Enti locali

Riace, con Lucano torna l’utopia possibile

Mimmo Lucano è stato rieletto sindaco di Riace. Altri comuni hanno replicato quel modello di accoglienza, «ma l'originalità necessaria è quello spirito utopico, quella capacità di vedere oltre che Mimmo ci ha insegnato. Ora nessuno potrà più frenare questa straordinaria carica utopica, così necessaria alla sopravvivenza stessa dell’Europa»

di Massimo Iiritano

«Qui avete sperimentato un modello che funziona, dove si vede bene che non bastano le misure ordinarie ma occorre costruire comunità solidali capaci di ridare vita ai territori e alle economie». E ancora: «Lo Stato insieme alla comunità europea deve assolutamente mettere a disposizione le risorse necessarie per sostenere percorsi virtuosi come questo». A parlare così è Massimo Cacciari. È il 4 maggio e siamo a Camini, 5 km da Riace, il primo dei borghi che per prossimità ha seguito e rilanciato il “modello” di accoglienza che ha avuto e ha in Mimmo Lucano il suo straordinario “profeta”. Ma tanti sono i borghi e i “luoghi accoglienti”, recentemente riuniti anche in un network europeo che da quella visionaria intuizione, così poeticamente raccontata da Wim Wenders nel film Il Volo hanno preso vita.

Si tratta di luoghi “marginali”, fuori dal modello trainante del sistema economico neoliberista capace di costruire solo colossi di efficienza e di produttività, clamorosamente desertificanti e desolanti nel terreno essenziale dell’umano. «Restiamo umani» è stato sempre del resto uno dei motti di quel “gergo dell’autenticità” con il quale Mimmo è riuscito a scavalcare lo stesso sistema che lo aveva condannato, oltrepassandolo in popolarità, affetto, senso di appartenenza e di condivisione. Ridando luce e speranza ad ideali di resistenza che hanno in Che Guevara o in Peppino Impastato, ma anche in eroici calabresi come Peppino Valarioti, i loro giusti miti. Quelli di cui tanti giovani e meno giovani, oggi, sentono urgentemente la necessità.

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«Riace ha avuto un indelebile impatto sul sistema di accoglienza ordinario – l’attuale SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione) nato sulle spoglie dei sistemi SIPROIMI e SPRAR – che da esperienze pionieristiche come quella di Riace ha preso spunto. Riace ha in secondo luogo ispirato altri territori, che hanno fatto proprio l’approccio olistico all’accoglienza, attento all’integrazione e allo sviluppo, a loro volta adattandolo e interpretandolo, in alcuni casi, in senso maggiormente imprenditoriale. Non parliamo solo dei territori limitrofi, ma anche di tanti altri luoghi lungo tutto lo stivale, in Europa e non solo». A parlare in questo caso sono i ricercatori Euricse, tra i tanti che hanno potuto conoscere, studiare e valorizzare questa esperienza autenticamente utopica. Capace di forzare cioè i limiti del “fattibile” per poter rendere pensabile e praticabile ciò che sta oltre quei confini: altri mondi possibili.

Ecco perché anche Massimo Cacciari reagisce con stizza a chi gli spiega che in realtà sono tante le realtà simili a questa e che è tutto così semplice da realizzare…. Perché così non è. Non bastano leggi e decreti per realizzare modelli virtuosi di accoglienza, ciò che è necessario prima e oltre tutto il resto è proprio quello spirito utopico, quella capacità di vedere oltre, che Mimmo ci ha insegnato.

Non bastano leggi e decreti per realizzare modelli virtuosi di accoglienza. Ciò che è necessario prima e oltre tutto il resto è proprio quello spirito utopico, quella capacità di vedere oltre, che Mimmo ci ha insegnato

«Per capire la vicenda di Riace è importante rimarcare che l’avvio dei percorsi di sviluppo e inclusione è stato possibile perché alcune regole, che disciplinano la gestione dei fondi pubblici, così come i servizi economici d’interesse generale, sono state interpretate in maniera estensiva o non sono state osservate. L’obiettivo non era agire nell’illegalità. Piuttosto, l’applicazione pedissequa e fedele di tali regole costituiva spesso un ostacolo alla garanzia del benessere delle persone», prosegue quell’articolo. L’umanità prima di tutto. Ed anche una buona dose di donmilaniana “disobbedienza” che diventa virtù.

Il ritorno di Mimmo a Riace, come sindaco e consigliere europeo, corona un lungo sogno e segna un nuovo inizio. Ora nessuno potrà più frenare questa straordinaria carica utopica, così necessaria alla sopravvivenza stessa dell’Europa

Il ritorno di Mimmo a Riace, come sindaco e consigliere europeo, corona un lungo sogno e segna un nuovo inizio. Dopo l’amarezza delle più ostinate persecuzioni – giuridiche, legislative, economiche – ora nessuno potrà più frenare questa straordinaria carica utopica così necessaria alla sopravvivenza stessa dell’Europa. Che può e deve ripartire proprio da qui, da questi piccoli paesi di collina divenuti polmone di vita, di speranza, di resistenza. Dove si può ancora credere – come dicevano le mie studentesse, insieme alle quali abbiamo animato per anni preziose occasioni di dialogo e di interazione – che un altro mondo è ancora possibile, nonostante tutto.

Massimo Iiritano, docente di filosofia al liceo classico Galluppi di Catanzaro, è presidente dell’associazione Amica Sofia. Nel testo, foto dell’autore. In apertura, foto di Stefano Carofei/Sintesi


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