Opera San Francesco

Fra Marcello racconta l'exploit dei volontari all'Opera

1 Aprile Apr 2019 1246 01 aprile 2019
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Sono oltre mille le persone attive in Osf e tanti sono in lista d’attesa. «Spiace dover dire che non c’è posto a chi si rende disponibile», commenta il responsabile del servizio volontariato che annuncia l’apertura di un nuovo servizio a favore dei più poveri proprio nell’anno in cui la realtà milanese festeggia i suoi primi 60 anni. Il segreto di tanta disponibilità? «Io lo chiamo il contagio del bene»

Il 2019 per Opera San Francesco è un anno importante. A dicembre saranno esattamente 60 anni da quanto fra Cecilio inaugurò la mensa per i poveri che diede il via a Osf. Tra le iniziative pensate per sottolineare l’anniversario vi è “Volontario all’opera per un giorno” che in questi primi mesi dell’anno ha visto indossare i panni del volontario a personalità quali il campione del Milan Demetrio Albertini, il sindaco di Milano Beppe Sala, l’attore Antonio Albanese (qui la news) e l’attore e presentatore Enrico Bertolino (qui la news ) e tanti altri ne seguiranno.
Un’iniziativa che sta riscuotendo successo, ma che non ha il fine di reclutare nuovi volontari anche perché l’associazione ha addirittura una lista d’attesa. «Purtroppo» si lascia sfuggire fra Marcello Longhi, responsabile dei volontari in Osf. «Spiace davvero dover dire di no a persone che danno la propria disponibilità, ma è meraviglioso vedere che aspettano».

Fra Marcello (nella foto), vice presidente dell’associazione è anche la persona che fa i colloqui con gli aspiranti volontari e a lui chiediamo quale possa essere la molla che spinge tante persone a rendersi disponibile. «Credo sia il desiderio di dire con il proprio tempo donato che c’è una visione buona delle persone. La gente che non ha potere in questo modo dice che vuole un mondo diverso, più umano. E che anche chi ha visto la propria vita andar male, ha diritto di essere voluto bene. È un modo per dire che ogni persone è un valore», spiega fra Marcello. «In fondo i nostri volontari dicono con la loro azione che nessuno va abbandonato al degrado. E fanno propria una visione del mondo più buona. Chi fa volontariato è portatore di una cultura diversa, di un’umanità cristiana e umana».

Come in tutte le organizzazioni c'è un turnover di volontari, come mai resta la lista d'attesa?
Il turnoover c'è, ma non basta a eliminare a lista d'attesa. Al momento i volontari operativi sono poco più di mille e sono distribuiti su tutti i nostri servizi (le due mense, le docce, il guardaroba, l’ambulatorio, il cento raccolta…). Qest'anno però riusciremo ad aprire a Milano un centro diurno per corsi di italiano e quindi riusciremo a dare una risposta positiva ad altre persone che vogliono mettersi al servizio degli ultimi….

Tra i vostri volontari ci sono anche degli specialisti. All’ambulatorio di Osf ci sono circa 200 persone tra medici, infermieri, farmacisti...
Ho appena fatto un colloquio con alcuni studenti di medicina.

Qual è l'età media dei volontari di Osf?
È vero che l’età media dei nostri volontari è medio-alta, ma ci sono anche tanti giovani come i ragazzi del collegio Ludovicianum della Cattolica che fanno servizio il sabato e ci sono anche tanti giovani pensionati. I più anziani sono anche molto agguerriti e ti rispondono sempre “vecchio sarai tu!”.

In questi primi mesi dell’anno in Osf sono passate alcune personalità che non hanno avuto timore di mettersi in contatto diretto con gli ultimi.
Al di là del valore umano, la loro presenza, il loro metterci la faccia aiuta tutti a chiedersi perché lo fanno? Se pensi a persone abituate al super lusso che non hanno vergogna a servire un piatto di pasta al pesto a un super povero ti domandi perché rischiano la faccia in quel modo, è una scelta di vicinanza. L’ultimo volontario all’Opera è stato Bertolino, prima di conoscerlo pensavo butta tutto sul ridere, ma poi mi ha colpito per la sua profondità.

Tornando ai volontari “classici” quale è la molla che fa scegliere Opera San Francesco a così tante persone?
Noi non abbiamo una strategia di scouting. Ogni volontario è accolto come un dono e a ciascuno chiedo dedizione, attenzione, precisione, professionalità… Chiediamo molto e diamo un inquadramento preciso. Ogni volontario sa che c’è un tutor...Forse quello che aiuta è il contatto diretto con i nostri poveri, ma anche il fatto che in fondo Osf è una realtà piccola, milanese o forse è che noi frati siamo… simpatici.

Basta questo? O c’è qualcosa di più?
Credo ci sia una sorta di tam tam, molti nuovi volontari sono amici di chi lo è già. Io lo chiamo un contagio del bene.

Chi vuol fare il volontario si iscrive online a uno degli incontri di conoscenza e poi?
In quell’occasione spiego che cosa Opera San Francesco offre, che cosa chiediamo ai volontari poi chi vuole completa le schede cartacee in cui dà la propria disponibilità. Quando un servizio ha bisogno di nuovi volontari chiamiamo le persone che si sono rese disponibili e in quell’occasione si svolgono i colloqui individuali. Io sono in Osf da un anno e mezzo e mi è capitato di sconsigliare solo un paio di persone. Noi non chiediamo cose impossibili. Quello che chiediamo sono piccoli gesti quotidiani. Un tempo facevamo dei corsi, ora invece preferiamo affidare a un tutor la formazione sul campo».

Da 60 anni a Milano Osf è un punto di riferimento per i più poveri, i senza dimora, i migranti, le persone che vivono le tante e diverse fragilità. Avete un segreto?
Per tutto quello che noi facciano dobbiamo ringraziare le tante persone che ci sostengono anche economicamente e che grazie a Dio la Provvidenza non ci ha fatto mai mancare. E questo per noi è una grande responsabilità, perché i soldi che ci donano sono pesanti, non sono tuoi, noi ne siamo i custodi ce li affidano per aiutare gli altri. Poi se riusciamo a fare le cose bene è perché accogliamo i poveri come li avrebbe accolti San Francesco.


In apertura fra Marcello Longhi con Enrico Bertolino - foto di @Isabella Balena