Sostenibilità

L’innovazione che sostiene la marginalità sociale

Un premio per l'innovazione nell'economia sociale. Lo ha vinto la cooperativa "Rigenerazioni" che a Palermo coinvolge giovani a rischio di marginalità sociale offrendo loro occasioni di riscatto attraverso attività che vanno dalla pasticceria alla realizzazione di prodotti da forno, sino all’accoglienza turistica. Percorsi che guardano non solo alla ricaduta sociale, ma anche a quella economica che porta benefici a tutta la comunità

di Gilda Sciortino

La premiazione

Si può parlare di fragilità declinandola attraverso la sostenibilità dei progetti più innovativi?  Assolutamente si quando, a dimostrare la sostenibilità di percorsi che abbiano notevoli ricadute sia a livello sociale sia economico, è una delle realtà più prolifiche e produttive del territorio siciliano come la cooperativa sociale Rigenerazioni di Palermo. Non a caso, questa sua capacità di stare dentro e capire la marginalità, le è valsa la posizione di prestigio sul podio dell’ottava edizione del premio “Angelo Ferro”.

A promuoverlo la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la Fondazione Emanuela Zancan onlus, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e il patrocinio di CSVnet, ACRI e Forum Terzo Settore.

Per noi, parlare di strategie innovative significa prendere in carico le fragilità e offrire nuova luce alle prospettive di vita

Lucia Lauro, project manager cooperativa “Rigenerazioni”

Una realtà, “Rigenerazioni”, che nasce nel 2016 e si fa notare immediatamente per la bontà del Biscottificio “Cotti in Fragranza”, sorto all’interno dell’Istituto penale minorile “Malaspina” di Palermo. Da quel momento, è un susseguirsi di iniziative che vanno dai pasti confezionati al Bistrot Al Fresco, dal Servizio Catering alla Casa San Francesco Rooms, sino all’ultima arrivata, la Fattoria didattica Sant’Onofrio a Trabia, in provincia di Palermo.

Servizi che hanno consentito di pensare percorsi individualizzati che, attraverso contratti di lavoro e tirocini, hanno cambiato la vita di 75 tra detenuti ed ex detenuti, persone con disabilità, senza dimora, con problemi di dipendenza, infortunati sul lavoro, ragazzi che vivono in comunità per minori e migranti.

Un premio importante, significativo, anche perché dedicato a una personalità forte come Angelo Ferro, scomparso il 13 marzo del 2016, la cui carriera di imprenditore e docente universitario è sempre andata a braccetto con un impegno costante nel campo del sociale, promuovendo iniziative in campo culturale, sportivo e non solo. Numerose le attività da lui stesso realizzate per fare in modo che gli anziani potessero trasformarsi da problema a risorsa sociale.

Un premio, dunque, alla globalità di attività che prendono in carico la marginalità

«La storia della nostra cooperativa», spiega Lucia Lauro, project manager della cooperativa, «inizia dentro un carcere, quello minorile di Palermo, con il desiderio di creare innovazione sociale. Nella nostra mission, infatti, parliamo di strategie innovative, anche perché facciamo parte di una fondazione molto importante, come l’Opera don Calabria, che da tanti anni porta avanti progetti nel sociale. Eravamo, però, stanchi di aspettare che dallo Stato arrivassero i fondi necessari a risolvere i problemi di alcuni nostri ragazzi, di categorie che non sempre finiscono nell’agenda politica. Da li abbiamo deciso di sperimentarci come imprenditori e il premio che abbiamo ricevuto ci ha dato la spinta a raccontare questo aspetto della nostra cooperativa, nata non per fare assistenza ma per lavorare sul mercato».

Il reinserimento lavorativo alla base di tutto

«Diamo lavoro ai giovani che provengono da contesti di marginalità. Lo facciamo sia in piccolo dentro il carcere minorile di Palermo, ma anche fuori, per esempio nel ristorante “Al Fresco”, di fronte la Cattedrale di Palermo, in pieno centro storico, dove facciamo 130 coperti al giorno. L’innovazione sta nel fatto che la maggior parte dei ragazzi viene da contesti di disagio e, a differenza di quel che accade in tanti progetti simili al nostro o nei luoghi di lavoro, li assumiamo a tempo indeterminato».

Una scelta ben precisa che rifugge i grandi volumi

«Invece di offrire piccoli percorsi di formazione, che poi si interrompono non lasciando niente a nessuno, invece di fare grandi numeri, preferiamo costruire percorsi fondamentali nella vita delle persone. Oggi abbiamo 22 dipendenti, 17 dei quali sono ragazzi a rischio e solo 5 i formatori perché non possiamo e non vogliamo riprodurre modelli in cui gli operatori costituiscono la maggioranza. Dal 2016 a oggi il 65 percento dei ragazzi passati da noi, se non lavora ancora nelle nostre strutture, è rimasto nel campo della ristorazione e dell’accoglienza turistica».

Ascolto del territorio, inclusione e sostenibilità le parole chiave di un modello che funziona

«Bisogna parlare con le persone per capire di cosa hanno bisogno. Un modello sostenibile», conclude Lauro, «è un modello che parla di qualità perché non è detto che, quando parliamo di sociale e di marginalità, dobbiamo parlare di tristezza e non di cose belle».

Le foto sono state fornite dall’ufficio stampa della cooperativa “Rigenerazioni”