Immigrazione

Meno sbarchi, ma più vittime

Nel 2024 l’incidenza dei morti e degli scomparsi lungo le rotte del Mediterraneo, rispetto al numero degli sbarchi in Italia è, ad oggi, pari al 3,83%. Alla fine dello scorso anno la percentuale era quasi la metà: 1,98%. Negli ultimi 10 anni nel Mediterraneo sono morte quasi 30mila persone

di Anna Spena

Le rotte migratorie del Mediterrano sono tra le più letali del mondo. Negli ultimi 10 anni qui sono morti o dispersi quasi 30mila migranti. Queste stime sono al ribasso, di alcuni naufragi non verremo mai a conoscenza.

Gli ultimi due naufragi

Due le tragedie che si sono consumate negli ultimi giorni: «In un primo naufragio le vittime accertate sono 10, e avrebbero perso la vita per soffocamento sul ponte inferiore dell’imbarcazione su cui viaggiavano. 51 sopravvissuti sono stati portati in salvo a Lampedusa dalla nave Nadir dell’Ong Resqship, che ha soccorso la barca di legno partita dalla Libia. I loro Paesi d’origine sono Siria, Egitto, Pakistan, Bangladesh», scrivono in una nota congiunta L’Oim, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i Rifugiati e l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. «Nel secondo incidente, dopo essere stati soccorsi da un peschereccio e trasferiti su un mercantile, 11 superstiti sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera nello Jonio e portati in salvo a Roccella Jonica insieme al corpo di una donna, mentre altre 64 persone risultano disperse in mare. Secondo la ricostruzione dei sopravvissuti, il motore dell’imbarcazione, partita otto giorni prima dalla Turchia, si sarebbe incendiato, facendo rovesciare lo scafo a 110 miglia nautiche dalle coste italiane. I superstiti e i dispersi in mare provengono da Iran, Siria e Iraq. Tra i sopravvissuti, 2 bambini accompagnati e 2 donne». 

È letale il Mediterraneo o le politiche sull’immigrazione?

Ma forse ad essere letale non sono solo le rotte migratorie del Mediterraneo, letali sono anche le politiche che si mettono in atto per contrastarla: ad ottobre del 2018, per esempio, il Parlamento italiano ha votato il pacchetto sicurezza che elimina la protezione umanitaria, l’anno dopo, nel 2019, viene firmato il pacchetto sicurezza bis, che introduce sanzioni finanziarie per le navi delle ong impegnate nel soccorso in mare, nel 2023 il decreto Piantedosi impone un “codice di condotta alle ong” che ostacola e rende difficoltosi i soccorsi in mare. Le ultime due tragedie in ordine di tempo, sono solo stragi annunciate. Questi naufragi chiamano in causa la responsabilità di chi chiude tutte le vie di ingresso legali, stipula accordi con autorità che non garantiscono una vera attività di ricerca e salvataggio, e tantomeno porti sicuri, ed allontana le navi del soccorso civile imponendo porti di sbarco sempre più lontani: di fatto si sta lasciando il Mediterraneo senza navi umanitarie. Il Governo Meloni, e quelli prima del suo, hanno fatto dell’immigrazione uno strumento di propaganda elettorale. Durante il G7, che si è appena concluso, i leader hanno assunto l’impegno di contrastare i trafficanti di essere umani, ma quello di cui abbiamo davvero bisogno per evitare le stragi e salvaguardare vite umane è aprire vie regolari di accesso, tra cui corridoi umanitari. 

Meno sbarchi non significa meno vittime

Certamente le politiche attuali di esternalizzazione delle frontiere, dei memorandum che sta collezionando l’Italia, e ancora l’attuazione di tutti i decreti che ostacolano ed anche screditano il lavoro delle ong, stanno funzionando, ma solo se l’obiettivo è quello di diminuire il numero di sbarchi. Ma a quale prezzo? Il costo è sempre quello delle vite umane. Pur ricordando che non avremo mai dei numeri precisi, ma ci muoviamo nell’ambito delle stime, proviamo a confrontare il rapporto tra arrivi e vittime negli ultimi due anni. Ricordiamo anche che meno ong riescono ad essere presenti con le loro missioni di ricerca e soccorso in mare più è possibile che si verifichino naufragi di cui non verremo mai a conoscenza. Tra il 2023 e il 2024 c’è stata una diminuzione nel numero degli sbarchi sulle coste italiane: dall’inizio di quest’anno sono sbarcate 23.978 persone, tra loro 3.197 minori stranieri non accompagnati. Nel 2023 – nello stesso lasso di tempo, gli sbarchi erano stati 56.655. Complessivamente lo scorso anno gli sbarchi sono arrivati a 158mila persone. Nel 2023 nel Mediterraneo sono morte o disperse 3.129 persone; nel 2024, fino ad oggi, la stima dei morti e dispersi è di 920 persone. Ciò significa che nel 2023 ogni 100 sbarchi ci sono state 1,98 vittime, mentre nel 2024, fino ad ora, per ogni 100 migranti che sbarcano ci sono 3,83 vittime: quasi il doppio.

Ogni naufragio è un fallimento collettivo

«Questa è una guerra che non fa notizia e genera un senso di profonda frustrazione per i ripetuti appelli inascoltati a potenziare non solo risorse e capacità per le operazioni di ricerca e soccorso in mare ma a legalizzare flussi regolari, unica soluzione ai controlli che aiuterebbe a ridurre il fenomeno scafisti», dice Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli. «Ogni naufragio oggi rappresenta solo un fallimento collettivo, un segno tangibile dell’incapacità degli Stati di proteggere le persone più vulnerabili. L’Italia, ma anche l’Europa, sulla questione migranti si giocano il futuro, per questo non possiamo gestire con superficialità o estrema semplificazione il fenomeno migratorio che è una questione strutturale e profondamente umana. Occorre un sistema di accoglienza ed integrazione diffuso, con regole nuove che non si basino sulla esternalizzazione delle frontiere, avendo sempre come punto di riferimento l’umanità».

«Questa tragedia sottolinea ancora una volta l’urgente necessità di un sistema di soccorso europeo efficace e umano», dichiara Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000. «La perdita di vite umane nel Mediterraneo è inaccettabile e deve spingerci ad agire con determinazione per prevenire ulteriori tragedie. È fondamentale che continuiamo a collaborare e a sostenere chi si impegna in prima linea per salvare vite umane».

«Quella di Roccella e Lampedusa è una doppia tragedia che ha interrotto il viaggio della speranza di 140 persone: meno della metà sono sopravvissute, trovando la salvezza sulle nostre coste. Da questo triste momento tragga nuova forza la nostra umanità; dalle emozioni, dal dolore e dagli occhi pieni di lacrime di quanti ce l’hanno fatta, le volontarie e i volontari della Croce Rossa Italiana, seppur scossi da quanto accaduto, prendano gli stimoli necessari per far sentire ancor più la loro vicinanza a tutte le persone accolte che, alla difficile situazione che hanno appena vissuto, aggiungono in molti casi il dolore per un caro perso in questa traversata», commenta Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana.

Credit foto:Simone Boccaccio / SOPA Images/Sipa USA) Sipa Usa/LaPresse


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