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Telmo Pievani: «Ecco quel meraviglioso (e provvisorio) accidente che è la vita»

di Nicla Panciera

Telmo Pievani

In scena “Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza”, epico viaggio che stupisce e persuade dell’opportunità unica che abbiamo di essere qui

È un po’ come ritenere sorpassata la musica classica, con i suoi ritmi impetuosi e quell’irrefrenabile impulso a muoversi. Forti emozioni sa suscitare anche la scienza, a lungo considerata noioso passatempo per nerd. Essa, al contrario, appassiona, intrattiene e commuove. Questo fa “Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza”, che tocca le corde profonde con musica e immagini che accompagnano la narrazione epica delle origini della vita e dei suoi meccanismi. L’opera, prodotta da Fondazione Airc, è nata grazie alla genialità artistica dei Deproducers, alle note capacità del filosofo evoluzionista Telmo Pievani e al visual artist Marino Capitanio.

Di questo esperimento riuscito abbiamo parlato con Telmo Pievani, autore dei testi e frontman, il cui ritmo sul palco contribuisce a rendere quella del Dna una storia ancora più avvincente.

Con la tappa in Calabria, il tour di «Dna» è ripartito dopo la pausa pandemica. Qual è la peculiarità di questa conferenza-spettacolo?

In primo luogo, che i brani sono nati in contemporanea alla musica, che è al servizio della scienza. Interi pomeriggi di lavoro a Milano con i Deproducers hanno portato ai nove brani inediti, uno per tema, e al testo che ho limato durante le prove. È stata una calibrazione perfetta tra linguaggi diversi: quello musicale, quello della narrazione scientifica e quello visuale, con le grafiche oniriche, eleganti e inaspettate di Capitanio.

Come reagisce il pubblico?

Un altro aspetto peculiare di «Dna» è l’effetto che suscita. In genere, agli spettacoli di scienza assiste chi è già consapevole del suo fascino. Questa volta, probabilmente complice il fatto che lo spettacolo viene proposto in contesti noti e di cui le persone si fidano, come l’Armonie d’Arte Festival, al Parco archeologico di Scolacium c’era un altro pubblico. E così i presenti inizialmente restano perplessi, li senti curiosi e attenti, quindi subentra la sorpresa e alla fine l’entusiasmo è grande.

Uno dei momenti di massima commozione è quando viene chiesto agli spettatori con una storia di cancro, propria o di un amico o familiare, di alzarsi e, a poco a poco, siamo tutti in piedi (foto sotto). Perché questo quasi inaspettato richiamo alle emozioni?

È uno dei momenti dedicati all’interazione con il pubblico; io poi proseguo rapidamente con la narrazione senza indulgere troppo. L’obiettivo è di dare un volto al cancro, che c’è ed è tra noi, e di smettere di chiamarlo il brutto male, superando pudori e rimozioni, che trascinano con sé pregiudizi e stereotipi.

Si alzi in piedi chi ha una storia di cancro
«Si alzi in piedi chi ha una storia di cancro che lo riguarda o riguarda un suo caro»

In poco meno di due ore ci accompagna dalle origini dei primi organismi unicellulari ai nostri avi e alle loro migrazioni fuori dall’Africa che portarono il genere Homo a espandersi su tutto il continente. Qual è il cardine di questa storia?

Uno dei cardini della narrazione è quello delle mutazioni genetiche, buone e cattive al contempo, motore di diversità su cui opera la selezione naturale. Le mutazioni sono spontanee e casuali, perché non istruite dall’ambiente, per quanto esso talvolta possa alterarne il tasso di frequenza; la selezione è cieca e senza direzione, per quanto non possa che partire da quello che già c’è.

Di questo generatore di errori di copiatura ancora non sappiamo tutto, non è così?

Il numero di mutazioni stimate in quanto errori di replicazione indotti da fattori esterni mutageni è inferiore a quello osservato, per questo da tempo si ipotizza l’esistenza di perturbazioni interne, l’influenza di meccanismi subatomici di natura quantistica.

Due concetti che costituiscono l’essenza del fenomeno sono caso e necessità. Perché il caso?

