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Scoperte

A Tiriolo l’economia riparte da un palazzo ritrovato…

16 Maggio Mag 2016 1310 16 maggio 2016
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È un piccolo paesino in provincia di Catanzaro, in Calabria. Si chiama Tiriolo e ci vivono poco più di 3500 persone. Era stato abitato dal popolo dei Brettii, che si erano stabiliti lì a partire dalla seconda metà del IV secolo avanti Cristo... Lo scorso anno il ritrovamento: un palazzo sotterraneo rimasto intatto, a scoprirlo Ricardo Stocco, archeologo veneto. «L’episodio dello scavo ha profondamente coinvolto la comunità locale. Adesso vogliamo diventare una cooperativa di comunità e creare posti di lavoro attraverso la cultura»

L’hanno chiamato il “Palazzo dei delfini”. Delfini che sono stati trovati intatti, come se il tempo non fosse passato, sul riquadro centrale del pavimento in una delle stanze di un palazzo calabrese. Ma chi sono i “proprietari” di questo “immobile”, che si estende, al momento, su 120 metri quadrati? Difficile dirlo visto che la struttura risale al terzo secolo avanti Cristo. Probabilmente è riferibile alla cultura del Brettii, popolo che si è stabilito in Calabria a partire dalla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. L’area archeologica in questione è quella di Gianmartino, che dista solo poche centinaia di metri dal centro di Tiriolo, piccolo paesino in provincia di Catanzaro dove vivono poco più di 3500 persone, corrispondente al vecchio campo sportivo comunale...

Siamo a 650 metri sul livello del mare, ai piedi delle pendici orientali dell’omonimo monte. A scoprire l’antico edificio, l’archeologo veneto Ricardo Stocco, 54 anni che ha coordinato e diretto gli scavi. «Quando nel 2014 sono stato contattato da una società che si occupava di restauri», racconta Stocco a Vita.it, «mi hanno detto che mi sarei occupato di un “campo” soggetto ad allagamenti. Sotto quel campo c’era una città». L’intervento archeologico è partito nel 2014, voluto dall’amministrazione comunale di Tirolo e coordinato dalla Soprintendenza Archeologia della Calabria. Tutto è iniziato con la realizzazione di una campagna estensiva di indagini georadar. «C’era un fitto reticolo di strutture murarie e di piani pavimentali sepolti a profondità comprese tra i 15 e i 90 centimetri dal piano della campagna attuale, copriva per davvero tutta l’area del vecchio campo sportivo comunale». I cittadini del comune camminavano sopra un pezzo di città antica.

C’è voluto un anno di lavoro, 290mila euro e un team di 12 persone con a capo l’archeologo Stocco per riscoprire i dipinti delle pareti, i piani pavimentali a mosaico, e l’edificio dei delfini, com’è stato ribattezzato, che secondo i ritrovamenti fatti si è mantenuto in ottimo stato “grazie” ad un incendio della seconda metà del terzo secolo a.C. che sigillò l’edificio distrutto e gran parte delle decorazioni: i capitelli, ad esempio, sono stati ritrovati perfettamente integri e ricoperti dal carbone. Dalla magnifica scoperta archeologica stanno nascendo, altre, ed altrettanto belle, collaborazioni.

«L’episodio dello scavo», racconta Stocco, «ha profondamente coinvolto la comunità locale. Il cantiere degli scavi è sempre stato aperto; e mentre lavoravamo in tanti cittadini ci hanno fatto compagnia e si sono appassionati».

A fine 2015 il lavoro si è concluso. Ma a non finire è stata la consapevolezza che questa scoperta ha lasciato nelle coscienze dei cittadini. «Ad un certo punto», continua Stocco, «le persone hanno iniziato ad avere delle “visioni”. C’è chi ha immaginato una scuola di restauro, gli artigiani hanno proposto l’idea di mettere gratuitamente a disposizione il loro sapere per insegnare un mestiere ai ragazzi, ed io; anch’io sentivo che il mio lavoro non era ancora finito».

Così una sera Ricardo Stocco ha convocato un po’ di ragazzi nella piazza di Tiriolo. «Gli ho detto “qui a Tiriolo”», racconta Stocco, «”avete molto di più rispetto ad altre zone d’Italia. Facciamo fruttare questa fortuna”». Il centro nevralgico dell’idea sono i giovani. Creare lavoro ed opportunità per loro. «È nata una sorta di domanda spontanea da parte di questi ragazzi», spiega Ricardo. «Si è formato il gruppo “la Tiriolo che vorrei”. E mi hanno chiesto di accompagnarli nel progetto per la creazione di una cooperativa di comunità. Sono già 50 i cittadini disponibili ad investire in questo progetto: giovani, studenti, disoccupati, artigiani del legno e del tessile, negozianti, contadini…».

Ricardo Stocco, adesso, si divide tra Treviso, Castelfranco Veneto e Tiriolo. Fa su e giù per l’Italia soddisfatto di poter aiutare ad investire in un progetto nuovo, duraturo come il "Palazzo dei delfini". «Abbiamo preso contatti con le Confcooperative di Reggio Emilia, sono disposte ad aiutarci con questo progetto, dicono sia valido. A fine giugno l’operazione e la creazione della nostra cooperativa di comunità dovrebbe essere conclusa ed ufficiale», sorride Stocco. «Mi piace definirmi come un operatore esterno, sopra le parti, che non si riconosce in nessuna fazione e si immerge in questo spirito di comunità. Ci stiamo già immaginando un rinnovato museo, un bookshop, una scuola di scavi, una struttura per tenere il sito sempre aperto, i ragazzi che lavorano come guide, poi corsi di restauro, convegni periodici, nuovi prodotti artigianali da vendere, eventi culturali da organizzare tutto l’anno…».

A Tiriolo l'economia riparte da un palazzo ritrovato...

Testi di Anna Spena
immagini di Emanuele Rocca e Gianluca Rocca