Economia & Impresa sociale 

Borsa dell’impatto sociale: 8 imprese ci provano

Presentato a Torino il progetto pilota di quotazione simulata per promuovere l’impact investing presso investitori interessati , creando nuovi spazi per la finanza e lo sviluppo sostenibili. Calderini: «E' un momento di rottura dei paradigmi economici e di evoluzione del mercato del lavoro»

di Nicola Varcasia

Creare un mercato di capitali dedicato a imprese che realizzano in modo intenzionale e misurabile un impatto sociale positivo. E dove le transazioni siano basate sia sul valore finanziario sia sul valore dell’impatto sociale misurato. È questo l’obiettivo della Borsa dell’impatto sociale, il progetto realizzato da Torino Social Impact con il sostegno di Camera di commercio di Torino, fondazione Compagnia di sanpaolo e Banca d’Italia.

Proprio nel capoluogo piemontese è stato presentato il report che spiega il cammino intrapreso delle prime 8 aziende italiane che hanno creduto al progetto. Si tratta di Pmg Italia, Reynaldi, Cooperjob, Coopselios, Slowfood promozione, Cooperativa sociale quadrifoglio, Anteo, Aegcoop. Le 8 imprese, molto diverse tra loro in termini di assetto societario, forma giuridica, settore di attività e dimensione, nel 2022 hanno avviato un percorso di quotazione simulata assieme a un pool di professionisti, preparando un documento di ammissione per l'accesso ai mercati. Una sezione di tale documento è stata pensata per fornire ai possibili investitori informazioni relative agli obiettivi di cambiamento fissati dall’impresa e alle relative modalità di misurazione e rendicontazione delle performance sociali. Le imprese hanno lavorato ad ipotesi di quotazione sia su mercati azionari che obbligazionari. Sono state inoltre definite le strategie d'impatto e le relative metodologie di misurazione costruite con un approccio su misura, volte a rappresentare le tipicità di ogni impresa ed ingegnerizzate ipotesi di strumenti finanziari in grado di prevedere meccanismi di valorizzazione del raggiungimento dei risultati d'impatto. Infine, un gruppo di lavoro dedicato si è occupato dell’analisi delle complessità tecniche legate all’emissione di azioni lucrative da parte di società cooperative.

A spiegare il significato di questo progetto innovativo e a riassumerne le fasi, le parole di Mario Calderini, professore della School of management del Politecnico di Milano e portavoce di Torino social impact: «Il progetto si trova ad uno snodo cruciale: dopo lo studio di fattibilità e la costituzione del Comitato promotore abbiamo appena concluso la simulazione della quotazione delle prime 8 imprese ad impatto insieme ad un ricco gruppo di consulenti tecnici di altissimo livello. La sperimentazione non è stata fine a se stessa, ma ci ha permesso di valutare quali potrebbero essere le modalità di funzionamento in grado di garantire regole del gioco eque e di creare un ecosistema di soggetti in grado di attivarsi rapidamente per passare alla fase successiva di creazione del mercato di capitali per imprese e investitori orientati all’impatto. La Borsa dell’Impatto Sociale è un progetto che richiede audacia: immaginare di creare ex novo un mercato di capitali è pura ambizione, ma il momento di rottura dei paradigmi economici, l’evoluzione del mercato del lavoro con inedite figure professionali e la diffusione di nuovi modelli di impresa, impone di osare ed immaginare strumenti innovativi e trasformativi che possano rispondere alle esigenze emergenti».

«La Borsa dell’Impatto Sociale è un progetto a cui Intesa Sanpaolo guarda con duplice interesse. Da un lato permetterebbe al mondo delle imprese dell’economia sociale che include il Terzo settore dove la banca è molto presente, di accedere a nuove risorse raccogliendo sui mercati capitali utili al suo sviluppo. Per gli investitori-azionisti, inoltre, il non profit diventerebbe un bacino di investimento ad alto impatto in grado di contribuire, oltre che al profitto economico, a quel profitto sociale che sta diventando un’aspirazione ormai diffusa. Tramite la sua divisione Mi Cib (Ecm Corporate finance mid corporate), Intesa Sanpaolo ha partecipato alla sperimentazione della quotazione simulata come advisor finanziario ipotizzando un warrant (ulteriore opportunità) che costituisce un diritto aggiuntivo in capo all’investitore valido per sottoscrivere ulteriori azioni al raggiungimento degli obiettivi di impatto sociale della società. Questo strumento finanziario rappresenta un incentivo per la società a raggiungere e migliorare i propri obiettivi di impatto e allo stesso tempo è un elemento di attrattività per l’investitore con obiettivi sociali», confermano da Intesa Sanpaolo, .

Le sfide future di questo progetto sono dunque tre. La prima riguarda il lato della domanda di capitali da parte delle imprese a impatto. Le otto che si sono prestate a sperimentare il processo di quotazione simulata sono infatti dei pilota. Occorre allargare lo sguardo, è stato spiegato dagli organizzatori, e coinvolgerne un numero molto maggiore, cercando sia nell’economia sociale “tradizionale” (rappresentato in larga maggioranza dal settore cooperativo) sia in quella “potenzialmente a impatto” (costituito dalle imprese ibride, come le benefit, e dalle imprese pubbliche o quasi-pubbliche che, per esempio, gestiscono servizi locali. La seconda sfida coinvolge gli investitori, coloro che offrono capitali: il primo interlocutore è rappresentato dagli investitori istituzionali, in particolare quelli “socialmente orientati”. Occorre superare, una alla volta, le barriere (a partire da quelle culturali) che oggi ostacolano l’adozione di strategie di investimento a impatto e promuovere il progressivo travaso di risorse dai portafogli gestiti secondo logiche tradizionali. Infine, come terza sfida che segue alla dimostrazione della sua fattibilità, il progetto prosegue con la costruzione dell’infrastruttura di mercato. Per questo, concludono i protagonisti della Borsa dell’impatto sociale, occorre definire il modello di business di questo mercato orientandolo anche alla sostenibilità economica, chiarire le regole di funzionamento, individuare un soggetto gestore e attirare gli attori del mercato con una proposta di valore convincente.

L’obiettivo finale del progetto è dunque quello di creare un mercato il cui accesso sia riservato a società che vogliono contribuire alla soluzione delle sempre più grandi sfide sociali ed ambientali, non semplicemente con profili Esg brillanti, ma con modelli imprenditoriali che definiscono formalmente e stabilmente la sostenibilità dello sviluppo come elemento fondante della propria missione. La Borsa dell’Impatto Sociale è una proposta che non sostituisce, ma completa e integra gli attuali canali di finanziamento, offrendo ulteriori opportunità per chi, sia sul lato dell’offerta sia sul lato della domanda, è interessato a sostenere la prospettiva di un’economia “nuova”, che non si limiti a mitigare gli impatti ambientali e sociali negativi, ma che si ponga l’obiettivo dichiarato di generare valore sociale per tutti gli stakeholder.


Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA