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Ma il disciplinare non basta: ci vuole cuore

Vino prodotto biologicamente non e' necessariamente sinonimo di qualita'; c'e' bisogno di qualcosa in piu', dato dal rapporto tra l'uomo e la terra

di Roberto Formica

Quanto vale il vino biologico? Vita lo ha chiesto ad un critico enologico di fama come Paolo Massobrio. Il vino biologico rappresenta forse il quarto passaggio fondamentale nella storia del vino del ventesimo secolo, dopo l’istituzione delle denominazioni di origine, l’avvento della barrique e lo scandalo del metanolo. Vita:I produttori hanno ribadito la necessità di produrre un vino che sia biologico anche in cantina, non solo nella vigna… Massobrio:Intanto bisognerebbe parlare di cultura biologica, più che di coltura. Vita:Cioè? Massobrio:Il fatto che un vino sia biologico non indica automaticamente che sia un vino di qualità. O meglio: è un vino ottenuto con tecniche altamente qualitative, ma il vino buono in ogni caso è quello fatto con il cuore. Sono due gli elementi cardine. L’uomo e la terra. È il rapporto tra l’uomo e il suo territorio che fa nascere grandi vini. Anche con il metodo biologico, ma di per sé questa non può essere una garanzia assoluta. Vita:Oggi in Italia c’è ancora chi fa il vino con il cuore? Massobrio:Fortunatamente sì. Mi vengono in mente Gianfranco Soldera, Michele Satta e poi Josko Gravner, Scarpa di Nizza Monferrato e molti giovani produttori emergenti. Vita:Dunque possiamo sperare in un futuro di qualità? Massobrio:Credo proprio di sì.


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