Salute

Parkinson, in arrivo un marcatore per la diagnosi precoce?

27 Maggio Mag 2022 1635 27 maggio 2022

Il ricercatori della Fondazione Don Gnocchi hanno individuato nella saliva una proteina, l'alfa-sinucleina, che alla spettroscopia Raman presenta una forma “sana” e una forma “alterata” in chi ha il Parkinson. Il gruppo di chimici teorici del prof Ceotto stanno cercando di definire una "maschera teorica" della firma digitale della proteina alterata, così che sia possibile fare una diagnosi precoce e automatizzata attraverso una piattaforma computazionale.

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Marzia Bedoni Fondazione Don Gnocchi
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Il ricercatori della Fondazione Don Gnocchi hanno individuato nella saliva una proteina, l'alfa-sinucleina, che alla spettroscopia Raman presenta una forma “sana” e una forma “alterata” in chi ha il Parkinson. Il gruppo di chimici teorici del prof Ceotto stanno cercando di definire una "maschera teorica" della firma digitale della proteina alterata, così che sia possibile fare una diagnosi precoce e automatizzata attraverso una piattaforma computazionale.

Un altro passo verso l’obiettivo di diagnosticare precocemente il Parkinson, attraverso la saliva. Entra infatti nella “fase due” il progetto SEMISOFT (A web-platform interfaced software for spectroscopic molecular characterization with application to the diagnosis of Parkinson's disease), coordinato dal professor Michele Ceotto, docente di chimica teorica all'Università Statale di Milano e vincitore di un finanziamento ERC Proof of Concept, a cui collabora il Laboratorio di Nanomedicina e Biofotonica Clinica dell’IRCCS “Don Gnocchi” di Milano, diretto da Marzia Bedoni.

Due anni fa avevamo già raccontato di come il Labion abbia messo a punto una metodologia estremamente innovativa: da un campione di saliva, con la spettroscopia Raman, si ottiene una “firma molecolare” che permetteva di riconoscere i pazienti malati di Sla e in prospettiva, di Alzheimer e Parkinson. La dottoressa Bedoni e il suo gruppo di ricerca sono da anni impegnati nella ricerca di nuovi biomarcatori innovativi e facilmente accessibili, per la diagnosi precoce e il monitoraggio di patologie neurodegenerative complesse: l’analisi in spettroscopia Raman della saliva, basata sull’utilizzo della luce laser per studiare la composizione chimica di campioni complessi, ha portato a risultati promettenti, utilizzati anche per la diagnosi del Covid-19. Il concetto fondamentale è che con la spettroscopia Raman, partendo da un banalissimo campione di saliva, facilissimo da raccogliere, si ottiene una “firma molecolare” della singola persona. «È una sorta di grafico con dei picchi, che dà l’impronta digitale di quel che contiene il campione biologico. Se usiamo questa firma come biomarcatore e mettiamo a confronto i vari spettri, di soggetti sani e di persone con una diagnosi, abbiamo visto che esistono differenze statisticamente significative», ci spiegava due anni fa Bedoni. E ora? Quali passi avanti sono stati fatti?

Il laser verde che esce dallo spettroscopio Raman

«Siamo andati avanti su questa strada e per Alzheimer, Sla, Parkinson abbiamo visto che attraverso la saliva è possibile non solo fare una diagnosi ma distinguere tra varie patologie, fare cioè una diagnosi differenziale. Un anno fa siamo stati contattati dal gruppo del professor Ceotto, dell'Università Statale di Milano e abbiamo iniziato a lavorare insieme: noi sulla parte sperimentale, analizzando le salive dei nostri pazienti con Parkinson già diagnosticato, per individuare un biomarcatore che permettesse la diagnosi precoce dalla saliva. Ci siamo concentrati su una proteina, l'alfa-sinucleina che ha - semplificando - una forma “sana” e una forma “malata”», racconta Bedoni. Questi studi sperimentali hanno posto le basi per affiancare alla spettroscopia Raman un discorso legato alla chimica teorica e alla simulazione quantistica per identificare nella saliva, andando a sviluppare una piattaforma web che permetta ai ricercatori di comprendere meglio i risultati sperimentali. In sostanza il gruppo del professor Ceotto partendo dai dati sperimentali e applicandovi l’intelligenza artificiale simula in maniera computazionale una “maschera teorica” dell'alfa-sinucleina che - di nuovo - i ricercatori del Labion vanno a comparare sperimentalmente con le “firme salivari” raccolte nei pazienti con il Parkinson e nel campione di controllo sano. «Noi vediamo se c’è o meno sovrapposizione tra il campione e il modello simulato. L’obiettivo è arrivare a una piattaforma computazionale che in maniera autonoma e quindi più rapida sia in grado di individuare questa proteina alterata nella saliva, permettendo una diagnosi precoce».

Oggi la diagnosi di Parkinson viene fatta dopo la comparsa dei sintomi e anzi, talvolta passa molto tempo perché i sintomi non sono "esplosivi", ma altalenanti. «È un discorso simile a quello dei marcatori tumorali, se hai individuato il marcatore, anche se il paziente non ha sintomi puoi presumere che li avrà a breve. Questa diagnosi predittiva permette un intervento farmacologico tempestivo per fermare la progressione della malattia e insieme l'avvio precoce di un intervento clinico-riabilitativo», conclude Bedoni.

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