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Giustizia

Attanasio, Acli: «L’Italia ha affossato il processo»

Il Gup di Roma dichiara di non poter procedere contro i funzionari del Pam riconoscendo loro lo status di diplomatici. Il presidente aclista Manfredonia: «Lo Stato italiano, invece di costituirsi parte civile, attraverso il ministero degli Interni o della Difesa, ha scelto di sposare la tesi dell’immunità diplomatica»

di Giampaolo Cerri

«Anche se abbiamo la certezza che nessun atto, nessuna violenza sarà mai dimenticata e la giustizia, presto o tardi, dovrà arrivare, è triste dover constatare come si sia persa una grande occasione per far luce sul delitto dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo. Lo Stato italiano, invece di costituirsi parte civile, attraverso il ministero degli Interni o della Difesa, ha scelto di sposare la tesi dell’immunità diplomatica, di fatto affossando il processo». Così il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, ha commentato la decisione del Gup di non procedere, per “difetto di giurisdizione”, nei confronti del funzionario del Pam, Rocco Leone, accusato insieme al suo collega Mansour Rwagaza, a oggi irreperibile, di aver falsificato i documenti di viaggio della missione nell’est del Congo del 22 febbraio 2021 di Luca Attanasio, facendo sì che questa potesse andare avanti senza scorta armata e una protezione rafforzata, pur trovandosi in una zona molto pericolosa.

Emiliano Manfredonia, presidente Acli

«Il cammino per la verità continua», ha aggiunto Pierangelo Milesi, delegato alla Pace delle Acli nazionali, «e noi lo faremo stando accanto al padre di Luca e all’Associazione Amici di Luca e a tutti coloro che continueranno a tenere i riflettori accesi su questo omicidio, perché siamo consapevoli che senza giustizia sarà difficile trovare la pace».

Nella foto: Il veicolo in cui è stato ucciso l’ambasciatore italiano in Congo, lunedì 22 febbraio 2021 (LaPresse)


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