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Rosso, bianco e bio, così il gusto trionfa

A Vinitaly, kermesse enologica internazionale, anche molti vigneron biologici. Vini pregiati assaggiati da un gourmet del Club Papillon

di Roberto Formica

Biologico a VinItaly. Alla grande kermesse enologica veronese, che ha chiuso i battenti domenica scorsa, c’era anche del buon vino da agricoltura bio. Pochi ma buoni vigneron, di cui siamo andati alla scoperta. Come la casa vinicola Barone di Villagrande (tel. 095.7894339) che stupiva con l’ Etna Bianco Superiore 1999, un vino che nasce da uve Carricante nei vigneti siti in località Villagrande, nei pressi di Milo, e che regala sensazioni olfattive fruttate e floreali (in particolare mela e biancospino), mentre in bocca si presenta armonico e fresco. Da non perdere assolutamente, poi, il Fiore di Villagrande, un’ Etna Bianco Superiore ’99 che passa dai 6 agli 8 mesi in legno prima di affinarsi ulteriormente in bottiglia: qui prevalgono sentori di mela cotogna al naso e caldo equilibrio al palato. Altro must di questa azienda è poi la Malvasia delle Lipari, che, cresciuta sui terreni vulcanici dell’isola di Salina, entusiasma con la sua lunga persistenza in bocca ed un finale da applauso, caratterizzato da note calde e gradevoli di miele. Di Caltagirone, invece, è l’ Antica Tenuta del Nanfro (tel. 095.514825), biologica da sette anni produce vini da agricoltura bio. Tra questi meritano un assaggio ponderato l’uvaggio di Inzolia e Chardonnay, battezzato Tenuta Nanfro: il campione del 2000, di colore giallo paglierino, è intenso, fruttato, persistente e morbido, rappresentando l’accostamento ideale per un piatto di pesce della stupenda Trinacria. Mentre dal matrimonio di Frappato di Vittoria e Nero d’Avola i fratelli Lo Certo ottengono il Cerasuolo di Vittoria Tenuta Nanfro, vino di carattere, affinato per circa sei mesi in piccole botti di rovere; di colore rosso ciliegia cupo, colpisce per la complessità dei profumi, ampi e fruttati, e per l’armonia gustativa. Se queste sono le premesse per gli anni a venire del vino bio, beh, statene certi, potremo continuare a far gioire i nostri sensi. Se poi i maestri dei fornelli e i patron dei locali di tutta Italia abbracceranno la biofilosofia, né afte epizootiche, né patologie spongiformi ci toglieranno il piacere della buona tavola. Intanto una voce rassicurante arriva da una delle trattorie migliori dello stivale, “I Bologna” di Rocchetta Tanaro (tel. 0141.644600), nella campagna astigiana. Qui si risponde agli odori e alla scarsa qualità dei prodotti della grande ditribuzione con i profumi soavi e i sapori di un tempo della sua grande cucina. Un piatto su tutti? Gnocchi di patate bio conditi con un sugo di salsiccia. Dal canto suo, Edoardo Raspelli, il più temuto critico enogastronomico del Bel Paese e conduttore di Melaverde (ogni domenica alle 12,30 su Rete4), ribadisce a Vita: «Fin quando i cuochi italiani continueranno a fare la spesa al supermercato, per telefono o via Internet, ignorando i grandi tesori del proprio territorio, è inutile parlare di bio-gastronomia»


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