Stefano Consiglio

«Sud Italia, l'innovazione sociale riparte dalle organizzazioni ibride»

13 Novembre Nov 2020 1044 13 novembre 2020
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Stefano Consiglio è direttore del dipartimento di scienze sociali alla Federico II. L’Università è stata la prima in Italia a promuovere un corso di laurea in innovazione sociale. «La sede che abbiamo scelto», spiega, «è a San Giovanni a Teduccio, periferia est della città. Creare un presidio universitario in un luogo di disagio sociale è un segnale che vuole invertire la rotta e andare in una direzione diversa rispetto al racconto stereotipato che si fa sul Sud Italia»

«Non c’è spazio per il lamento in questa nuova visione del Sud»: non ha dubbi Stefano Consiglio, direttore del dipartimento di scienze sociali all’Università di Napoli Federico II e coordinatore del corso di laurea magistrale, appena inaugurato, in innovazione sociale. «Ho 56 anni e vedo troppi miei coetanei che si appiattiscono sull’immagine stereotipata delle nostre regioni. Invece questo è un territorio fertile, ricchissimo».

Il corso di laurea in innovazione sociale, primo in Italia, ne è un esempio concreto. «I modelli di welfare e impresa tradizionale fanno fatica a rispondere ai bisogni sociali. «Con questo corso di laurea vogliamo andare», spiega Consiglio, «verso organizzazioni ibride che mixano elementi del non profit ed elementi del profit per far convivere l’aspetto sociale e quello economico. Ecco il Sud non nega i problemi, ma adesso, per raccontare quello che sta succedendo nel meridione, dobbiamo guardare anche l’altra faccia della luna».

Come nata l’idea del corso di laurea magistrale in innovazione sociale e perché avete scelto la periferia di San Giovanni a Teduccio?
San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, è un luogo simbolico, nello stesso polo c’è anche l’Apple Academy. Creare un presidio universitario in un luogo di disagio sociale è un segnale che vuole invertire la rotta e andare in una direzione diversa. Questa iniziativa è nata per favorire il dialogo tra innovazione sociale e digitale. Noi come scienziati sociali possiamo dare un’impronta al mondo digitale.

Vogliamo utilizzare le competenze digitali e ingegneristiche per andare incontro alle istanze sociali. San Giovanni, Barra, Ponticelli, sono raccontati solo come luoghi ci criminalità e disagio sociale, ma non c’è solo questo. Ci sono tanti segnali che ruotano in una direzione diversa oggi.

Com’è organizzato il corso?
Già prima della pandemia l’avevamo immaginato con una didattica che noi chiamiamo ibrida. Il 50% dei corsi sono in presenza e la restante parte viene erogata attraverso la piattaforma federica.eu. I corsi caricati su questa piattaforma sono fruibili da tutti.

Ma con quale obiettivo è nato il corso?
Noi vogliamo che questa laurea magistrale sia una risposta al fabbisogno di nuove competenze che servono al mondo del terzo settore. Il non profit e le organizzazioni ibride nei prossimi anni affronteranno una vera rivoluzione. Il modello di welfare e quello di impresa tradizionale fanno fatica a rispondere ai bisogni sociali. Il terzo settore invece può farlo. Fondazioni di comunità, cooperative sociali sono una risposta concreta. E contemporaneamente vogliono raggiungere due obiettivi: la sostenibilità economica e il benessere sociale. Il corso di laurea nasce per dare a queste realtà ibride gli strumenti per raggiungere entrambi gli obiettivi. Dobbiamo andare verso organizzazioni che sempre più siano in grado di mixare elementi del non profit ed elementi del profit per far convivere appunto l’aspetto sociale e quello economic

Le organizzazioni ibride mixano elementi del non profit ed elementi del profit per far convivere l’aspetto sociale e quello economico

Stefano Consiglio

Come deve cambiare la narrazione sul Sud Italia?
Il nuovo Sud che si sta facendo strada non nega i problemi. I problemi ci sono, non li possiamo nascondere. Ma allo stesso tempo, per descrivere bene quello che sta accedendo nel Mezzogiorno, bisogna guardare l’altra faccia della luna. Non c’è spazio per il lamento in questa nuova visione del Sud. Ho 56 anni e vedo troppi miei coetanei che si appiattiscono sull’immagine stereotipata delle nostre regioni. Invece questo è un territorio fertile, ricchissimo. L’altra faccia della luna è il desiderio di appartenere ai luoghi della propria terra riconquistata. E la società meridionale scopre che è possibile produrre non solo per il mercato, bensì per un’economia locale di equilibrio. Via via che si accresce la coscienza ecologica e si afferma la necessità di essere autori di cultura, la terra è riconquistata non solo in termini agricoli e produttivi, ma mentali e creativi. Nonostante la scarsità di risorse e la crisi economica stanno emergono esperienze inedite, iniziative promosse da cittadini appassionati che hanno rifunzionalizzato siti, luoghi, saperi e tradizioni. Penso al parco della Gaiola Onlus a Napoli che un gruppo di giovani ha trasformato da ricettacolo di rifiuti a sito patrimonio dell’Unesco o all’ex Fadda a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, un vecchio stabilimento enologico in disuso diventato un nuovo spazio pubblico per l’aggregazione, la creatività e l’innovazione sociale gestito da una cordata di imprese e associazioni locali.

Nonostante la scarsità di risorse e la crisi economica stanno emergono esperienze inedite, iniziative promosse da cittadini appassionati che hanno rifunzionalizzato siti, luoghi, saperi e tradizioni

Stefano Consiglio

Lei come ha iniziato ad occuparsi di innovazione?
Ho un amore smisurato per questa città (Napoli ndr). E qui vedo tantissimi giovani che hanno quello stesso attaccamento, sono stati i primi a mettere da parte il lamento e hanno avviato attività di recupero di spazi abbandonati. Pensiamo anche alla cooperativa sociale la Paranza del Rione Sanità, ha letteralmente ridato vita alle Catacombe di San Gennaro. Persone, e non solo a Napoli, perchè credo sia un movimento che davvero sta investendo tutto il Mezzogiorno, che mettono da parte l’immagine stereotipata e non aspettano che i finanziamenti cadano dall’alto. Ma si rimboccano le maniche. Queste realtà, queste storie positive devono essere raccontate. Solo così si può creare coesione sociale. Queste iniziative si guadagnano la fiducia della comunità di riferimento. Perché, a parte il business plan, le nuove imprese che stanno nascendo non si relazionano con “clienti” ma con altri cittadini. L’obiettivo ultimo delle loro startup non è quello di fare profitto ma di pagare le persone, creare benessere per la comunità e rendere l’impresa sostenibile.

Foto di apertura Murale di Jorit Agoch che rappresenta Diego Armando Maradona e lo scugnizzo Niccolo'
Credit Foto Wikipedia

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