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“Inside Out 2”: 13 anni, emozioni confuse e diabete ballerino

Il diabete di tipo 1 è una malattia in crescita costante, ma ancora poco riconosciuta a livello collettivo. Ecco perché è una bellissima scelta quella di Pixar di inserire una ragazza con diabete in "Inside out 2". Il commento di Diabetica.it; di Fondazione Italiana Diabete, e del pediatra Giulio Frontino (Ircss San Raffaele)

di Sabina Pignataro

Pubertà, allarme pubertà: inizia più o meno così Inside out 2. La sirena del pulsante rosso avvisa l’imminente tsunami: Riley, la protagonista sta per spegnere 13 candeline. Gioia non fa in tempo a dire «la nostra ragazza cresce a vista d’occhio, d’ora in poi dovrebbe essere una passeggiata», che improvvisamente le spuntano dei brufoli sul viso, ha un odore strano e…. si presenta l’ansia di partire per un camp sportivo, con l’impellente desiderio di essere accolta ed apprezzata dal gruppo, in particolare dalle più talentuose della squadra.

Gioia, Rabbia, Tristezza, Disgusto e Paura sono ancora lì, alla console di comando nella testa di Riley, ma, nel sequel diretto da Kelsey Mann, arrivano nuove emozioni a governare il delicato passaggio che va dall’infanzia all’adolescenza: Ansia (doppiata da Pilar Fogliati), Invidia (da Marta Filippi), Imbarazzo (da Federico Cesari) e Noia, detta Ennui (da Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel).

Pochi lo avranno notato, perché è veramente un passaggio velocissimo, ma quando Riley entra nello spogliatoio per prepararsi al primissimo allenamento, una delle atlete sulla destra è una ragazza diabetica e lo si intuisce dal fatto che mostra sul braccio un sensore, un dispositivo dalla forma rotonda che ha il compito di fornire informazioni sui livelli di glucosio presenti nel sangue. Informazione più che essenziale, spesso salvavita, per le persone che soffrono di diabete di tipo 1.

Le reazioni

«Le mie figlie ed io non eravamo a conoscenza di questo elemento, e appena abbiamo visto il sensore dal silenzio della sala cinema si è alzato un sibilo di felicità, la nostra», racconta Ilenia, mamma di Matilde, una ragazzina che convive con il diabete di tipo 1 da quando era alla scuola materna. (Avevamo raccontato la sua storia qui). È stata proprio Ilenia a raccontare sui social questa epifania sui Diabetica.it, il progetto che ha creato per raccontare l’impatto di questa malattia autoimmune su sua figlia. «Credo che la rappresentazione del diabete nei cartoni animati e nei film di animazione sia molto importante», racconta. «Noi che viviamo la malattia siamo costantemente abituati a vedere braccia con sensori, non è così per la restante parte delle persone che, soprattutto in estate, complici i vestiti più scollati, iniziano con gli sguardi curiosi o con la solita domanda: “ma cos’è questa cosa sul braccio”?». Domanda lecita ma che può generare imbarazzo se posta senza delicatezza. «Inoltre, per chi vive con il diabete t1 è bello riconoscersi in un film animato, perché aiuta a sentirsi meno soli, meno diversi».

Per chi vive con il diabete t1 è bello riconoscersi in un film animato, perché aiuta a sentirsi meno soli, meno diversi

Francesca Ulivi, direttrice generale della Fondazione Italiana Diabete

Infine, aggiunge, è positivo che Pixar abbia scelto una ragazza che fa sport per rappresentare il giovane con diabete: l’attività sportiva strutturata riduce l’insulinoresistenza e aiuta (fra i mille altri benefici) a mantenere il controllo glicemico. «Lo sport è un elemento positivo, nonostante alcune società sportive – per ignoranza- pongano dei veti. Insomma, nonostante il passaggio rapidissimo di questo personaggio, da mamma di una bambina con diabete t1 dico grazie alla Pixar».

Anche Francesca Ulivi,  direttrice generale della Fondazione Italiana Diabete, ha accolto questa sorpresa con entusiasmo: «Rappresentare la realtà e la quotidianità dei bambini che hanno questa malattia in film campioni di incasso, aiuta tutte le persone con diabete di tipo 1 a riconoscersi, a non sentirsi sole, a vedere integrata la loro diversità», commenta Ulivi, che convive con il diabete di tipo 1 da molti anni. «È importante che sempre più persone si chiedano cosa sia quella cosa sul braccio o sulla pancia, che lo capiscano, che comprendano che una persona con diabete di tipo 1, che è apparentemente sana, necessita in realtà di una terapia salvavita costante, che sin da bambino, anche molto piccolo deve imparare a gestire».

È importante che sempre più persone si chiedano cosa sia quella cosa sul braccio o sulla pancia, che lo capiscano, che comprendano che una persona con diabete di tipo 1, che è apparentemente sana, necessita in realtà di una terapia salvavita costante

Francesca Ulivi,  direttrice generale della Fondazione Italiana Diabete

l precedente in “Red”: due le protagoniste con diabete

Non è la prima volta che Pixar rappresenta il diabete nei suoi lungometraggi. In “Turning Red” (arrivato in Italia con il nome di “Red”) era stata fatta una scelta simile con ben due personaggi. In quel caso il dispositivo sul braccio era un microinfusore di insulina. Anche in quel caso, “Turning Red”, (il primo film Pixar diretto solo da donne) raccontava di un a ragazza di 13 anni chiamata Mei Lee che si trova combattuta tra l’essere una figlia ben educata e doverosa e l’affrontare l’adolescenza.

La scelta di Pixar

Come mai Pixar, oltre a mostrare personaggi con stampelle o sedie a rotelle e a sforzarsi di migliorare la diversità in termini di rappresentazione etnica, ha scelto ancora di rappresentare il diabete? Probabilmente perché Susan Fong, lo storico supervisore tecnico della Pixar (ora ha cambiato lavoro) vive con il diabete di tipo 1 dall’età di quattro anni. E la stessa malattia è toccata anche a sua sorella. Come racconta la stessa Fong a “Beyond Type 1”, «È una storia di crescita in cui il personaggio principale ha qualcosa di molto diverso. E penso che come persona con diabete questo mi risuoni: il fatto di essere stata sempre quella strana».

Diabete di Tipo 1: una malattia poco conosciuta ma in crescita costante

Il diabete di tipo 1 è una malattia ancora poco riconosciuta a livello collettivo. Spesso viene confusa con il diabete di tipo 2, largamente più diffuso ma con cui ha poco in comune. Eppure i dati mostrano come il diabete di tipo 1 sia in costante crescita. All’ospedale San Raffaele di Milano si registra un nuovo caso ogni tre giorni. E al Bambino Gesù nel 2021-2022 si è registrato un aumento di oltre 35% dei casi di pazienti ricoverati per esordio di diabete di tipo 1 rispetto agli anni 2018-2020.

Non sono molti i film, i libri oppure le serie tv che offrono ai bambini e ai ragazzi con il diabete di tipo 1 la possibilità di riconoscersi in un personaggio. Segnalo però che nei libri della collana Il club delle babysitter (portati in Italia dalla casa editrice Il Castoro, e poi diventati anche una serie tv su Netflix) una delle protagoniste, Stacey, ha il diabete e indossa un microinfusore. Nel volume 2, (che si intitola “Il segreto di Stacey”) la ragazza, che non ha ancora fatto pace con la sua malattia, si confida con le amiche.

Pubertà e diabete: parla il pediatra

La pubertà rappresenta un periodo critico per tutti gli adolescenti, ma per coloro che convivono con il diabete di tipo 1, questa fase della vita comporta sfide aggiuntive e complesse. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. «Questa malattia richiede una gestione continua e precisa dei livelli di glucosio nel sangue, attraverso monitoraggio frequente, somministrazioni frequenti di insulina e attenzione all’alimentazione e all’attività fisica», spiega Giulio Frontino, pediatra a indirizzo endocrinologico dell’Ircss Ospedale San Raffaele. «La pubertà, con le sue significative trasformazioni fisiche, metaboliche, emotive e sociali, rende questa gestione ancora più complessa»

Uno degli aspetti più rilevanti durante la pubertà è il cambiamento ormonale. «L’ormone della crescita, gli estrogeni e il testosterone – prosegue Frontino – aumentano drasticamente durante questo periodo e hanno un impatto diretto sulla sensibilità all’insulina. Questi ormoni possono aumentare la resistenza all’insulina, rendendo le cellule del corpo meno sensibili e quindi meno efficaci nel rispondere all’insulina. Di conseguenza, i giovani con diabete di tipo 1 possono avere livelli di glucosio più alti del normale, rendendo necessaria una regolazione più frequente e attenta delle dosi di insulina».

«Inoltre, l’instabilità emotiva e lo stress psicologico tipici della pubertà possono influenzare negativamente il controllo glicemico. Alti livelli di stress e fluttuazioni emotive possono causare variazioni nei livelli di glucosio nel sangue. Lo stress provoca il rilascio di ormoni come il cortisolo, che può aumentare i livelli di glucosio nel sangue, rendendo la gestione del diabete ancora più complessa. Gli adolescenti devono quindi imparare non solo a gestire le loro emozioni, ma anche a comprendere come queste possano influenzare le oscillazioni glicemiche».

Dal punto di vista sociale, la pubertà è un periodo di ricerca di indipendenza e accettazione da parte dei coetanei. Gli adolescenti con diabete di tipo 1 possono sentirsi diversi o isolati a causa della loro condizione. Devono imparare a gestire il diabete in contesti sociali come la scuola, gli sport e le uscite con gli amici, il che può comportare l’uso di dispositivi per il monitoraggio del glucosio o la somministrazione di insulina in pubblico. Questo può portare a sentimenti di imbarazzo o stigmatizzazione.

«La necessità di educazione e supporto è cruciale durante la pubertà per gli adolescenti con diabete di tipo 1. Devono essere educati su come i cambiamenti ormonali influenzano il loro corpo e come regolare le dosi di insulina di conseguenza. Il supporto psicologico può aiutare a gestire lo stress e le emozioni, mentre il sostegno da parte di famiglia, amici e professionisti della salute può facilitare l’integrazione sociale e ridurre il senso di isolamento.  Una collaborazione multidisciplinare è fondamentale nell’educazione terapeutica continua delle persone con diabete, coinvolgendo professionisti come la nutrizionista e la psicologa, oltre al diabetologo. È altrettanto cruciale il contributo della scuola, che può supportare e facilitare la gestione del diabete durante l’orario scolastico».

Per approfondire:
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Si ringrazia l’ufficio stampa Pixar per le foto


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