Sezioni

Attivismo civico & Terzo settore Cooperazione & Relazioni internazionali Economia & Impresa sociale  Education & Scuola Famiglia & Minori Leggi & Norme Media, Arte, Cultura Politica & Istituzioni Sanità & Ricerca Solidarietà & Volontariato Sostenibilità sociale e ambientale Welfare & Lavoro

Diritti umani

A Roberta Lo Bianco il Premio “Rosa Parks 2023”

di Gilda Sciortino

Una vita spesa per combattere le ingiustizie, soprattutto quelle che hanno come obiettivo i migranti, ma estese a tutti i più fragili. Un modo di essere più che di operare, quella di Roberta Lo Bianco, protagonista dell’edizione 2023 del premio dedicato da HRYO, Human Rights Youth Organization, a tutte quelle donne che hanno lasciato e lasciano il segno per battaglie in difesa dei diritti umani

«Per me c’è solo un modo di stare a questo mondo perché non tollero le disuguaglianze, le discriminazioni, la mancanza e la disparità di opportunità. Ovviamente sono molto contenta, ma mi sento anche un po’ in imbarazzo perché è come ricevere un premio per il mio modo di essere».

Per Roberta Lo Bianco, 40 anni, psicologa e socia fondatrice dell’impresa sociale "Moltivolti", un passato nella gestione di percorsi di mobilità internazionale per il CESIE, Centro studi e iniziative europeo ispirato al lavoro e alle teorie del sociologo Danilo Dolci, e di volontariato per e con giovani da tutto il mondo, il “Premio Rosa Parks”, che nell’edizione 2023 ha premiato lei, ha un grande valore in quanto “dedicato alle donne che si impegnano nel territorio senza alcun desiderio di apparire, di mostrare e dimostrare quel che fanno”.

Un premio che negli anni ha riconosciuto il valore di donne che hanno costellato la loro vita di significato, dando valore alla vita di altri. Il Premio Rosa Parks è stato assegnato: nel 2013, all’on. Rita Bernardini, per avere condotto una strenua battaglia per la depenalizzazione del reato di aborto; nel 2014, a Yodit Abraha per il suo incessante lavoro sul fenomeno migratorio; nel 2015, ad Alessandra Notarbartolo per il suo lavoro nella tutela delle donne vittime di violenza; nel 2016, a Ester Russo per il suo impegno in difesa degli ultimi; nel 2017, alla nave Aquarius, al suo equipaggio e a tutti i volontari che si sono spesi per la salvaguardia della vita umana; nel 2020, a Manuela Casamento per il sostegno dato alla comunità rom di Palermo; nel 2021, a Sabrina Drago per il suo sguardo di genere sul mondo; nel 2022, a Claudia Fauzia, attivista ed economista specializzata in studi di genere, sino ad arrivare al 2023 con Roberta Lo Bianco.

La tutela dei diritti umani, la lotta non violenta, la lotta all’esclusione sociale e all’emarginazione sono i tre aspetti su cui si fonda il “Premio Rosa Parks”, promosso da HRYO, Human Rights Youth Organization, organizzazione nata a Palermo nel 2009 ispirata dalle esperienze dei movimenti nonviolenti, dall’esperienza gandhiana a quella di Danilo Dolci, passando per il boicottaggio dei bus di Montgomery. Pensato guardando all’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus a Montgomery, il riconoscimento è sempre andati a donne che si sono distinte nel loro percorso umano e professionale in difesa dei diritti umani. Naturale, quindi, pensare quest’anno a Roberta Lo Bianco che, tra le tante sue vite, c’è anche quella di tutore legale di minori non accompagnati. Di Moltivolti, poi, realtà che sorge e opera nel cuore del centro storico, più esattamente nel popolare quartiere di Ballarò, si cura della dimensione sociale sintonizzandosi sui bisogni del territorio attraverso l’attivazione di corsi che partano dai bisogni delle persone e non viceversa.

Quanto si sente la responsabilità di un tale riconoscimento dedicato a una figurasimbo lo del movimento per i diritti civili come Rosa Parks?

«Io non la vivo come responsabilità perché cambia nulla nella mia vita, nel senso che sono e rimango quella che sono. Continuerò a esserlo nel rispetto degli spazi miei personali conquistati con fatica perché ho vissuto anni in cui la mia identità personale e lavorativa coincidevano. Il mio tempo non era solo mio, non capivo più quando lavoravo e quando no. Ho dovuto fare un grande lavoro su me stessa, anche perché ho una figlia di 10 anni che giustamente mi richiede tanta attenzione. Sono sempre molto impegnata, ma credo che sia un bene per me e per gli altri essere riuscita a mettere dei paletti per distinguere anche i livelli. È chiaro che questo premio mi onora e, in virtù di quel che dicevo prima, mi aiuta a continuare sempre più determinata sulla strada intrapresa».

Si parlava, però, anche di imbarazzo, Come mai?

«Mi imbarazza perché io non sono niente rispetto a Rosa, grande donna vittima di discriminazione, il cui gesto divenne eclatante in un momento storico per il suo Paese. So di essere privilegiata e sono anche abbastanza consapevole delle cose che faccio, dei vantaggi che ho come persona bianca che vive in Italia, che ha avuto la possibilità di studiare e di scegliere il lavoro che desiderava fare. È chiaro che mi fa piacere che abbiano pensato a me, anche se io non solo mai sola. Porto avanti tutte le battaglie insieme agli altri, non saprei farlo diversamente. Dico sempre che faccio il minimo».


La rivista dell’innovazione sociale.

Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti
e funzionalità esclusive