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Sostenibilità

Europa, dalla cooperazione una nuova via per la trasformazione digitale

Una transizione digitale human centered è possibile e necessaria. Gli esempi virtuosi e i dati della cooperazione nella giornata di apertura di EuropaDigitale.Coop

di Alessio Nisi

cooperazione

L’approccio europeo «a un’economia e una società digitalizzate deve basarsi sulla solidarietà e sulla sostenibilità. Nel vedere nella digitalizzazione un mezzo e non un fine. In questo credo che le imprese cooperative e non profit possano rappresentare un utile modello di trasformazione digitale in ottica sostenibile. Dove per sostenibilità si intende non solo l’impegno per l’ambiente ma anche l’obiettivo di alimentare nuove forme di coesione sociale, capace di valorizzare le diversità e di ricucire il tessuto sociale fratturato».

Queste le parole ocon cui il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, ha aperto i quattro giorni di EuropaDigitale.Coop (due di incontri e dibattito e due di hackathon), appuntamento organizzato da Legacoop, Fondazione Pico, Consorzio Nazionale Servizi – Cns e Cooperativa mediterranei.

Le persone al centro, la tutela di utenti e lavoratori

Il quadro? Prima di tutto le prossime elezioni europee. In vista delle quali, annuncia il presidente di Legacoop, Simone Gamberini (nel video) «apriamo un confronto con istituzioni, università e colossi digitali come Google e Meta per un’innovazione che metta al centro i bisogni delle persone e tuteli i diritti di lavoratori e utenti».

La transizione digitale

In secondo luogo l’orizzonte temporale. Ovvero le linee guida definite dalla Commissione Ue per la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030, che fissano, per le imprese, due obiettivi: l’acquisizione di un livello base di intensità digitale (misurato con uno dei 12 indicatori che il Digital Intensity Index stabilisce per misurare l’uso di diverse tecnologie digitali) da parte di oltre il 90% delle piccole e medie imprese. E l’utilizzo di servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale da parte del 75% delle imprese.

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Guidare la trasformazione

«Oggi», sottolinea Piero Ingrosso, presidente della Fondazione Pico, «siamo di nuovo in un nuovo periodo di grandi trasformazioni, che impattano direttamente sul mondo del lavoro e delle imprese. Come cooperative siamo abituati ad attraversare i cambiamenti: lo facciamo tenendo a mente le persone, intese come soci e utenti».

Tecnologia e cooperazione insieme per fare rete

In un contesto di lavoro che cambia spinto dalla fuga in avanti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, qual è la posizione del decisore politico?

«Sono convinta che», spiega Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, intervenendo al panel “Il lavoro che cambia nelle sfide della nuova Europa”, «come tutte le innovazioni, anche l’intelligenza artificiale vada accompagnata e non contrastata. Va considerata», aggiunge, «un’opportunità, in una policy di sistema che coinvolga anche le rappresentanze».

Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle politiche sociali

Lo sviluppo di un sistema di assistenza che guardi al futuro. «È importante», argomenta il ministro, «fare evolvere il lavoro in funzione di quelli che sono i bisogni della società italiana. Abbiamo la necessità di strutturare un sistema di assistenza a una popolazione anziana che sta aumentando in termini di numeri. Abbiamo bisogno di lavorare sul fronte della telemedicina e dei servizi che possano essere portati laddove il cittadino ne ha bisogno, anche nel piccolo borgo o nel territorio isolato».

Sul fronte cooperazione chiarisce che «la tecnologia può permettere di fare rete e farla ancora meglio a sostegno di una fetta della nostra popolazione che è quella più bisognosa di attenzione. Penso al mondo delle cooperative sociali, ma anche alle politiche di coesione».

Date queste premesse, la giornata di apertura di Europa digitale si è sciolta tra casi di scuola di aziende cooperative digitali, l’analisi degli esperti (sul modello aziendale prevalente e sui big data), con la presentazione inoltre di una ricerca dell’area studi di Legacoop.

