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Caro energia

Don Gnocchi: «Teniamo indenni le famiglie dagli extracosti ma le istituzioni intervengano»

11 Ottobre Ott 2022 0800 11 ottobre 2022
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Da gennaio 2023 all'Istituto Palazzolo di Milano della Fondazione Don Gnocchi le rette giornaliere aumenteranno di uno o due euro al giorno, a seconda della stanza e del servizio: «Grande attenzione per trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica e la volontà di non gravare sulle famiglie degli anziani, con questo aumento copriamo circa il 5% dei costi aggiuntivi», dice il direttore Antonio Troisi. Anche il Decreto Aiuti Ter è poco chiaro: non si sa nemmeno l'entità del contributo

In tempi normali, fino all’estate 2021, occuparsi “dell’energia” per una realtà importante - per storia e per dimensioni - come Fondazione Don Carlo Gnocchi voleva dire aver presente il timing di scadenza dei contratti, monitorare il mercato, fare delle gare per individuare il fornitore, verificare che nelle bollette da pagare trovasse effettivo riscontro il prezzo pattuito per kwh di energia elettrica o per metri cubi di gas… «Non c’è nulla di banale quando parliamo di una realtà grande come la nostra Fondazione, ma diciamo che era ordinaria amministrazione», annota Massimiliano Guffanti. Che dall’autunno scorso invece, nella sua funzione di direttore acquisti e tecnico immobiliare della Fondazione Don Carlo Gnocchi, si trova sull’ottovolante del caro-energia.

Partiamo dal perimetro di Fondazione Don Gnocchi, che gestisce 28 strutture sanitarie e sociosanitarie in nove regioni d’Italia e oltre 2mila anziani accolti, di cui solo tre - quella di Sant’Angelo dei Lombardi, di Fivizzano e di Tricarico - hanno contratti luce e gas fatti dall’ente pubblico: tutto il resto è coperto da due unici contratti, uno per l’energia elettrica e uno per il gas. Contratti che - ironia della sorte - sono scaduti proprio nel 2022. «I nuovi contratti inevitabilmente rispecchiano l’andamento del mercato, che è totalmente impazzito», racconta Guffanti.

La bolletta dell’energia elettrica di luglio 2022, a fronte di scostamenti non significativi nei kwh consumati, è quattro volte la bolletta di luglio 2021. Sul gas cominceremo a vedere gli effetti reali con i primi freddi… Basti dire che il peggior prezzo che abbiamo avuto per il gas, negli ultimi otto anni, è stato di 30 euro al megawattora: in questi giorni siamo a 160/170 euro, ma in agosto abbiamo visto picchi di 350 euro al megawattora, più di dieci volte il peggior prezzo che abbiamo avuto nella storia recente

Massimiliano Guffanti, direttore acquisti di Fondazione Don Carlo Gnocchi

«La bolletta dell’energia elettrica di luglio 2022, per esempio, a fronte di scostamenti non significativi nei kwh consumati, è quattro volte tanto la bolletta di luglio 2021. Sul gas, invece, cominceremo a vedere gli effetti reali con i primi freddi… Basti dire che il peggior prezzo che abbiamo avuto per il gas, negli ultimi otto anni, è stato di 30 euro al megawattora: in questi giorni siamo a 160/170 euro, ma in agosto abbiamo visto picchi di 350 euro al megawattora, più di dieci volte il peggior prezzo che abbiamo avuto nella storia recente». I prezzi del gas, in verità, avevano iniziato a salire già a settembre-ottobre dell’anno scorso, tant’è che la Don Gnocchi a ottobre 2021 aveva messo a budget «quasi due milioni in più per il 2022», ricorda Guffanti: circa il trenta per cento in più rispetto all’anno prima. Budget del tutto saltato, come è facile intuire se ricordiamo che a ottobre il prezzo standard per il gas era di 0,45 euro al mc e che a fine dicembre era già schizzato a 1 euro. «Fare il budget per il 2023 in queste condizioni è difficilissimo, perché lo scenario continua a mutare: non navighiamo neanche a vista, navighiamo completamente al buio. Anche dal punto di vista legislativo, non abbiamo certezze. Tutte le variabili sono esogene e quelle endogene possono sì portare dei correttivi, ma non possono incidere e cambiare la situazione».

Guffanti con queste parole introduce due temi importantissimi. Il primo è il fatto che anche il tanto atteso Decreto Aiuti ter, che finalmente dà aiuti anche al non profit per sostenere il caro-energia, in realtà solleva più dubbi che risposte. C’è un fondo ad hoc da 120 milioni di euro per sostenere gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti che gestiscono servizi sociosanitari e sociali svolti in regime residenziale, semiresidenziale rivolti a persone con disabilità e c’è un fondo da 50 milioni (pochissimi) per tutto il resto del (più ampio) non profit: «In nessuno dei due casi il testo indica la percentuale di recupero che potremmo avere rispetto ai costi aggiuntivi sostenuti, siamo in attesa del decreto attuativo. Non è ancora chiaro come ci posizioniamo rispetto ai due fondi, se sul fondo da 120 milioni o su quello da 50. Non si capisce che cosa succederà nel momento in cui, fissata una percentuale, le richieste pervenute supereranno - e supereranno certamente - l’importo definito: accederanno al fondo solo i primi? Si abbasserà la percentuale? C’è bisogno di chiarezza, in tempi rapidi: se abbiamo diritto a un credito d’imposta deve essere per il 2022, non si può arrivare a definirlo l’anno prossimo», dice Guffanti.

Il secondo tema è quello dei correttivi che è possibile mettere in atto: utili e doverosi, certo, il cui impatto potrà attenuare gli effetti dell’incremento dei costi ma certamente non potrà essere l’elemento risolutivo. «Stiamo mettendo in campo azioni di carattere culturale, sensibilizzando tutti - anche i nostri fornitori di servizi, ad esempio la ristorazione - al concetto civilistico del buon padre di famiglia e invitando a evitare gli sprechi: spegnere le luci, non lasciar correre l’acqua calda se non serve, accertarsi di spegnere il fan coil in ufficio la sera… La Fondazione sta ragionando per capire quali interventi possono essere fatti, per esempio la sostituzione di alcune vecchie pompe e caldaie piuttosto che l'installazione del fotovoltaico», esemplifica Guffanti. Abbassare la temperatura negli ambienti dove vivono gli anziani? «No, tutte le strutture devono attenersi alla norma, che prevede un range di temperatura: staremo all’interno della forbice prevista dalla normativa, come abbiamo sempre fatto».

Non navighiamo neanche a vista, navighiamo completamente al buio. Anche dal punto di vista legislativo, non abbiamo certezze. Il Decreto Aiuti Ter istituisce due fondi, ma in nessuno dei due casi il testo indica la percentuale di recupero che potremmo avere rispetto ai costi aggiuntivi sostenuti, siamo in attesa del decreto attuativo. C’è bisogno di chiarezza, in tempi rapidi

Massimiliano Guffanti, direttore acquisti di Fondazione Don Carlo Gnocchi

«Le scelte che faremo, non dovranno impattare sulla quotidianità dei nostri ospiti», assicura anche Antonio Troisi, direttore dell’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano e direttore dell’Area Territoriale Nord 2, che conta sei RSA e due strutture sociosanitarie, per un totale di 1.400 posti letto. Le temperature resteranno durante tutto l’anno tra una minima di 20-21 gradi in inverno e massime 26-28 gradi in estate, «che non sono soltanto le temperature indicate dalle normative ma anche quelle gradiche che fanno stare bene le persone che accogliamo nelle nostre strutture. Stiamo lavorando perché ogni radiatore possa essere impostato sulla temperatura gradita all’ospite». Per queste otto strutture, nel 2022 «per luce e gas abbiamo speso 3,5 milioni di euro in più rispetto a quanto avevamo messo a budget, diciamo che abbiamo speso il 50% in più rispetto a quanto avevamo previsto», confessa.

A livello di settore la preoccupazione è che molte strutture piccole, in territori periferici, possano andare in estrema difficoltà ed essere costrette a chiudere sul serio: sui territori di conseguenza verrà a mancare un'offerta fondamentale per gli anziani. Ricordiamo che in Italia la metà dei posti letto nelle RSA è gestita dal non profit

Antonio Troisi, direttore dell’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano

Da gennaio 2023 al Palazzolo ci sarà un aumento delle rette a carico degli ospiti: «Uno o due euro al giorno, a seconda della tipologia delle stanze e del servizio. Ci sono reparti che hanno stanze singole o a due posti, con un comfort alberghiero maggiore, che avranno un aumento di due euro. Lo stesso per il nucleo per persone con Alzheimer, più specializzato. Nei reparti con le stanze da tre letti, l’aumento sarà di un euro al giorno. Abbiamo avuto una grande attenzione a trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica del servizio e la volontà di non gravare sulle famiglie: ci sono realtà che già ad agosto hanno aumentato le rette di 10-15 euro al giorno. Con questo aumento noi copriamo circa il 5% dei costi aggiuntivi che abbiamo avuto», spiega Troisi.

La situazione è «estremamente drammatica, entriamo ogni giorno in struttura con un peso molto forte rispetto alla responsabilità sociale che abbiamo per il benessere dei nostri ospiti e delle loro famiglie», conclude Triosi. «A livello di settore la preoccupazione è che molte strutture piccole, in territori periferici, possano andare in estrema difficoltà ed essere costrette a chiudere sul serio: sui territori di conseguenza verrà a mancare un'offerta fondamentale per gli anziani. Ricordiamo che in Italia la metà dei posti letto nelle RSA è gestita dal non profit. E che demograficamente, sappiamo dove stiamo andando… Come Fondazione faremo di tutto, anche attraverso Aris, per rappresentare alle istituzioni le nostre istanze, augurandoci che anche per le realtà non profit ci possa essere attenzione, come per tutte le realtà produttive».

La nostra inchiesta sull'impatto del caro-energia sulle RSA ha toccato finora:

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