente per qualcuno è una priorità del Paese), sulla tragedia ambientale imminente o sugli scenari da terza guerra mondiale che Trump scatenerà (anche se tutti i conflitti, dal Maghreb all’Africa subsahariana, passando per Medio Oriente e Ucraina hanno visto la regia diretta o indiretta dell’amministrazione Obama e Clinton).

Nessuno però si chiede perché la gran parte dell’America abbia scelto di mandare a Washington Donald Trump invece che Hillary Clinton. La risposta è già pronta e supportata da statistiche e numeri (tute basate sulle stesse rilevazione che avevano già incoronato Clinton presidente): Trump ha vinto grazie al voto delle campagne, degli anziani e degli scarsamente scolarizzati. Insomma è un voto di rabbia, ignoranza e protesta. La stessa risposta data per spiegare Brexit.

Asra Nomani

Nessuno che si chieda chi sia veramente questa maggioranza silenziosa che ha votato Trump? Che facce abbiano, da dove vengano e cosa facciano nella vita. Per questo Asra Nomani, una di loro, ha deciso di scrivere al Washington Post e spiegare la propria scelta.

Solo che Asra non è una persona qualunque. È una giornalista e saggista indiana naturalizzata statunitense, musulmana, femminista e nota attivista dei movimenti liberali nell'Islam e del femminismo islamico.

È autrice di due libri (“Standing Alone in Mecca: An American Woman's Struggle for the Soul of Islam” e “Tantrika: Traveling the Road of Divine Love”) e della “Carta islamica dei diritti delle donne nella stanza da letto e nella moschea” e dei “99 precetti per aprire i cuori, le menti e le porte nel mondo musulmano”. Nel novembre 2003 Nomani fu la prima donna nella sua moschea della Virginia Occidentale a chiedere di poter pregare nella sala principale riservata ai maschi. Successivamente organizzò la prima preghiera pubblica negli Stati Uniti di un gruppo promiscuo di fedeli guidata da una donna (nella foto di copertina).

«Questa è la mia confessione», inizia a scrivere Asra «sono una di quegli elettori silenziosi. E non sono bigotta, razzista, maschilista o suprematista bianca, come vengono chiamati gli elettori di Trump». Asra ha 51 anni, è una madre single e ha votato Obama nel 2008. E ora sostiene Trump.

«Ma respingo le accuse di odio, divisione, ignoranza che vengono rivolte all’elettorato di Trump. Io sostengo il Partito Democratico su aborto, il matrimonio omo e il cambiamento climatico. Ma sono una madre single che non può permettersi l’assicurazione sanitaria Obamacare. E il programma del presidente “Hope Now” non mi ha aiutato».

È appunto appartenente a quella classe media impoverita che ha decretato il successo di Trump, quella degli Stati dell’entroterra, lontana dalle luci della ribalta di New York, Washington o, dal lato opposto, Los Angeles e la liberal California. Obama, secondo Asra, è stato troppo debole con il terrorismo islamico e troppo morbido con l’Islam Radicale.

La scrittrice poi non è mai stata convinta dalla Clinton: «Le rivelazioni delle donazioni di milioni di dollari alla Fondazione Clinton da parte di Qatar e Arabia Saudita hanno definitivamente affondato il mio sostegno per lei. Non ho nessun timore ad essere musulmana in America. Sono arrivata a 4 anni dall’India. L’America, la nostra lunga storia di giustizia sociale e dei diritti civili non permetterà mai che si concretizzi l’allarmismo che si è accompagnato alla retorica della campagna elettorale di Trump».

Qualuno è il caso che ricordi ad una certa America che sarebbe il caso, tra una puntata in metropolitana per distribuire volumi sul femminismo e una spilla da balia sul bavero della giacca per schierarsi contro il razzismo e le discriminazioni, che qualcuno si occupasse anche di lavoro, welfare e sanità. Perché a quanto pare il resto d'America, quello più numerosa, ha questi temi in cima alla propria agenda.

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