Il caso perché sono casuali le mutazioni del Dna, che sono le basi costitutive della biodiversità, fatte di minime variazioni e imperfezioni come cancellazioni, sostituzioni o spostamenti delle lettere che compongono il Dna. A queste mutazioni casuali si aggiungono anche quelle epigenetiche. Sarà poi l’ambiente sempre mutevole, le cosiddette pressioni selettive, a stabilire quanto una mutazione sia vantaggiosa o no per la sopravvivenza e l’adattamento dell’individuo che ne è portatore.

E la necessità?

La necessità deriva dal fatto che la selezione naturale deriva dall’ambiente e deve necessariamente partire da quanto è già presente in un organismo, e non riparte ogni volta da zero. In questo modo, si spiegano ad esempio le cosiddette strutture vestigiali, come il muscolo palmaris longus e i muscoli orripilatori, e altri relitti evolutivi.

Qualcosa che esiste e che non è più utile, pur essendolo stato un tempo. Questo esaurisce le possibilità?

Niente affatto. Ci sono poi tratti accidentali, per esempio effetti collaterali di un carattere selezionato altrove da una certa pressione selettiva. Dobbiamo ricordare che non tutto quello che c’è è stato selezionato o ha valore evolutivo. Non è escluso che lo potrà avere un giorno. È questo il fascino dell’evoluzione, della sua continua improvvisazione, il suo andare cieco senza direzione e intenzione.

Come racconta nel libro «Dna. Un codice per scrivere la vita e decifrare il cancro» tratto dallo spettacolo, la mutazione è il Giano bifronte della nostra storia. È salutare o perniciosa a seconda delle circostanze. Un tempo la si sarebbe definita Sacra, perché contiene la possibilità della vita e della morte. Cosa vuol dire?

A volte, le mutazioni portano le cellule a perdere il controllo, come nel caso del cancro. A pensarci bene, la situazione sembra andare contro la selezione naturale: cellule divenute completamente noncuranti dell’organismo di cui fanno parte proliferano senza sosta, portandolo alla morte ed estinguendosi con esso.

Una sorta di suicidio?

Che sarebbe insensato in un’ottica evolutiva. Infatti, anche qui, dobbiamo cambiare prospettiva. Quello del cancro è un ritorno all’egoismo unicellulare primordiale, un conflitto tra livelli di evoluzione. È una tendenza all’anarchia silenziata dall’organizzazione dell’organismo e che torna a comparire quando saltano le regole fino a quel momento in vigore. È qualcosa di molto profondo, un conflitto (tra gli interessi della singola cellula e della collettività dell’organismo) che si è generato 600 milioni di anni fa tra la logica più antica dell’unicellularità, che ha avuto tre miliardi e mezzo di anni di evoluzione, e quella più recente della pluricellularità.

Quella doppia elica è il filo che ci lega a tutti gli organismi viventi. Lei racconta sempre come Homo sapiens abbia iniziato a sterminarli fin da subito, eliminando per sempre molte specie con il loro corredo genetico unico.

Ricordare che la vita sulla terra è un meraviglioso (e provvisorio) accidente reso possibile dal Dna dovrebbe renderci più saggi. Abbiamo avuto una grande e irripetibile opportunità, a essere qui, e non abbiamo diritto di recidere gli altri ramoscelli dell’albero della vita.

«Dna» toccherà Assisi (domenica 27 agosto), Cagliari (sabato 2 settembre) e Fasano (venerdì 24 novembre) (per vedere l’agenda, visitare il sito di Fonazione Airc, qui). Un progetto dal quale è nato non solo il libro «Dna, un codice per scrivere la vita e decifrare il cancro», ma anche il documentario «Why me», attualmente disponibile sulla piattaforma Prime Video.

Ringraziamo il fotografo Andrea Mauro e Armonie d’Arte Festival (per vedere il programma cliccate qui) per le foto qui sotto.

Telmo Pievani «Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza»
«Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza» (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
Si alzi in piedi chi ha una storia di cancro
Si alzi in piedi chi ha una storia di cancro (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza
Dna: lo spettacolo che fa suonare la scienza (Credits: Andrea Mauro)
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