Innovainrete è un progetto frutto dell’esperienza di un gruppo di undici cooperative romane (3 mila tra soci e operatori) e delle realtà (scuole, università, ospedali e società private) che, nel corso del tempo, con esse hanno interagito in maniera continuativa e sostanziale. «Facciamo rete per cercare di trasformare la nostra intelligenza umana in artificiale», spiega Elisa Paris. Più nel dettaglio, mette a sistema digitale «quello che le cooperative hanno fatto manualmente», ovvero lavora sui dati. «Un sistema, che è un grande patrimonio, perché costruito dal basso, partendo dalle nostre esperienza».

Teleassistenza

L’ingresso di Mediterranei va esattamente in questa direzione. Mediterranei, contrariamente alle altre cooperative della rete, è una cooperativa digitale nata a Roma e attiva su tutto il territorio nazionale. «Ci occupiamo di realtà aumentata, web, intelligenza artificiale, blockchain, servizi per le smart city e di tutte quelle tecnologie che possano migliorare la vita delle persone, infatti la nostra mission è quella di mettere la persona al centro» spiega Donato Montibello, vicepresidente della cooperativa.

Un approccio della digitalizzazione che, sottolinea Montibello, è «human centered». Con quale obiettivo? «Aumentare e migliorare i servizi di Innovainrete» e delle cooperative sociali. Dati che possono essere analizzati con l’intelligenza artificiale tornare utili anche ai policy maker per migliorare e far aderire ancora meglio le politiche sociali ai bisogni e alle necessità degli assistiti». Parliamo dell’armonizzazione di servizi vita-lavoro, di geolocalizzazione. «Immaginiamo di avere una comunicazione diretta tra chi organizza il lavoro e quelli che svolgono le attività». La persona al centro sta proprio in questa visione complessa. Non solo. «È anche negli assisititi che a casa ricevono il servizio, ma anche dei loro familiari e dei care giver», dove il monitoraggio non «è sulla qualità della vita delle persone».

Tutto questo in una piattaforma proprietaria. «Un elemento importante perché vuol dire che è partita dal basso ed è costruita dalle cooperative e risponda ai bisogni delle persone».

Intelligenza artificiale e organizzazione del lavoro

Mediterranei ha anche mostrato applicazioni tecnologiche concrete per migliorare il lavoro nei cantieri grazie al digitale, e in particolare all’analisi dei dati. «Crediamo che un’intelligenza artificiale condivisa possa essere una svolta per permettere all’Italia di avere un ruolo centrale nell’economia europea», spiega la co-founder Chiara Berti. In che modo? Parliamo di analisi dei dati e analisi predittive, ma anche di selezione del personale, dove «grazie all’intelligenza artificiale possiamo far emergere le attitudini delle persone, sempre in un’ottica human centered».

Report di sostenibilità. Un altro esempio? I report di sostenibilità, che «grazie all’intelligenza artificiale e con l’utilizzo della blockchain», permetterà di essere compliance rispetto alla normativa.

Ivana Pais

Quale modello di lavoro?

«Se oggi esiste una nuova azienda idealtipica dell’organizzazione del lavoro, sicuramente si tratta delle aziende piattaforma», argomenta Ivana Pais, professoressa di sociologia economica, Università Cattolica del Sacro Cuore e consigliera esperta Cnel. «Bisogna quindi capire se le piattaforme, oltre a essere una infrastruttura digitale, possono essere anche un modello di organizzazione del lavoro. I modelli di organizzazione del lavoro in precedenza sono tutti nati all’interno di aziende che hanno fatto scuola, diventando il riferimento nei propri settori: si pensi al Fordismo. Logiche simili si ritrovano, anni dopo, anche in altri settori».

Valorizzare le opportunità. Oggi, ha aggiunto, «con l’intelligenza artificiale l’ambiguità l’abbiamo colta subito.E le norme e regole in corso ci dicono che tutti i rischi possono essere mitigati. Si tratta di un passaggio significativo. Dobbiamo quindi valorizzare le opportunità».

L’indagine sulla digitalizzazione delle imprese cooperative

Le cooperative aderenti a Legacoop registrano performance superiori alla media delle imprese italiane ed europee nell’acquisizione di un livello base di digitalizzazione e nell’utilizzo di servizi cloud di livello intermedio-sofisticato, due obiettivi che il Digital Compass, varato nel 2021 dalla Commissione Ue, fissa come traguardo per la trasformazione digitale delle imprese europee entro il 2030. Da migliorare, invece, il ricorso all’ecommerce e ai sistemi di intelligenza artificiale, sulla cui diffusione pesano la carenza di competenze, i costi elevati e la disponibilità di dati essenziali ad un’implementazione efficace.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine sulla digitalizzazione delle imprese cooperative, realizzata dall’Area Studi di Legacoop utilizzando gli stessi parametri del monitoraggio Istat sulla transizione digitale nelle imprese italiane, presentata nel corso della prima delle quattro giornate di “Europa digitale.coop – Idee cooperative per l’Europa digitale”.

Le aree su cui lavorare

«I risultati dell’indagine della nostra Area Studi», spiega il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, «indicano chiaramente le aree sui dobbiamo lavorare per rafforzare la competitività delle nostre cooperative in ambito digitale: consolidamento delle competenze, investimento nei processi di trasferimento tecnologico con università, centri di ricerca e poli di innovazione e, soprattutto, reperimento di risorse per implementare tecnologie abilitanti connesse a intelligenza artificiale, big data e commercio elettronico».

Il report  nel dettaglio

L’indagine ha rilevato che nel 2023 il 70% delle cooperative aderenti a Legacoop (con un progresso di 7 punti percentuali rispetto al 2021) raggiunge un livello base di digitalizzazione. Un dato che, pur ancora distante dall’obiettivo fissato dalla Ue, è migliore rispetto sia alla media italiana (61%) sia alla media europea (58%). Riguardo all’intensità del livello base di digitalizzazione, il 26% delle cooperative (in crescita di 8 punti percentuali rispetto al 2021) registra un’intensità alta e il 2% (+1 punto percentuale) molto alta.

Informazione e comunicazione

La distribuzione su scala settoriale mostra che tra le imprese cooperative quelle che hanno raggiunto in percentuale un più alto livello di digitalizzazione sono quelle attive nei servizi di informazione e comunicazione (45%, tra livello alto e molto alto), nella sanità e assistenza sociale(39%), nel commercio (33%) e nella manifattura (32%). 

L’analisi per area geografica

Riguardo all’area geografica, il Nord-est registra il dato più elevato: le cooperative che raggiungono il livello base di digitalizzazione sono il 76% (al Sud, invece, sono il 57%. 

Per classe di occupati. Rilevante il confronto tra cooperative Legacoop e imprese italiane sulla base della percentuale delle imprese che soddisfano i 12 indicatori del Digital Index per classe di occupati. In linea generale, ovvero prendendo a riferimento tutte le classi di occupati, le cooperative risultano significativamente più avanzate per quel che concerne l’analisi dei dati (50%, rispetto alla media italiana del 27%), la percentuale di addetti connessi (54%, contro il 47%), l’utilizzo di social media (63% contro 57%) e il numero di imprese che acquista servizi cloud di livello intermedio-sofisticato (61% contro 55%). 

Quelle a livelli inferiori alla media. Le imprese cooperative si collocano invece a livelli inferiori alla media per quanto riguarda il valore delle vendite online (5% contro 13%), nell’utilizzo di sistemi Erp (38% contro 42%), nella digitalizzazione della gestione della relazione con i clienti (Crm, 17% contro 19%). All’interno del sistema cooperativo, come rilevato anche per le imprese italiane in generale, le migliori performance si registrano nelle classi di imprese con più di 99 addetti. In particolare, nella classe dimensionale di 250 e più addetti, il 90% delle cooperative raggiunge il livello base di digitalizzazione, ovvero il target fissato dall’Ue per il 2030.

