Francesco Cicchi

Quarant’anni con i tossici e dico: «Ci serve più poesia»

di Sara De Carli

Dai servizi e dalle comunità di Ama Aquilone sono passate più di 7mila persone. Nessuno di loro è utente, tutti sono ospiti. «Tre cose non possono mai mancare nel lavoro con i tossici: un libro di poesie, della buona musica e un quaderno su cui prendere appunti, cancellare e riscrivere», dice Francesco Cicchi. La storia adesso è in un libro

Tre cose non possono mai mancare, nel lavoro con i tossici: un libro di poesie, della buona musica e un quaderno su cui prendere appunti, cancellare e riscrivere. È questo l’essenziale per Francesco Cicchi, classe 1961, due figli grandi, Martina e Riccardo, fondatore e presidente della cooperativa sociale Ama Aquilone. Da oltre quarant’anni si occupa di tossicodipendenze. «Il fallimento lo viviamo tutti i giorni, quando hai a che fare con la fragilità umana ci devi fare i conti. Ad Ama Aquilone ogni anno celebriamo la giornata della nostalgia, per ricordare le persone che non ci sono più». Ma noi, aggiunge, «non lavoriamo per non fallire, noi lavoriamo per fare uscire la persona – ogni persona –  dall’invisibilità: è sempre lo sguardo dell’altro che ci permette di diventare protagonisti della nostra vita». 

Dai servizi e dalle comunità di Ama Aquilone, disseminate nella provincia di Ascoli Piceno, sono passate più di 7mila persone, non tutte con problemi di dipendenza: ogni giorno sono accolti 150 tra uomini, donne, bambini e adolescenti. Nessuno di loro è un utente, ciascuno di loro è un ospite. Che non a caso è anche il titolo del libro che Cicchi ha appena scritto, insieme ad Alessandra Morelli, per ripercorrere la storia di Ama Aquilone. C’è tutta la vita di Francesco lì dentro: «Dopo quarant’anni non puoi distinguere, faccio anche fatica a ricostruire il momento in cui “ho scelto” i tossici, anche se ricordo benissimo la prima volta, una ragazza di Milano con il suo bambino: non c’è stato alcun daimon, è stato tutto naturale. La vita mi ha portato qui, giorno dopo giorno», dice.

Uno zampino però c’è ed è quello di don Vinicio Albanesi, il fondatore della Comunità di Capodarco, che propose a un giovanissimo Francesco – laureato in pedagogia a indirizzo filosofico («da che mi ricordo, ho sempre letto filosofia e poesia, non romanzi») – di affiancare una coppia che aveva in affido alcuni bimbi rom. Nel 1983 Francesco fondò la cooperativa sociale Ama, a cui nel 1987 si unì la cooperativa Aquilone, che già si occupava di tossicodipendenza. «A quel tempo l’approccio diffuso era quello delle comunità chiuse, molto rigide, con un metodo, delle regole, i tempi scanditi. Ma l’anima non è etichettabile in un metodo, che va bene per tutti e non ha un tempo: o meglio, il tempo dell’anima è il kairos, non il cronos. Qui dentro facciamo un grandissimo lavoro tecnico, ma ogni persona ha la sua storia e il suo percorso: al centro non c’è la tossicodipendenza, ma la persona, con i suoi mondi», dice Francesco.

Non è nemmeno un “non metodo” quello di Ama Aquilone, ma l’utilizzo consapevole di tanti approcci terapeutici differenti, come racconta benissimo il libro La stanza degli ospiti, in uscita il 14 giugno per Infinito edizioni: è questo tutto la sola strada per prendersi cura della persona nella sua unicità. 

Noi non lavoriamo per non fallire, noi lavoriamo per fare uscire la persona dall’invisibilità: è sempre lo sguardo dell’altro che ci permette di diventare protagonisti della nostra vita

Francesco Cicchi

“Cura” è una parola chiave per Francesco, nel senso dell’I Care di don Milani: è la cura dello sguardo, quello «capace di vedere la bellezza che c’è nell’umano, sempre». Come pure “fragilità”, «che è qualcosa che ci accomuna tutti e che ci rende più forti», dice. «I nostri servizi sono accreditati con il sistema sanitario, nell’équipe abbiamo psichiatri, psicologi, educatori, siamo una delle pochissime realtà in Italia a sperimentare la stimolazione transcranica contro la dipendenza da sostanze… l’aspetto scientifico è importante, ma non tutto si riduce alla tecnica», sottolinea Cicchi. Ci vuole uno sguardo che vede e che porta alla luce, come una carezza, perché «la vita di un tossico non ha né ombre né luci, è tutto uguale, ogni giorno identico a se stesso, c’è solo la ricerca del benessere immediato, spinti dalla paura di stare male. Luigi Cancrini lo spiegò nel suo Quei temerari sulle macchine volanti: il tossico è un Icaro che sa benissimo di non poter volare, ma nonostante ciò cerca disperatamente di andare verso la luce. Non serve a nulla dire “se ti droghi muori”, perché il tossico non ha consapevolezza della morte. E non ce l’ha perché non ha consapevolezza del vivere: non puoi sapere cos’è la vita se non la ami, se non ti apri al suo mistero». 

1/4

Il segreto del percorso, allora, per Francesco è semplice: lo stupore. «La meraviglia, all’origine di tutto c’è quello. Imparare a dirsi la verità della vita, non una verità assoluta ma la verità interiore dell’oggi: un’emozione, un abbraccio, un affetto. Noi non cerchiamo mai di dare risposte, ma di fare in modo che ogni persona con cui camminiamo cominci a porsi delle domande. È il concetto di Leopardi e di Rilke: la domanda apre, dietro la domanda c’è sempre l’infinito», ricorda Francesco.

L’anima non è etichettabile in un metodo, che va bene per tutti e non ha un tempo. Qui dentro facciamo un grandissimo lavoro tecnico, ma ogni persona ha la sua storia e il suo percorso: al centro non c’è la tossicodipendenza, ma la persona, con i suoi mondi

Francesco Cicchi

E così, racconta, non c’è mai un’epifania in cui si capisce che una persona – in questo complesso percorso di liberazione – è giunta a un punto di svolta: «Il cambiamento è un processo quotidiano, non un istante puntiforme. È fatto di piccolezze che hanno una ritualità profonda. È la luce negli occhi di un ragazzo che vede spuntare le zucchine che ha seminato nell’orto, dopo la fatica di vangare, sarchiare, innaffiare. È l’incanto della prima madre della nostra comunità che ha potuto allattare il suo bambino, perché ha smesso appena rimasta incinta. È questa bellezza fragile dell’umano quella che salverà il mondo».

Abbiamo dedicato un’inchiesta al consumo di sostanze, in particolare da parte dei giovani, nel numero di VITA magazine “Droga, apriamo gli occhi”, pubblicato ad aprile. Francesco Cicchi è uno dei quattordici profili che abbiamo raccontato: persone che davanti a questo tema “non si voltano dall’altra parte”. Se desideri acquistare la copia cartacea di questo numero scrivi a abbonamenti@vita.it.

Il libro La stanza degli ospiti uscirà il 14 giugno e sarà presentato sabato 6 luglio all’interno di Ama Festival, organizzato a Casa Ama (Castel di Lama, contrada Collecchio, la comunità più grande e sede legale di Ama Aquilone). A presentare il libro insieme a Francesco Cicchi ci sarà Giuseppe Frangi.


Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA