SOS VILLAGGI Ugo Panella
Cooperazione

Ong missione Italia. Ecco cosa fanno nel nostro Paese

12 Luglio Lug 2019 1509 12 luglio 2019
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Infanzia, donne, Neet, rifugiati e minori stranieri non accompagnati: questi alcuni dei settori di intervento delle organizzazioni non governative nelle città e nelle periferie italiane. Migliaia di persone (per lo più italiane) beneficiarie delle azioni di empowerment, delle cure e dell’assistenza sanitaria

Contrastare la povertà educativa, aiutare le donne a uscire da situazioni di violenza domestica, protezione di minori soli e senza famiglia e poi cure sanitarie per i più poveri, educazione ambientale, percorsi di inclusione e formazione lavorativa…. Si potrebbe andare avanti ancora a lungo a elencare attività e iniziative che vedono le ong protagoniste in Italia (il nostro è infatti il primo paese target dei non governativi made in Italy davanti a Kenya e Mozambico, vd il numero di giugno del magazine "Viva le Ong"). E non si tratta di azioni messe in campo dall’altra parte del mondo, ma sono tutte attività che hanno come scenario il nostro Paese, le sue periferie, scuole e non solo.
Al punto che, come sottolinea Paola Crestani, presidente di Ciai «se noi ong scendessimo in sciopero salterebbe un pezzo di welfare italiano». Un’affermazione esagerata? A guardare i dati assolutamente no.

ActionAid per esempio, nel 2018 ha impegnato il 19% dei suoi fondi in 30 progetti in Italia (nel mondo i programmi attivi sono 227 distribuiti in 33 Paesi). Gli ambiti di intervento vanno dalla povertà educativa al contrasto alla violenza di genere, dalla cittadinanza inclusiva al reinserimento di giovani Neet (con il 28,9% dei giovani che non studia e non lavora il nostro Paese detiene il record europeo). Per esempio, il progetto WeGo2 nato per sostenere l’empowerment socio-economico delle donne fuoriuscite da percorsi di violenza domestica è realizzato da ActionAid con altre cinque organizzazioni in Italia, Grecia, Bulgaria e Spagna ed è cofinanziato dall’Unione europea. A Napoli un progetto “This must be the place” mira a favorire il processo di integrazione di un gruppo di giovani in uscita dallo Sprar grazie al confronto e la relazione con un gruppo di coetanei universitari.

Un’organizzazione come Sos Villaggi dei Bambini negli ultimi quattro anni ha raddoppiato i beneficiari delle sue azioni in Italia, prendendosi cura di ben 1.200 persone (nel mondo quelle raggiunte sono oltre 7.200, grazie a 422 tra programmi e Villaggi Sos). I dati del rapporto attività 2018 (appena diffuso) accanto ai sei Villaggi Sos presenti in Italia (Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno, Roma e Mantova) presentano due programmi diretti: uno di affido familiare a Torino e uno di sostegno psico-sociale per i minori stranieri non accompagnati che in Calabria ha raggiunto 371 Msna. «Nell’attuale contesto italiano, in cui cambiano frequentemente le politiche di welfare e diminuiscono gli investimenti a favore delle fasce più deboli, è fondamentale ribadire l’importanza di tutelare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza», commenta Roberta Capella, direttore di Sos Villaggi dei Bambini.

Uno dei benificiari del progetto Avsi di inserimento lavorativo

Di minori non accompagnati e di maltrattamento infantile si occupa anche Cesvi che sviluppa quasi il 90% dei suoi progetti nel mondo. Nel nostro Paese l’ong bergamasca è impegnata in settori quali lo sviluppo rurale, la crescita inclusiva e sostenibile (il 24,7% dell’intervento in Italia), la sensibilizzazione e il grande capitolo della protection dei minori che rappresenta il 49% delle attività portate avanti nel nostro Paese.
Anche per Fondazione Avsi i progetti italiani rappresentano una piccola percentuale rispetto ai progetti e agli interventi nei diversi Paesi del mondo. Tra quelli attivi nel nostro Paese vi è “La casa allargata per condividere i bisogni” realizzato con le suore di Carità dell’Assunzione che a Torino, Milano, Trieste, Roma e Napoli si occupano di assistenza domiciliare, accoglienza diurna dei minori, impegno educativo nel rapporto con la scuola e con la famiglia, la collaborazione con gli enti locali e i servizi sociali. Diversi invece i progetti attivi con i profughi e i migranti, come ad esempio uno che si occupa di inserimento lavorativo sul territorio italiano nei settori: ristorazione, logistica, agricoltura, alberghiero. Sempre in questo campo Avsi sostiene le realtà che già operano sul territorio italiano per la prima e seconda accoglienza (negli anni scorsi il sostegno dell’Hub gestito dalla Fondazione Progetto Arca a Milano e il Progetto «Rifugiato a casa mia» integrazione in famiglia con la Caritas).

Immagine sull'intervento di Save the Children nelle aree del sisma - 2017

Due i progetti nazionali attivati da Cifa onlus, accanto ad altri più piccoli sviluppati in Piemonte con il Consorzio delle ong piemontesi (7 lo scorso anno, ora raddoppiati). #Iorispetto è il progetto che – della durata di 18 mesi - si concluderà a novembre e che mira a contrastare l’hate speach fin dai banchi di scuola. «È un progetto in partenariato con Amnesty International, l’associazione dei mediatori, il teatro sociale di comunità di Torino e Icei di Milano», spiegano dall’ong. Coinvolte ben 408 classi di tutta Italia dalla IV elementare al triennio delle medie. Sono circa 500 invece le scuole che hanno aderito a un secondo progetto che Cifa sta portando avanti con Legambiente e altri partner dal titolo #SOStenibile e che mira a formare ragazzi consapevoli su tematiche quali la mobilità, i rifiuti e il clima e che ha l’obiettivo di rendere gli studenti consapevoli, ma anche attivi.

L’attenzione ai minori è uno dei target dell’intervento delle ong nel nostro Paese. Per un’organizzazione come Save the Children si tratta, come ricorda Raffaella Milano, direttrice Programmi Italia-Europa «del doppio mandato che abbiamo fin dalla nostra origine cento anni fa: occuparci dei bambini in difficoltà nel mondo e nel Paese in cui siamo basati. Possiamo dire che agire anche in Italia è nel nostro Dna». I progetti attivati in Italia sono focalizzati sull’infanzia e hanno una particolarità, continua Milano «legare i programmi sul campo a un’azione di advocacy. Non pretendiamo di risolvere i problemi, come quello della povertà educativa su cui siamo attivi per esempio con i Punti Luce, uno dei programmi più rappresentativi, ma di indicare una strada, aprire una breccia». Nel 2018 sono stati raggiunti oltre 75mila minori con interventi che hanno interessato diversi aspetti della vita di ogni singolo bambino. Una delle ultime sfide raccolte da Save the Children in Italia è quella di occuparsi dei primi mille giorni di vita di un bimbo «paradossalmente è il periodo di vita di un minore in cui c’è meno intervento pubblico», chiosa Milano. Il progetto “Fiocchi in ospedale” nasce nel 2012 e a oggi è operativo in 12 ospedali di sette città italiane.

Di contrasto alla povertà nell’area di Milano si occupa l’unico progetto italiano di Coopi che in questa iniziativa collabora con Banco Alimentare ed è la «prosecuzione del lavoro di assistenza umanitaria che portava avanti padre Vincenzo Barbieri, fondatore di Coopi, nell’area di Milano e che l’organizzazione ha preso in carico, all’indomani della sua scomparsa, con l’aiuto dei volontari», spiegano dall’ong

Intervento Emergency a Macerata ©Foto Carolina Paltrinieri

Povertà educativa e attenzione ai Msna caratterizzano l’azione di Ciai che quest’anno amplia la platea dei beneficiari che tocca quota 5mila (lo scorso anno erano 4mila) grazie ai progetti come Saama (Strategia di accompagnamento all’autonomia per minori accolti), la prosecuzione di Progetto Harraga (qui una news). «La base è sempre Palermo, ma il modello Harraga con Saama che ha come ente capofila l’associazione Send di Palermo si amplia anche ai territori di Agrigento e Marsala», spiega Luca Meschi, direttore territoriale Italia di Ciai. «Sulla povertà educativa è attivo il progetto Tu sei scuola, operativo nelle medie in sei territori, mentre presidia il passaggio elementari – medie il programma “Piccoli che valgono”. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere, accanto ai bambini delle scuole anche tutta la comunità educante e i territori», conclude Meschi. Al di là dei progetti, osserva Paola Crestani «dai nostri stessi soci è arrivato l’input a lavorare per promuovere la cultura dell’accoglienza contro ogni discriminazione. Vivendo l’esperienza dell’adozione internazionale molti stanno vivendo sulla loro pelle il clima d’odio che si sta diffondendo. Ed è da questo mandato che Ciai ha iniziato a farsi promotrice di un messaggio positivo, accogliente e favorevole all’inclusione partecipando alle campagne e ai tavoli sul tema. Perché», conclude, «noi lo sperimentiamo ogni giorno: accogliere una persona diversa funziona e rende felici».

Intervenire sulla povertà educativa è uno dei progetti italiani di realtà come WeWorld che ha da poco lanciato un nuovo progetto nazionale (vedi news) come anche di Aibi – Amici dei Bambini (qui i progetti in Italia) che accanto ai servizi di accoglienza, protezione e supporto alla famiglia in stato di fragilità (progetto Fame di Mamma) ha attivato il progetto “Panthaku- educare dappertutto” (inserito nel bando nazionale adolescenza 2016 di Con i Bambini) a Salerno, Castellammare di Stabia e S. Maria Capua a Vetere contro la dispersione scolastica.

«Da sempre in Italia portiamo avanti progetti di educazione alla cittadinanza globale e comunicazione mirata a una maggiore consapevolezza sul fenomeno migratorio» osserva Renata Torrente, coordinatrice dei programmi Italia di Amref. Uno dei filoni storici portati avanti dalla ong è “A scuola con Amref” (nella foto) che da 15 anni ogni anno coinvolge una media di 300 classi in tutta Italia con programmi didattici arricchiti dall’opportunità di gemellaggi con le scuole in Kenya. Un secondo filone di intervento è quello legato alle migrazioni e al tema delle mutilazioni genitali femminili, della salute materno infantile e dei diritti delle donne. «Nei nostri progetti di formazione socio-sanitaria è attivo anche uno scambio con operatori sanitari italiani e africani», continua Torrente. «Per noi sono importanti anche gli interventi di sensibilizzazione e prevenzione di base sulle Mgf lavorando con la diaspora africana in Italia».

Medico Emergency a Polistena - @foto Vincenzo Metodo

Dodici progetti attivi dal 2006 con oltre 365mila prestazioni offerte al 2018: questi i numeri degli interventi di Emergency (qui) nel nostro Paese dove la ong nota per le sue attivtà nelle aree critiche del mondo sostiene «il diritto alla salute per tutte quelle fasce della popolazione che, a causa della scarsa consapevolezza dei propri diritti o per barriere linguistiche, incontrano difficoltà a orientarsi in un Sistema sanitario complesso come quello italiano», spiega Andrea Bellardinelli, coordinatore del Programma Italia Emergency. «L’impegno non è solo quello di offrire cure mediche ma di monitorare i bisogni del territorio, colmare vuoti legislativi e procedurali e sensibilizzare alla creazione di servizi accessibili a tutti». Ambulatori fissi e mobili sono attivi nelle periferie cittadine che offrono assistenza socio-sanitaria per migranti e persone vulnerabili, dal 2011, inoltre sono offerte cure e servizi socio-sanitari gratuiti ai lavoratori agricoli stagionali delle campagne del sud a Polistena, Latina e Castel Volturno. Dall’estate 2016 è offerta assistenza psicologica e infermieristica alle popolazioni colpite dal terremoto dell’Italia centrale.


In apertura foto di Ugo Panella - Sos Villaggi dei Bambini

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