Post alluvione

Romagna, lo spirito di Borgo Basino

La campagna di crowdfunding del piccolo centro forlivese è stata fondata sui beni comuni. Risultato? Un successo da studiare e replicare

di Flaviano Zandonai

In molti hanno ricordato il libro “La strada” in occasione della recente scomparsa del suo autore, Cormac Mcarthy. L’ho fatto anche io associandolo agli effetti dell’alluvione in Romagna e in particolare alle centinaia di frane e smottamenti che hanno messo fuori uso tantissime strade, in particolare nelle zone dell’entroterra. Si è creato così un nesso tra lo scenario apocalittico del romanzo con quello reale. E poco conta che lì sia determinato da un conflitto nucleare e qui dagli effetti del cambiamento climatico anche perché, volendo, la guerra in Ucraina rende sempre più realistico anche il primo. Ma oltre all’analogia del contesto catastrofico, rimane la centralità della strada per favorire quel movimento che è all’origine dell’umanità. La nostra genesi, al fondo, è coincisa col mettersi in cammino. E questo muoversi contribuisce a tenere calda la relazione fra padre e figlio protagonisti del romanzo, anche quando la prospettiva di una qualche salvezza si fa sempre più tenue nell’inverno nucleare. Ben venga quindi una campagna di crowdfunding come #questaèlanostrastrada che ha l’obiettivo di ridare una nuova arteria a Borgo Basino, un micro centro della collina forlivese, dove vivono poche famiglie e hanno sede alcune aziende agricole e agrituristiche.

Ecco come i promotori accompagnano la loro campagna sulla piattaforma Produzioni dal Basso: «La domanda è: aspetteremo che qualcuno venga a sistemare queste strade e ci ricolleghi gli uni agli altri o coglieremo questa opportunità per costruire nuove infrastrutture comunitarie da zero? Costruiremo come prima o costruiremo insieme, come agricoltori, apicoltori, pensionati, immigrati e gente di campagna per costruire insieme una bioregione più resiliente?».

Ritorna in questo appello la prospettiva dirompente dei beni comuni, non come sutura rispetto ai fallimenti dello Stato e del mercato, ma come pilastro per rigenerare una società all’altezza delle sfide dell’adattamento alla nuova condizione socio ambientale. Una prospettiva sciaguratamente assente dentro le misure straordinarie, come il Pnrr, che costellano quest’epoca di crisi sistemiche.

Ma non solo: torna anche, in modo non scontato, una prospettiva sulle infrastrutture che sollecita l’economia sociale. In questi anni gli attori che ne fanno parte si sono concentrati soprattutto sulla costruzione e rifunzionalizzazione delle loro sedi, forse per mettersene al riparo, mentre sono stati meno protagonisti sul fronte della costruzione, manutenzione e gestione di beni che creano legami come strade, trasporti, connessioni digitali. Un tema da riproporre, guardando a Borgo Basino (e a molte situazioni simili). La campagna di raccolta fondi è andata a buon fine, nel senso che la strada è di nuovo percorribile e la fattoria ha potuto organizzare le sue attività didattiche estive. Non sarebbe male che, oltre ai cittadini, anche qualche istituzione (a iniziare da quelle sociali) cofinanziasse iniziative simili.

Credit foto: pagina Facebook di Borgo Basino


La rivista dell’innovazione sociale.

Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti
e funzionalità esclusive



Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA