Riforma Terzo settore

Impresa sociale, ecco cosa prevede il decreto correttivo

21 Maggio Mag 2018 1707 21 maggio 2018

Con tutta probabilità spetterà al nuovo governo decidere se approvare il testo che "sistema" il decreto legislativo 112/2017. I 7 punti qualificanti del provvedimento parcheggiato in Parlamento in attesa del cambio di guardia a palazzo Chigi

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Con tutta probabilità spetterà al nuovo governo decidere se approvare il testo che "sistema" il decreto legislativo 112/2017. I 7 punti qualificanti del provvedimento parcheggiato in Parlamento in attesa del cambio di guardia a palazzo Chigi

Come sappiamo il decreto correttivo sull’impresa sociale, insieme a quello sul nuovo codice del Terzo settore non hanno ancora avuto il via libera definitivo dal consiglio dei ministri. Ad oggi tutto fa pensare che toccherà al Governo giallo verde ideato dal tandem Di Maio-Salvini deciderà se dare il via libera (come richiede il Forum del Terzo settore) o meno le norme correttive dei due decreti entrati in vigore la scorsa estate (il numero 112/2017 per l’impresa sociale e il numero 117/2017 per il codice del Terzo settore). Per tagliare il traguardo c’è tempo sino a fine luglio. Altrimenti varranno le norme già in funzione.

Ma quali sono gli interventi che i decreti correttivi apporterebbero in particolare in tema di impresa sociale? I più significativi li ha illustrati il notaio milanese Monica De Paoli in occasione del recente Festival del Fundraising. Vediamoli in sintesi:

  1. I lavoratori qualificati devono essere impiegato per almeno 24 mesi;
  2. Non costituisce distribuzione di utili la ripartizione ai soci dei ristorni nelle cooperative;
  3. Possono essere imprese sociali le associazioni e fondazioni derivanti dai processi di trasformazione delle IPAB;
  4. I volontari non concorrono nel computo dei costi di servizio
  5. Il termine per adeguare gli statuti passa da 12 a 18 mesi (20 gennaio 2019)
  6. Gli investitori devono mantenere l’investimento per 5 anziché per i 3 anni previsti allo stato
  7. La vigilanza sulle norme fiscali compete all’Agenzia Entrate

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