Attivismo civico & Terzo settore

2 milioni di ragazzi con disturbi mentali: a chi chiedere aiuto?

In Italia i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva colpiscono quasi 2 milioni di bambini e ragazzi. Ma mancano professionisti (neuropsichiatri, pediatri e psicologi), posti letto, servizi integrati. In questa vuoto pneumatico vengono trascinate anche le famiglie, sfinite dallo sforzo di cura e squassate da un nodo inestricabile dolore e solitudine. E allora, sempre più frequentemente, mamme e papà chiedono di entrare in terapia con i figli. A quali associazioni chiedere aiuto?

di Sabina Pignataro

Sono autolesionisti, violenti, depressi, ansiosi, irrequieti, anoressici, bulimici, hikikomori. Troppo fluidi. Confusi. In sintesi: fragili. I giornali e le ricerche non fanno che titolare che i ragazzi di oggi stanno male. Che un attimo prima sono incapaci di tutto (il bene). E un attimo dopo sono capaci di tutto (il male). Il ritiro sembra essere il denominatore comune di una generazione: ritiro dalla scuola, dal lavoro, dal voto, dalle relazioni, persino dal sesso.

Alcuni sostengono che il loro non sia, però un ritiro tout court, ma un modo diverso, inedito, di dire: «non ce la facciamo più. Basta col successo sociale a tutti i corsi. Addio gabbie. Stop. Sipario. Cambio scena».

È così? Non sta a noi dirlo. Abbiamo solo una certezza:che tutte le spiegazioni per categorie non sono buone a decifrare niente. E allora nell’inchiesta pubblicata sul magazine di VITA dal titolo "Gioventù bruciata" (disponibile qui) proviamo ad “unire i puntini” di un malessere giovanile visto ancora troppo spesso a compartimenti stagni.

Sullo sfondo una domanda resta aperta: è tutta colpa della pandemia? Ancora una volta facciamo epochè, sospendiamo il giudizio. Ad ogni modo, pare verosimile che gli ultimi due anni abbiano acuito un disagio che era già presente e robusto, solo che facevamo finta di non vederlo. Cosa che adesso risulta impossibile: per i numeri ma soprattutto perché i ragazzi stanno alzando la voce, usando il loro corpo come megafono.

2 milioni di ragazzi con disturbi di salute mentale

Se la salute mentale peggiora per tutti, quella di giovani e giovanissimi è da allarme rosso. In Italia i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva colpiscono quasi 2 milioni di bambini e ragazzi. Ansia e depressione, autolesività, disturbi del comportamento alimentare sono tra le principali diagnosi in aumento. «Nel corso del 2022 il Servizio di ascolto e consulenza 19696 di Telefono Azzurro ha gestito 2.886 casi, con una media di otto casi al giorno. Il 37,26% di essi rientra nell’area “salute mentale”: significa che quasi 4 minori su 10 hanno chiesto aiuto per ideazione suicidaria, progettazione suicidaria, agiti autolesivi. Sei minori su 10 tra quelli che hanno chiesto aiuto rientrano nella fascia 15-17 anni», afferma Simona Maurino, psicologa, Contact center manager di Telefono Azzurro.

Risposte inadeguate, da molti anni

L’esordio del primo disturbo mentale emerge in un terzo degli individui prima dei 14 anni, in quasi metà entro 18 anni e in quasi due terzi prima dei 25 anni. Solo il 20,40% degli adolescenti con problemi di salute mentale è diagnosticato dai servizi sanitari e solo il 25% riceve un trattamento appropriato.

Mancano neuropsichiatri infantili (bisognerebbe formarne 400 all’anno), mancano posti letto e nel Servizio sanitario nazionale, servono almeno 15mila psicologi contro i 5mila di oggi. Soprattutto mancano le strutture semiresidenziali, i centri diurni, gli interventi intensivi a domicilio.

Il problema quindi è aggravato sia dal fatto che molti giovani non chiedono aiuto sia dalle barriere all’accesso ai servizi di salute mentale come lo stigma, i costi, la mancanza di servizi sanitari o la necessità per l’accesso di un consenso da parte dei genitori. Sulle 266mila domande arrivate all’Inps da parte di under35 per il Bonus psicologo, una su tre (il 32,1%) riguarda under18.

Come siamo arrivati a tutto questo malessere?

«La prevalenza raddoppiata dei disturbi neuropsichici è certamente espressione di un trend già presente nei dieci anni precedenti – spiega Antonella Costantino, past president della Società italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (Sinpia) e primaria di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell’adolescenza al Policlinico di Milano. «Ricoveriamo il meno possibile, ma a volte è necessario. Il più delle volte per. il ritorno a casa non è seguito nella giusta maniera. Questo vanifica il lavoro fatto e talvolta riporta i pazienti alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca», dice ancora la dottoressa Costantino.

