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Salute

I miei costumi per riconciliarsi con un corpo nuovo

30 Marzo Mar 2018 0900 30 marzo 2018
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Si chiama “oStomyPRIDE” ed è la prima linea di lingerie e costumi da bagno per donne stomizzate. Ad inventarla Samia Kouider, algerina affetta dalla Malattia di Crohn, per «rispondere a un mio bisogno»

Affetta dalla Malattia di Crohn, dopo numerosi interventi chirurgici e terapie, Samia Kouider tre anni fa ha scelto di essere stomizzata. L’esperienza maturata grazie alla nuova condizione di vita l’ha spinta a creare “oStomyPRIDE” lingerie, una linea di biancheria intima e costumi da bagno ideata e realizzata intorno ai suoi bisogni. Quelli di una donna che ha saputo reinventarsi un rapporto con il proprio corpo, coniugando la bellezza con il benessere psicofisico.

Samia Kouider

Nata in Algeria, dove in giovane età è stata export manager nell’azienda di famiglia, Samia Kouider vive in Italia dal 1990. Di professione sociologa, ha realizzato molte indagini e supervisioni scientifiche collaborando con istituti di ricerca e università europee e mediterranee producendo oltre un centinaio di pubblicazioni. Dal 2003 al 2012, come esperta, ha ottenuto incarichi dalle maggiori organizzazioni internazionali prima di interrompere ogni attività per motivi di salute. Oggi, a tre anni da quell’intervento in cui scelse di essere stomizzata, può definirsi anche altro: non una stilista, ma sicuramente una manager di se stessa.

«Non è un’idea. È prima di tutto la risposta ad un mio bisogno»: risponde così infatti quando le chiediamo come nasce l’idea di una linea di “lingerie” studiata per le donne “stomizzate”. Una risposta autentica, come il ritmo e il tono di voce che il più delle volte incalzano e anticipano le domande di un’intervista che ci restituisce l’immagine di una donna forte, coerente con la sua storia personale e lavorativa, trasparente. Vivace, certamente.

Non è un’idea. È prima di tutto la risposta ad un mio bisogno. Avevo bisogno di prodotti di qualità. Qualcosa che mi aiutasse ad accettare e migliorare la mia situazione

«Avevo bisogno di prodotti di qualità. Non so se è chiaro cosa voglia dire vivere con una sacca sulla pancia: la pelle è esposta a irritazioni e dermatiti. È esposta al fastidio. Il sintetico – spiega bene Samia all’indomani della presentazione della sua linea di costumi e intimo chiamata appunto “oStomyPRIDE” avvenuta lo scorso 23 marzo a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne – non aiuta, benché questo offra il mercato. Lo stesso cotone, di rado di buona qualità. Il tema è che, oltre a dover gestire una sacca, non hai nemmeno indumenti che ti aiutano a stare meglio. In Italia esistono due aziende che producono mutande e fasce, ma si tratta di indumenti sanitari e post-chirurgici».

«Mi serviva qualcosa che mi aiutasse ad accettare e migliorare la mia situazione. Ho disegnato e prodotto indumenti utili, belli e con tessuti biologici e vegetali. Antiallergenici, antibatterici. L’ho fatto per poter dire oggi che si può fare. Non sono una stilista. Faccio un altro mestiere ma è dal mio mestiere che ho imparato, ovvero leggere i bisogni e progettare risposte. Ho iniziato dai miei bisogni. Mi sono date le risposte. Sono una sociologa attiva nel campo dei diritti umani. Ho fatto tesoro di un metodo. È il mio lavoro».

Sociologa, ricercatrice specializzata in diritti umani e politiche di lotta alla povertà e alle discriminazioni, Samia Kouider – lo abbiamo detto - è algerina ed è una donna stomizzata. Il suo intestino è una sacca che poggia sull’addome. La malattia e il suo nuovo corpo le hanno intasato la testa di domande, bisogni, letture del quotidiano. Preziose sono state le sue competenze sociali da ricercatrice e anche la sua indomabile capacità manageriale: il risultato è che oggi, chiunque viva questo problema, può recuperare autonomia e gestione di un nuovo corpo attraverso biancheria intima e costumi da bagno pensati proprio per le donne stomizzate. Perché se è vero che la salute è un diritto, è anche vero che la salute passa dal benessere fisico e psicologico.

«La sacca – continua Samia Kouider nel suo diluvio di parole e spiegazioni tecniche – ti cambia la vita. A me l’ha cambiata in meglio. Non è assurdo dirlo, ma una volta si moriva. Non so se riprenderò il mio lavoro, ma la sacca è autonomia. L’incontinenza è un limite».

«Comincio con una collezione donna perché dalle mie indagini sulla qualità della vita ho scoperto che le donne hanno più difficoltà nella relazione con il proprio corpo e la propria intimità. Con la sacca cambia tutto. Recuperi salute e qualità della vita. Certo, ci vuole del tempo per riconciliarsi con un corpo nuovo. Il mercato offre prodotti per nascondere la sacca, tenerla ferma. Io volevo invece sentirmi bene con la sacca. In situazioni intime, sociali, sportive. Volevo essere capace di tornare a sentirmi libera di decidere quello che volevo fare».

Comincio con una collezione donna perché dalle mie indagini sulla qualità della vita ho scoperto che le donne hanno più difficoltà nella relazione con il proprio corpo e la propria intimità

«E poi c’è il tema della bellezza – ha poi concluso – e della sua percezione. Per chi come me ha passato una vita negli ospedali e negli ambulatori per una malattia “sporca”, c’è l’esigenza forte di riconciliarsi con il proprio corpo. Ma anche affrontare lo sguardo degli altri. Costumi, mutande, fasce: ho iniziato da me. Dai miei problemi. Me lo ha insegnato il mio mestiere: le soluzioni alle sofferenze si progettano con le competenze tecniche e la professionalità, ma sono migliori ed efficaci se c’è anche l’empatia».


Una linea di abbigliamento per riconciliarsi con un corpo nuovo

Testi a cura di Erica Battaglia
Foto su gentile concessione di Samia Kouider