Evidente, inoltre, la relazione tra utilizzo di Ict e propensione all’export: il livello base di digitalizzazione viene raggiunto dall’83% delle cooperative esportatrici (le non esportatrici si attestano al 70%).

Le dimensioni di digitalizzazione delle cooperative Legacoop in dettaglio

Connessione e utilizzo di Internet. Il 97% delle cooperative, in linea con la media nazionale, utilizza una connessione fissa ad Internet; di queste, l’89% si avvale di una rete a banda larga. L’83% (+ 5 punti percentuali rispetto al 2021) ha un sito web, nella stragrande maggioranza dei casi utilizzato a scopo informativo, mentre solo nel 24% dei casi è contemplata la possibilità di effettuare ordinazioni e prenotazioni.

Ecommerce

La percentuale di cooperative attive nel settore (22%) è più alta della media nazionale (19%), ma la percentuale del fatturato online prodotto dalle cooperative si attesta intorno all’11% del fatturato totale, contro il 18% della media nazionale. Tra le cooperative che vendono via web, il 67% utilizza canali e siti web propri, mentre il 39% si affida a piattaforme online. Le cooperative che vendono via web si rivolgono nell’82% dei casi a consumatori finali e nel 45% ad altre imprese.

Utilizzo di software aziendali

Il 43% delle cooperative intervistate nel 2023 ha utilizzato almeno un software aziendale tra quelli dedicati alla gestione delle risorse aziendali (Erp), alla gestione della clientela (Crm) o quelli di Business Intelligence (Bi). In particolare, il 38% delle cooperative Legacoop nel 2023 (era il 21% nel 2021) si è avvalsa di pacchetti software ERP, mentre il 18% software BI e il 17% software CRM. Si riscontrano differenze sostanziali sia sotto il profilo dimensionale che su quello geografico. In particolare, le imprese del Nord Est e del Centro e quelle con più di 99 addetti risultano più avanzate sotto questo aspetto.

L’analisi dei dati

Le cooperative aderenti dimostrano di essere particolarmente avanzate rispetto alla media nazionale ed europea sotto il profilo dell’analisi dei dati per estrarre modelli, tendenze e approfondimenti utili a trarre conclusioni, previsioni e ottimizzare il processo decisionale con l’obiettivo di migliorare le prestazioni. Sono infatti il 50% del campione le cooperative che analizzano i dati al proprio interno a cui si aggiunge un 6% di cooperative che affida tale analisi a società esterne.

I servizi di cloud computing

Le cooperative risultano più avanzate della media italiana e di quella Ue 27 per i servizi di livello intermedio-sofisticato. Sono infatti il 61% le cooperative che utilizzano servizi di cloud più avanzati a fronte di una media nazionale del 55% e Ue27 del 39%. Tra i servizi di cloud computing avanzati (intermedi-sofisticati) quelli più utilizzati dalle cooperative aderenti sono i software di sicurezza, quelli di finanza e contabilità e gli hosting di database dell’impresa.

Intelligenza artificiale

Ancora limitato l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale: li utilizza Il 9% delle cooperative (8% è la media UE 27 e 5% quella italiana), principalmente per analizzare documenti di testo (53%), per la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispositivi informatici con tecnologie di riconoscimento vocale (50%) e la generazione di linguaggio scritto o parlato (40%).

Un impiego, insomma, ancora limitato. La mancanza di competenze, i costi troppo elevati e la non disponibilità dei dati necessari per l’utilizzo sono i principali motivi che stanno frenando la diffusione di questa tecnologia fra le associate (figura 23) e tra le imprese italiane in generale.

In apertura foto di  Eddie Kopp per Unsplash. Nel testo immagini di Fondazione Pico / Scatti spontanei

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