Dipendenze

L’operatore che aiuta chi si droga a riaccendere la scintilla della speranza

I giovani cadono preda nelle droghe soprattutto quando si sentono soli. Per squarciare il velo ed entrare in un mondo di dolore e abbandono servono operatori che provengono da analoghe esperienze, giovani che hanno varcato quel limite tra la vita e la morte che li fa spingere sempre oltre. Ce ne parla un operatore di territorio come Cristian che ha saputo rompere con il passato

di Gilda Sciortino

Ha un incedere lento Cristian, come quello che appartiene a chi vuole capire bene che direzione prendere, ma anche a chi è consapevole delle conseguenze che ci possono essere se imbocchi quella sbagliata. Oggi, nella sua vita non c’è più spazio per la disattenzione. Ma soprattutto non ce n’è più per qualunque genere di droga.

Gli occhi che guardano i piedi, come a volere intimare al destro di stare attento a non intralciare il passo del sinistro, Cristian sa molto bene che porta con sé un bagaglio ingombrante. Ecco perché si può affermare che non è un ragazzo come gli altri. Non lo è Cristian perchè il suo presente non è quello di tanti altri ragazzi che si possono incontrare per strada o anche trovare tra le proprie amicizie, quelloi che hanno incontrato la droga perchè si sentono profondamente soli. Soprattutto, a differenza di tanti altri, Cristian sa bene quel che non vuole più.

Guardare i miei nipoti negli occhi e capire che li stavo perdendo mi ha dato la forza per smettere

Cristian, operatore

Per 14 anni ha fatto uso di qualunque genere di sostanza stupefacente; sicuramente un’eternità, ma per lui, allo stesso tempo, come se fosse accaduto solo ieri. Oggi, però, può e lo vuole raccontare perché ne è uscito da 4 anni. Lo fa come operatore su uno dei camper che in città fanno riduzione del danno e prevenzione, intercettando e provando ad aiutare chi ancora fa quella che era la sua vita di pochi anni fa. Con i ragazzi che fanno uso di droga, Cristian sa toccare i tasti giusti.

«Quando ne fai uso per cosi tanto tempo – racconta mentre si ferma per fumare una sigaretta tra un giro e l’altro – non c’è dubbio che il segno ti rimane. L’unico vantaggio è che, quando sei un operatore e scendi in strada, parli la lingua di questi ragazzi. Non puoi mentire. Hai fatto la loro stessa vita e lo capiscono subito. Cerco di portare la mia esperienza dicendo loro che ne possono venire fuori. Dico, però, anche che devono fare i conti con il fatto che nessuno ridarà mai loro il tempo perduto».

Con i giovani che incontrate è fondamentale toccare i tasti giusti. Come si svolge il tuo lavoro?

Innanzitutto ci rechiamo nei posti in cui sappiamo che ci possono essere ragazzi che stanno facendo uso, per esempio le Scale, qui a Ballarò, e nei momenti in cui siamo lì chiediamo loro come va, se hanno bisogno di qualcosa. Abbiamo un ruolo di facilitatori, anche perché conosciamo bene i pensieri che si muovono nella loro mente. Sappiamo anche molto bene quando non siamo graditi perché magari stanno facendo uso di qualche sostanza o l’hanno appena assunta. In questi casi, ti possono chiedere di allontanarti. A differenza di quel che si vuole far pensare, avviene tutto in maniera abbastanza amichevole perché vedono anche il nostro interesse nei loro confronti.

Tu dici che è fondamentalmente la solitudine a fare sperimentare di tutto e di più ai ragazzi…

Potrei banalmente dire che siamo tutti soli a questo mondo, ma è verissimo. Ecco perchè dico che il nostro ruolo è anche quello di farli sentire accolti, non reietti della società. Grazie a questo approccio, per nulla invasivo, li informiamo sul lavoro che svolgono i camper e, piano piano, ne arriva uno, un altro passa dopo qualche giorno. Dipende sempre dal loro stato d’animo, dalle giornate più o meno negative che stanno vivendo. Prima o poi si sono avvicinati un po’ tutti a chiedere che so, che tipo di aiuto riusciamo dare loro, se ci sono centri in cui andare per uscire dalla dipendenza da droga. Fondamentale il fatto che possano trovare qualcuno che parli la loro lingua.

Stare su un camper o fare le cosiddette ronde. Cosa risulta più utile?

Muoversi o stare in attesa sono ovviamente due cose diverse perché sul camper, per esempio, forniamo materiale sterile. Stare in giro è utile perché ci sono ragazzi che non sanno dell’esistenza del camper, quindi facciamo un aggancio ex novo.  Ci muoviamo all’interno del mercato di Ballarò, anche nei vicoli di Via Vittorio Emanuele, nei pressi del Malox, un locale vicino la Cattedrale di Palermo, dove i ragazzi amano incontrarsi. La zona è il centro storico dove ci sono anche le scuole, che non dimentichiamo assolutamente. Sono i luoghi in cui la droga circola più di quanto non si immagini.

Parli di scuola. Si dice che l’età di chi consuma si è abbassata notevolmente. Tu come hai  iniziato?

Intanto sfatiamo il mito che si comincia perché hai problemi in famiglia o anche quello che, dalla canna, passi sicuramente ad altro. C’è chi comincia perché non ha nulla, ma anche chi ha troppo; è  tutto molto soggettivo. Il mio è stato assolutamente un caso perché ero con delle persone che la stavano usando e ho chiesto io di provarla: un tiro di cocaina, che però non mi è piaciuta molto.

Dopo qualche mese ho provato l’eroina perché volevo fare quest’altra esperienza ed eccomi totalmente dentro. La seduzione della sostanza è enorme, non lo capisci subito. Non parliamo poi del crack, una droga che ti rovina del tutto la vita.

In che senso?

All’inizio va tutto bene, ti senti onnipotente, con i superpoteri, sei convinto di potere fare tutto. Poi questa follia ti passa, ma dipende sempre da quanto uso fai. Se lavori, per esempio, non è così semplice nel lungo tempo. Io, per esempio, mantenevo due vite parallele; poi, però, la droga prende il sopravvento. C’è chi ha il crollo molto veloce e chi dopo anni.  

Dipende anche da quanto fragile sei perchè è una questione psicologica. La prima cosa che colpisce, infatti, è il cervello. Con l’eroina stai bene, ti rilassa, molti si addormentano, hai quel momento di stacco mentale in cui ti isoli dal mondo. La cocaina, invece, ti dà quella sensazione energetica di onnipotenza che ti fa credere che puoi fare di tutto, ma è fondamentalmente questione di minuti. Con il crack ancora di meno. In aggiunta, ti porta un’astinenza immediata e, dopo la prima dose, ha una sensazione di bisogno continuo. Il crack ha ormai preso il sopravvento per esempio rispetto all’eroina, anche in virtù dei suoi costi bassissimi: tra i 5 e i 10 euro una bustina.

Cosa è successo per farti cambiare strada?

Che stavo perdendo tutto.  Frequentavo l’istituto Alberghiero che lasciai per problemi familiari. Mi sono riscritto a scuola privata e ho preso il diploma di ragioniere, ma mi veniva tutto molto difficile perché era il periodo in cui ero nel fior fiore della dipendenza. Ho perso anche il lavoro e tante altre cose, per esempio  la casa e piano piano tanto altro. Ma quello che ha cominciato a farmi pensare è stata la famiglia, l’allontanamento dei miei genitori e dai parenti, primi tra tutti i miei nipoti. Fortunatamente, nella fase finale della dipendenza, è arrivato il gruppo di mutuo aiuto “Awakening” che un’amica di allora, Benedetta, decise di fondare per uscire anche lei dalla dipendenza. Una delle mie ancore di salvezza.

Quanto è difficile smettere?

Se non hai la volontà, difficilmente ne esci. Devi volerlo profondamente. Come dicevo prima, ho chiuso con le droghe quattro anni fa, ma quei 14 anni non me li restituirà nessuno. Lo dico sempre ai ragazzi che incontro.  Parlo anche della bellezza di essere passato dalla parte di chi fa una scelta.

Ma, rispetto alla società ,cosa fa stare più male?

I tanti pregiudizi che hanno le persone quando scoprono che sei un ex tossicodipendente. Anche da questo dipende la percezione di se stessi che si ha a causa dello sguardo degli altri. Un pregiudizio che rende difficile l’inserimento.

La mia risposta , quando incontro questo genere di persone, è che a ognuno va data una possibilità. Tutti possiamo cadere, ma ci si può rialzare. Se, però, sei fragile, puoi perdere fiducia in te stesso e vanificare ogni sforzo.

Ma cosa dici a quei ragazzi che incontri e ti chiedono come hai fatto a uscirne?

Racconto la mia esperienza, ma dico loro che tra il dire e il fare ne passa di acqua sotto i ponti. Dico che è una strada tutta in salita. Magari pensano che sia più facile e le mie parole scoraggiano. È, però, certo che, se parli con chiunque di loro, scopri che sono stanchi e vorrebbero cambiare vita. Bisogna che trovino dentro di loro quella scintilla che accende il fuoco del riscatto.

Qual è stata la tua personale scintilla?

Il desiderio di abbracciare i miei nipoti. Ne ho uno di 11 e un’altra di 6 anni, Praticamente il più grande non me lo sono vissuto nella fase della sua crescita. La voglia di stare con loro mi ha dato la vera forza di smettere. La piccola non sa ovviamente quello che facevo, ma solo che lo zio stava male. Con i miei genitori e le mie sorelle sono riuscito a recuperare il rapporto e oggi sono orgoglioso di me stesso.  

Racconterai un giorno qualcosa ai tuoi nipoti?

Penso di si, ma per metterli in allerta. Voglio dire loro che stavo buttando via la mia vita e che, invece, l’ho ripresa in mano. Lo farò anche perchè, prima o poi, si dovranno confrontare con questo tema. Voglio potere dire loro che ci si droga anche se hai la famiglia più amorevole del mondo. La droga si insinua nel vuoto che hai nell’animo, senza una vera causa scatenante. Spiegherò loro, però, che non si è soli se si ha il coraggio di chiedere aiuto soprattutto a chi ci è vicino e ci vuole bene.

Foto di Gilda Sciortino