Il 20% dei ricoveri con diagnosi di disturbo psichico finisce nei reparti di psichiatria dell’adulto con gravi conseguenze per i ragazzi. Il più delle volte il ritorno a casa, che non è seguito nella giusta maniera, vanifica il lavoro fatto e talvolta riporta i pazienti alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca».

Il Tavolo sulla salute mentale istituito dal ministero della Salute nel 2021 stima che prima della pandemia 200 bambini e ragazzi su mille avessero un disturbo neuropsichiatrico (ovvero circa 1,9 milioni di minorenni in Italia), ma meno di un terzo di loro avesse accesso ad un servizio territoriale di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Di questi, solo la metà riusciva ad avere risposte terapeutico riabilitative territoriali appropriate, con estrema variabilità regionale.

In Italia mancano perfino dati certi sulla salute dei ragazzi

Nell’Atlante dell’infanzia (a rischio) 2022 di Save the Children, curato da Cristiana Pulcinelli e Diletta Pistono e significativamente intitolato Come stai?, Maria Luisa Scattoni, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, denuncia che «il sistema informativo sulla salute mentale che raccoglie i dati dai dipartimenti e li invia al ministero per il Rapporto sullo Stato di Salute riguarda solo i cittadini italiani da 18anni in su». Gli altri sono invisibili.

La sofferenza non è più un tabù

E tuttavia, il bicchiere può essere visto come mezzo pieno. «Ci sono alcuni fattori positivi in questo quadro drammatico», osserva Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children Italia a conclusione dell’Atlante. «Il primo è che la pandemia sembra aver alleggerito lo stigma poiché ci si è sentiti legittimati a chiedere aiuto in una situazione oggettivamente difficile per tutti».

Secondo elemento: gli interventi di prevenzione sono molto cresciuti in questi ultimi anni, complice anche l’utilizzo dei social per divulgare e sensibilizzare su temi che interessano la sofferenza nelle sue diverse sfumature. «Questo ha permesso a giovani di confrontarsi con più disinvoltura con il come si sentono, si espongono di più senza vergognarsi della propria fragilità, senza sentire il bisogno di nasconderla», osserva Elena Giovanardi, responsabile del progetto ConTeSto di Fondazione Arché. «È grazie ai ragazzi e alle loro battaglie a tolleranza zero, che stiamo superando luoghi comuni ormai tropposoffocanti. La loro fiducia nella condivisione e nella cura offre anche a noi, educati al mito de “i panni sporchi si lavano in casa propria”, la possibilità di un salto, di un riconoscimento reciproco».

E’ sempre più evidente che a far fatica sono anche i genitori

Terzo: è sempre più evidente che a far fatica sono anche i genitori. «Nel servizio», prosegue Giovanardi, «abbiamo assistito ad un aumento delle prese in carico familiari: capita spesso che a chiedere un aiuto siano i ragazzi, ma poi arrivi anche un genitore. Lo sforzo è mettere in relazione la sofferenza con l’ambiente, recuperando il fatto che l’intervento riguarda tutti». (Leggi qui: Disagio giovanile, «per aiutare i ragazzi ci prendiamo cura dei genitori»)

Capita spesso che a chiedere un aiuto siano i ragazzi, ma poi arrivi anche un genitore

Elena Giovanardi, responsabile del progetto ConTeSto di Fondazione Arché

I servizi offerti dalla sanità pubblica non riescono a rispondere a pieno alle effettive esigenze. E anche le Uonpia, (Unità Operativa Neuropsichiatria Psicologia Infanzia Adolescenza, i poli territoriali in pratica) dispongono di scarse risorse, pur essendo strutture indispensabili per garantire la tempestiva presa in carico del paziente e della famiglia e per prevenire, per quanto possibile, il ricorso al ricovero ospedaliero. E dato che pronto soccorso e degenze pediatriche (e anche le degenze di psichiatria dell’adulto) sono saturi di altri bisogni, e non sono più in grado di gestire neanche transitoriamente le situazioni critiche, molti ragazzi in grave stato di bisogno non ricevono alcuna risposta e vengono rimandati a casa dal Pronto Soccorso.

«Non c’è spazio per tutti, non c’è tempo per tutti, non ci sono posti letto per tutti», evidenza Giusi Sellitto, medico neuropsichiatra infantile, Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia Adolescenza Asst-Santi Paolo e Carlo di Milano. «Ricevere continue richieste di genitori disperati che non riescono a trovare posto nei servizi pubblici per i figli con disturbi depressivi e disturbi neuropsichiatrici e non riuscire ad esaudire le loro richieste è disumano oltre che non etico».

Ricevere continue richieste di genitori disperati che non riescono a trovare posto nei servizi pubblici per i figli con disturbi depressivi e disturbi neuropsichiatrici e non riuscire ad esaudire le loro richieste è disumano oltre che non etico

Giusi Sellitto, neuropsichiatra infantile (Asst-Santi Paolo e Carlo di Milano)

A chi chiedere aiuto?

Tra i punti di forza del nostro Paese vi è certamente la presenza di una straordinaria rete di risorse civiche – associazioni, organizzazioni di professionisti, volontari, gruppi di autoaiuto – che nei territori prendono per mano i bambini e gli adolescenti e li accompagnano in percorsi di guarigione e riabilitazione, o anche solo di sostegno. La presenza di queste risorse ha un grande valore aggiunto se non le si confina nel ruolo di tappabuchi delle carenze del servizio pubblico.

  • Croce Rossa: il supporto psicologico gratuito della Croce Rossa Italiana offre sostegno e ascolto a chiunque stia affrontando un momento di difficoltà o un disagio legato alla sfera psicologica, emotiva e relazionale con l’obiettivo di aiutare le persone a migliorare la propria qualità di vita. Il servizio è completamente gratuito e accessibile a tutti (+18 anni). Per iniziare il percorso di supporto psicologico basta chiamare il numero di pubblica utilità 1520. Il servizio è attivo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20. (info)

  • Fondazione Soleterre ad esempio è attiva da alcuni anni con un servizio di supporto psicologico gratuito anche per adolescenti – online e in presenza – in tutte le regioni italiane, attraverso una rete di circa 90 psicologi e psicoterapeuti. Il progetto, partito durante la pandemia, oggi si è strutturato e consolidatoper permettere l’accesso in maniera sostenibile a percorsi continuativi di assistenza che rimangono gratuiti per alcune categorie più fragili come minori, pazienti oncologici, persone che hanno perso il lavoro. «Un dato oggi mi colpisce e allarma: l’80% dei bambini e degli adolescenti non ha accesso a terapie psicologiche pubbliche. I servizi esistenti negli ospedali sono spesso offerti da organizzazioni private, come Soleterre. Insomma, lo psicologo sembra proprio essere un bene di lusso nel nostro Paese», spiega Damiano Rizzi, presidente di Fondazione Soleterre e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

  • Progetto Itaca, grazie a un gruppo sempre più ampio di volontari ed esperti, ha attivato in tutte le sue sedi una Linea di Ascolto specifica per un primo supporto. Nello specifico, si tratta di un progetto di accoglienza telefonica per le persone che soffrono di disturbo psichico e per i loro familiari. (800 274 274 oppure 02 290 071 66 per chiamate da cellulare). L’ascolto e supporto possono essere gestiti anche tramite messaggi email e WhatsApp, perché spesso i primi contatti sono facilitati da questi mezzi tecnologici, utilizzati soprattutto dai giovani.

  • Dinanzi a questo bisogno crescente, dal mese scorso Ciai a Milano ha avviato, con un finanziamento di Fondazione Cariplo, il progetto Attiva-Mente. Percorsi in rete, coinvolgendo ragazzi, ragazze, famiglie e una rete di scuole in partnership con l’associazione Contatto e l’Università̀ Bicocca e in collaborazione con la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e il Centro psicosociale giovani dell’ospedale Niguarda. Darà supporto psicologico ai ragazzi con problemi di isolamento sociale e di attacchi al corpo che sono in attesa di accedere ai servizi di neuropsichiatria. (info)

  • «Talvolta stigma e autostigma, frutto della non conoscenza e di pregiudizi sono talmente radicati che le famiglie si nascondono e faticano a parlare apertamente dei loro problemi», spiega Antonella Algeri, fondatrice dell’associazione “Abbraccialo per me” di Messina, una rete di familiari di persone con patologie psichiatriche. La onlus prende il nome dal film del regista Vittorio Sindoni che nel 2016 raccontava la storia di un ragazzo con disturbo mentale.

  • Con.Te.Sto di Fondazione Arché (a Milano, in via privata Antonio Gazzoletti 9, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 20.00) si propone di offrire, a chiunque ne senta la necessità o anche solo la curiosità, la possibilità di mettere mano alla qualità della propria vita insieme a uno psicoterapeuta. Non ci sono criteri di esclusività, si tratta di un servizio accessibile per chiunque.

  • Sempre a Milano, L’Istituto Minotauro da diversi anni si occupa di disagio adolescenziale e nelle diverse fasi del ciclo di vita. (Richieste di consultazione/psicoterapia: 02.29524587). Leggi qui le interviste al suo presidente, Matteo Lancini.

Qui altri numeri utili

Se tuo figlio è un Hikikomori come lo aiuti?
Mio figlio è un Neet, che cosa faccio?

Figlie e figli anoressici o bulimici: a chi chiedere aiuto?


Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA