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Alzheimer, dalla charity di Mr. Stone 200mila dollari per il biotecnologo italiano

Nella "Settimana del Cervello", la notizia di un cospicuo grant per le ricerche di Fabrizio Piazza, biotecnologo-farmaceutico dell'Università Bicocca di Milano. Ad assegnarlo l'Alzheimer Association, non profit fondata nel 1980 dal miliardario Stone e che oggi finanzia progetti di ricerca per 320 milioni di dollari

di Nicla Panciera

La ricerca di una cura per l’Alzheimer ci ha abituati ad alti e bassi perché, all’annuncio di grandi promesse e comprensibili aspettative, ha fatto puntualmente seguito la delusione per i risultati insoddisfacenti degli studi clinici. Si cerca di diversificare, intervenendo su più di un aspetto patologico, ma al momento i riflettori sono puntati sulla rimozione della proteina beta amiloide, che è tossica per il cervello quando aggregata nelle celebri placche, presenti nella malattia di Alzheimer. Lo si fa attraverso anticorpi monoclonali che mirano selettivamente alle forme aggregate di questa proteina, permettendone l’eliminazione attraverso il fisiologico processo di clearance, o smaltimento.

Tre di questi anticorpi hanno già ricevuto l’approvazione del Food and drugs administration – Fda americana per il trattamento di forme lievi e prodromiche, ma altri sono allo studio, e si attende il verdetto dell’Agenzia europea del farmaco – Ema per la loro entrata nella pratica clinica anche in Europa. Al di là della sua efficacia clinica, tale rimozione non è un’azione priva di conseguenze avverse per il paziente, perché può scatenare una reazione infiammatoria cerebrale che in rari casi può essere molto grave. Questo potenziale fattore limitante della cura è al centro dell’interesse dalla principale organizzazione mondiale nel campo del volontariato, della cura, del sostegno e della ricerca sull’Alzheimer, la Alzheimer’s Association americana, e che per saperne di più ha assegnato un suo prestigioso grant, unico italiano a riceverlo, da 200mila dollari al biotecnologo farmaceutico Fabrizio Piazza della Scuola di Medicina dell’Università di Milano-Bicocca (foto sotto, ndr), le cui ricerche sono sostenute anche da Fondazione Cariplo.

«Tali eventi avversi dell’immunoterapia con anticorpi monoclonali sono fenomeni neuroinfiammatori e autoimmuni, e colpiscono circa il 40% dei soggetti reclutati negli studi, ma nella vita reale potrebbero essere di più» spiega Piazza «Si chiamano ARIA, dall’inglese per “anomalie di imaging correlate all’amiloide”, e sono edemi e microsanguinamenti cerebrali scatenati dal farmaco del tutto simili a quelli causati da un’altra condizione nota, ma rara, che è l’angiopatia amiloide cerebrale, da cui vanno distinti per prevenirli e saperli gestire al meglio». Proprio questo è l’obiettivo del progetto: riconoscere l’evento avverso scatenato dal farmaco integrando i più recenti criteri clinici e radiologici per la diagnosi con l’analisi dei fluidi biologici tramite l’utilizzo di tecnologie innovative. «I farmaci, se non opportunamente modulati e personalizzati nel loro dosaggio terapeutico, potrebbero innescare tali meccanismi potenzialmente dannosi a livello dei vasi cerebrali» spiega Piazza «A ciò si aggiunga che la maggior parte di pazienti con Alzheimer ha una concomitante angiopatia amiloide di un qualche grado: la terapia potrebbe quindi essere ancor più rischiosa. È questa un’importante questione di sanità pubblica che dovremo necessariamente essere pronti ad affrontare, anche come sistema Italia, quando il farmaco dovesse arrivare». Una questione urgente e non certo recente: Piazza, già dieci anni fa, ha fondato iCAβ International Network, un consorzio di 25 centri in 13 paesi per l’identificazione e la validazione di biomarcatori della angiopatia amiloide infiammatoria e della malattia di Alzheimer.

Alzheimer’s Association, gigante non profit

Al suo secondo grant della Alzheimer’s Association, dei finanziamenti frutto di donazioni che ha ricevuto dice: «Poter fare la nostra parte è un dovere morale nei confronti dei pazienti e della società civile che attraverso le donazioni supportano le nostre ricerche». Il finanziamento alla ricerca e fornire e potenziare cure e sostegno sono solo alcuni degli obiettivi dell’Alzheimer’s Association, costituita nel 1980 negli Stati Uniti. Oggi vanta più di 320 milioni di dollari investiti in oltre un migliaio di progetti di ricerca attivi in 54 paesi in sei continenti. Nel solo anno fiscale 2022, 90 milioni di dollari sono stati dedicati alla ricerca, di cui 71 investiti in finanziamenti per nuove ricerche. Nello stesso anno, i ricavi totali dell’associazione sono stati pari a 478milioni di dollari, il 79% dei quali per la ricerca, la cura, la comunicazione e l’advocacy; il 17% in attività di fundraising e il 4% in spese amministrative. Dei complessivi 478 milioni di dollari, 458 provengono da donazioni. Infatti, gli sforzi di marketing diretto, con campagne stampate e digitali, hanno raccolto oltre 80,1 milioni di dollari e coinvolto 723.143 donatori; ben 87,5 milioni sono stati, inoltre, raccolti da 300mila donatori con il fundraising della «Walk to End Alzhiemer’s», cifra con cui l’iniziativa si piazza al secondo posto negli Usa tra gli eventi di fundraising di marce, corse e pedalate; altri 11 milioni sono stati raccolti nel «The longest day», il giorno più lungo, il solstizio di primavera quando i volontari raccolgono fondi svolgendo qualunque tipo di attività, l’escursionismo e il golf essendo i più popolari e, a seguire, arti e mestieri, pasticceria e cucina.

Il fondatore è stato un multimiliardario americano, Jerome H. Stone, scomparso il 1 gennaio del 2015 a 101 anni. Imprenditore molto attivo, per 15 anni è stato presidente del Cda della Roosevelt University,e per le sue moltissime opere a beneficio della città di Chicago, gli è stata dedicata una via. Soprattutto rilevante è stato il suo impegno per l’Alzheimer, per cui ha ricevuto il President’s Volunteer Award nel 1986. I suoi incontri con l’ex presidente Ronald Reagan nel 1983 hanno portato alla creazione di una task force per supervisionare e coordinare la ricerca scientifica sull’Alzheimer e alla designazione di novembre come mese nazionale di sensibilizzazione sulla malattia di Alzheimer.

La foto in apertura è di Lisa Yount su Unsplash


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